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Perchè difendo Walter

Aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Grazie Roma

Aprile 28

Il titolo è un pò aggressivo, ma i tempi lo richiedono. Non se ne può più di sentire analisi sciocche su un voto forte e chiaro come un terremoto. E’ necessario ringraziare gli elettori di Roma perchè hanno fatto piazza pulita come il vento delle banalità. Il risultato di Roma ha suggellato una tornata elettorale storica come il 18 aprile 1948. Lì si voltò pagina dal dopoguerra, iniziò la seconda metà del secolo. Oggi gli italiani hanno mostrato la volontà definitiva di uscire dal novecento, dalle sue ideologie, i suoi schemi, i suoi partiti. E’ crollato tuto in 15 giorni, altro che analisi del voto leghista e dei problemi del Nord. In Italia con almeno 10 anni di ritardo si è manifestata la stesa tendenza che ha scosso da molti anni l’intera Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Ci abbiamo messo più tempo degli altri perchè abbiamo maggiori incrostazioni, ma adesso cambia davvero tutto. Chi ha parlato in questi giorni dell’importanza di Bossi, spieghi adesso cosa è successo nella Capitale. A Roma da 15 anni ha governato la città il medesimo sistema di potere, sembrava intoccabile. E’ andato giù come le Mura di Gerico. E il tonfo di Rutelli può diventare una valanga anche per Veltroni. Anche in questo caso, abbiamo sentito analisi ridicole. La sicurezza non è un qualsiasi tema che possa essere più o meno strumentalizzato. Come ha spiegato Giampaolo Pansa, l’insicurezza è il sentimento più diffuso nella popolazione italiana. Piaccia o no, è la prova del nove per la nuova classe politica. Ma neppure il tema della sicurezza, caro Rutelli, basta a spiegare perchè tanti elettori democratici non sono andatii a votare al secondo turno. Oppure, perchè tantissimi hanno fatto segretamente il tifo per Alemanno, sognando di vedere al tappeto Veltroni. Probabilmente Walter non lo merita, ma andatelo a spiegare a Prodi, che non è ancora convinto di avere raccolto un plebiscito negativo sul suo governo. E Veltroni, dopo averlo praticamente ammesso in pubblico, che fa’ ? Candida al suo posto in Campidoglio il vicepresidente di Prodi, Francesco Rutelli, che si presenta con una coalizione estesa a quegli stessi alleati che il PD aveva scartato addossandogli tutte le colpe del mondo? Ma allora pensano davvero che i romani siano peggio di come li dipinge Bossi:  metà furbastri e metà cretini. Se, dopo le elezioni politiche, i grandi analisti di regime hanno selezionato l’elettore leghista come un elettore ignoto capace di capovolgere sondaggi addomesticati, allora  indichiamo noi una categoria di elettori noti, che certamente hanno contribuito al risultato i Roma. I tassisti romani si sono comportati come una falange macedone. In tempi di assenza dei partiti, il porta a porta che le televisioni descrivono nei paesi della Padania, nelle strade della Capitale lo hanno fatto loro. Sportello a sportello, hanno parlato con migliaia di romani. ” Di questi- dicevano - non se ne può più. Dopo Veltroni, torma Rutelli. Comandano sempre gli stessi” . Sembrerà  una sciocchezza, ma è andata proprio come dicevano loro. Non è strano. In tutta Italia era già andata come dicevano altri esattamente uguali contro Visco e le sue tasse. Adesso si riparte, speriamo senza accantonare le riforme e senza più analisi di comodo.

APPUNTI ELETTORALI/2. C’E’ VAFFA E VAFFA

Aprile 17

Se non l’avete letto, ve lo racconto io. Lo ha scritto il  Giornale , in un articolo da Napoli firmato da Carmine Spadafora. Durante le elezioni che hanno travolto la maggioranza di Prodi ed hanno capovolto il voto in Campania, il governatore Bassolino ha fatto approvare in Giunta una delibera per finanziare con 295 mila euro più Iva un suo blog, www. Antoniobassolino. it. Andate a vedere il titolo di apertura. ” In Campania il PD è cresciuto”. Sembra Scherzi a parte, invece è tutto vero, soprattutto i soldi del contribuente, spesi per “potenziare l’informazione per cittadini e imprese”. Bassolino è senza vergogna e non ha la minima intenzione di prendere atto della bocciatura da parte dell’elettorato. A questo punto, se si volesse esagerare,sarebbe giusto dar vita a Comitati di salute pubblica, per la rimozione delle scorie a rischio e chiedere al Commissario De Gennaro di prendere la testa di truppe scelte e marciare sulla Regione. Per non esagerare, basterebbe che ci fosse al Quirinale un Presidente capace di intervenire, visto il polverone sollevato dopo la condanna di Cuffaro. Ma, poichè la politica è l’arte del possibile, è perfino probabile che il partito di Cuffaro e Casini appoggi nel ballottaggio a Roma Rutelli, sostenuto da quanti hanno guidato il linciaggio. Lasciamoli fare ed occupiamoci di cose più concrete. Per esempio di “Vaffa”. E’ un ottimo segnale che la settimana sia stata occupata da quello reale ( e motivato ) di Totti, piuttosto da da quello virtuale del comico Grillo. Cosa farà Beppe il 25 Aprile, ora che tutte le sue previsioni e mobilitazioni si sono rivelate puro fumo? Aveva invitato a non votare, sostenendo che sono tutti d’accordo e che gli eletti in Parlamento erano già decisi a tavolino da un sistema elettorale truffaldino. Alla faccia! Lo spieghi adesso a Pecoraro Scanio ( che ha difeso fino al’ultimo). La verità è che l’antipolitica di Grillo è tra i grandi sconfitti delle elezioni. Mentre lui predicava demagogia per vendere Cd, tentando di scoraggiare il voto, La Lega ha fatto pesare il voto di milioni di italiani davvero stanchi della politica, che condizioneranno le decisioni del governo in modo infinitamente più costruttivo. Si può cambiare, se si rimane ancorati alla realtà.I parolai, invece non combinano nulla. Come quella sinistra sedicente comunista i cui dirigenti vivono da anni in cattività nei salotti chic, molto lontani dalle periferie e dai luoghi di lavoro. O come i parrucconi dei più grandi giornali, che non avevano previsto neppure per sbaglio come si sarebbe comportato al voto il popolo italiano. Domenica mattina Eugenio Scalfari sentiva l’arrivo della primavera,che avrebbe rovesciato Berlusconi e potato Veltroni almeno al pareggio. Il Direttore Ezio Mauro, non contento di aver condotto una campagna autolesionista e iperschierata, commentava l’esito del voto in modo tale da non dare alla sinistra speranze di rimonta per i prossimi diecia anni. Fuori dalla realtà, come il gruppo dirigente del Corriere, che tifava per il pareggio e dava per sicura la rimonta del PD. Ma dove vivono? Con chi parlano e, sopratutto, chi ascoltano? In questi giorni hanno trovato una nuova chiave: il pericolo Bossi. Almeno per occultare la notizia, che meriterebbe un commento più ampio, dello scontro che ha portato alle dimissioni di Prodi anche dalla presidenza del PD. Meno di due anni fa, Mieli spese la sua firma per chiedere ai lettori di avere fiducia nell’uomo e nella sua maggioranza. Almeno adesso poteva chiedere scusa in TV, prima di voltare pagina. Veltroni ha già i suoi consiglieri e non pretendiamo che ci ascolti, ma dia retta: anche per fare l’opposizione, si liberi dei parrucconi, degli opinionisti ciechi e sordi, dei travagli, dei di pietro. L’Italia cambierà per effetto del voto, può cambiare anche più rapidamente col suo aiuto.

Sul blog Presa Diretta trovate il video “Beppe Grillo is burning”. Non perdetevelo.   

Appunti elettorali (qualcuno liberi quei cuccioli).

Aprile 15

Il risultato elettorale non è cosa da commentare superficialmente. L’Italia politica è cambiata più in un mese che negli ultimi dieci anni. Primo: si parla da anni di semplificazione del sistema, di superare il frazionamento dei partiti e il risultato è emerso spontaneamente dalle urne. La riforma elettorale l’hanno fatta gli elettori, al Parlamento non resta che consolidarla. Secondo: si invoca la fine delle ideologie e una politica basata sui programmi concreti. Anche in questo caso, il risultato è evidente. La Lega, partito interclassista, prende voti operai e popolari in zone e quartieri dove si frantuma il dominio storico della sinistra. Sui posti di lavoro i sindacati non condizionano più le scelte elettorali. Il Pdl vince perchè Berlusconi intercetta la domanda di concretezza degli elettori. Il PD rastrella tutti i voti dell’opposizione perchè Veltroni ha impresso una svolta forte e propone anche lui un unico partito. A caldo, dicono che la Lega condizionerà il governo. A mente fredda, si capisce che i maggiori problemi li avrà come sempre chi ha perso. Perchè l’intera sinistra radicale rilancerà le lotte sociali e metterà in difficoltà proprio la politica moderata del Pd. E nel partito di Veltroni i cattolici cercheranno spazio, anche a costo di riaprire il dialogo con la sopravvissuta UDC. Guai per Walter, che resta il migliore dei suoi, se saprà tenere a bada gli avversari interni. Terzo: svolta storica per la sinistra comunista, che scompare dal Parlamento. Non ci sono più nelle istituzioni partiti con la falce e il martello. Qualcuno teme che ciò porterà di nuovo un’ondata di violenza. Io penso invece che il processo era già avvenuto nel resto dell’Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino. Vent’anni dopo avviene in Italia. Con grande ritardo, è finito il Novecento. Destra e sinistra restano, svastiche e falci e martelli scompaiono. Era ora. Quarto: La Destra torna volontariamente in un ghetto e non è un bene per la democrazia. Da giorni tutti inneggiano alla Santanchè, che si pavoneggia dal salotto di casa sventolando 800 mila elettori nostalgici e coerenti. Nessuno le spiega che è un grave errore politico riportare dentro le riserve quei voti che erano stati sdoganati al gioco democratico. Lo dovrebbe capire Storace, che ha vissuto il Msi di Almirante e Fini e poi AN. Una destra pura e dura, ma ininfluente non serve. Esattamente come la sinistra. E’ un anacronismo, che porta rischi di regressione all’interno. La Santanchè è indifferente: a lei basta e avanza il ruolo di primadonna. In politica, è come Crudelia Demon nella Carica dei 101: tiene in ostaggio i suoi elettori come i cuccioli di dalmata. Storace e Buontempo dovrebbero rimetterli in libertà e in gioco. A cominciare dalla corsa per il Comune di Roma. Aspetto di leggere i vostri appunti. Fate con comodo e senza insulti.

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

Lo Specchietto

Marzo 11

Lui, Giuseppe Ciarrapico, è lo specchietto. E voi, amici di blog, siete le allodole. Cantate, cantate, ma almeno lasciate perdere insulti e volgarità, tanto non ne vale la pena. Riassumendo, fa scandalo l’intervista su Repubblica di Giuseppe Ciarrapico, con le sue idee di sempre. E’ lo stesso Ciarrapico che un anno fa, il 14 marzo 2007, era al Teatro Eliseo di Roma ad un raduno del Partito Democratico ad annunciare la sua conversione a sinistra? Era sempre lui. Era lo stesso che definì Bettini, braccio destro di Veltroni ” uno dei politici italiani più intelligenti e capaci”. Era lui e aveva anche ragione, in quella circostanza. Ma allora non era fascista? Intendiamoci: fascista per storia e fedeltà Peppino lo è sempre stato, però da almeno 30 anni si può dire che ha lavorato per tanti democratici che ha fatto dimenticare le sue origini. Non le ha mai rinnegate, in verità, però se l’intervistatore gli avesse chiesto chi è stato più grande politico tra Mussolini ed Andreotti, scommetto un anno di stipendio che avrebbe risposto Andreotti. Più di 30 anni è stato amico fedele di Andreotti, mentre il fascismo lo ha vissuto da ragazzo, come il primo amore. E la cosa più comica, che tutti fanno finta di dimenticare e molti tra i miei amici di blog proprio non sanno è che , da uomo di fiducia di Andreotti, fu proprio Ciarrapico a “salvare” La Repubblica di Scalfari, Caracciolo e De Benedetti dalle mani di Berlusconi. Sì, perchè il Cavaliere aveva comprato, all’inizio degli anni ‘90 la maggioranza della Mondadori e lì dentro c’era anche il controllo di Repubblica e dei quotidiani locali. Era stato il mezzo con il quale De Benedetti aveva dato al scalata alle propietà di Scalfari e Caracciolo. Poichè la legge proibiva a chi posside televisioni la proprietà dei quotidiani, ci voleva un intervento del governo per sanare la questione. E il principe Caracciolo, progressista ma sempre nobile, chiese ad Andreotti di nominare come mediatore il suo vecchio amico Giuseppe Ciarrapico. Chi, il fascista dell’intervista? Sempre lui, onnipresente e superefficiente. Fu l’unico capace di mettere d’accordo per un momento De Benedetti e Berlusconi. Stabilì le spartizioni ed i conguagli. Berlusconi pagò la quota Mondadori a peso d’oro e, epr un breve periodo, Gianni Letta entrò perfino nel Consiglio d’Amministrazione di Repubblica e Finegil. Non ci credete? Prendete gli atti del processo sul Lodo Mondadori e rileggete le deposizioni dell’inventore del Lodo, Giuseppe Ciarrapico. L’orrendo fascista? Ma va là, Scalfari, Caracciolo, Ezio Mauro: fate ridere chi ha vissuto quegli anni . Fatela finita con questo teatro che serve ad eccitare i più sciocchi e deboli di memoria. A meno che….. E se l’abile e diabolico Peppino avesse chiesto e concordato la campagna sul suo passato fascista, per togliere elettori nostalgici a Storace? Io personalmente non mi stupirei, perchè l’uomo è certamente un grande comunicatore. Detto questo, cari amici che già scrivete fiumi di insulti, risparmiate le parole e state sereni, perchè i problemi del Paese sono tanti. Se però volete scrivere, rispondete a questa domanda: perchè Antonio Bassolino, ras della Campania, è un intoccabile?

Il Supermarket

Marzo 5

Esplode la protesta di Pannella. E Veltroni scopre che i radicali non sono soprammobili. Il Pd ha esagerato con le liste. C’è dentro il finto imprenditore, che però vorrebbe lasciare a casa Visco, applaude a Mastella e fa arrabbiare Prodi e Parisi, che minaccia di ritirare la sua candidatura. Ci sono la finta precaria del Sud col lavoro a tempo indeterminato, la finta infermiera nel Veneto che non va a lavorare da 6 anni, la figlia dell’ex ministro Cardinale che non è più candidabile, ai sensi di un finto regolamento che in casi come quello di Pardi, viene aggirato ricorrendo alla lista Di Pietro. E ci sono i finti portavoce di Prodi, segretarie e consiglieri di ministri uscenti. Nel Supermarket di Veltroni c’è un pò di tutto. Tranne Bassolino, che è talmente potente da pretendere ed ottenere dal Pd ciò che vuole. Per esempio, la candidatura della moglie e di D’Alema in Campania, capolista a copertura sua e del fedelissimo neoassessore Velardi. Bassolino parla come un ras, minaccia di rifare il Sindaco, quando deciderà di abbandonare la poltrona di Governatore, si sente onnipotente e forse lo è davvero: che favori inconfessabili avrà fatto al suo partito o all’establishment di sinistra? Lo scopriremo, prima o poi, e Veltroni cadrà dal pero.Intanto, si è accorto che i radicali, abituati a scioperi di fame e sete, non sono comestibili come altri. Risponde a Pannella: “non siamo un tram”, ma Marco rende noti gli accordi scritti sui nove parlamentari garantiti.Un inferno, la lista del Partito “nuovo”. Mogli, figli, parenti, neanche fosse una lista della vecchissima DC. Rimane solo un’arma segreta a Walter: sfoderare l’endorsment al contrario del direttore del Corriere della Sera. Memore della fine di Prodi, Paolo Mieli questa volta scende in campo con un’intervista a Libero, il quotidiano di Feltri. “il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio” ,è il titolo. Roba da toccarsi, tanto più che mentre il direttore fa outing, rivelando una preferenza per Silvio, il suo giornale da due settimane almeno, è smaccatamente schierato con Walter. E cavalca chiunque possa infastidire il Popolo delle Libertà.

L’utile idiota

Febbraio 19

Attenzione a questa copertina di Newsweek: è l’Italia, rappresentata da uno dei magazine più famosi e letti nel mondo. Quella spazzatura nelle strada di Caserta ci rappresenta come emblema “del disastro politico ed economico di un paese che si faceva amare”. Di chi è la colpa?? Di tutti gli italiani, quindi di nessuno. Siamo tutti rappresentati allo stesso modo. Attenzione, perchè questa campagna lettorale, all’insegna del fair play sta cominciando già a puzzare di marcio.Se sbaglio, sarò felice di essere smentito. Ma ho tanto l’impressione di aver finalmente capito il ruolo che il Partito Democratico ha escogitato per D Pietro. Con il riformismo di Veltroni, non c’azzecca. Con la Giustizia giusta, è agli antipodi. Però può essere utile per dire quelle cose vecchissime che il “nuovo” partito non può dire, per non sporcarsi le mani. La prima è un disastro: togliere due reti a Mediaset equivale a annunciare la distruzione di un’azienda sana, uno dei pochi modelli competitivi a livello internazionale. Si possono annunciare licenziamenti e devastazioni in un partito che si propone come portatore di un nuovo sviluppo.? Impensabile che Di Pietro lo abbia fatto senza interpretare almeno i sentimenti profondi di una larga fetta del PD , anche volendo escludere il segretario. Secondo un’interpretazione raffinata, nel gioco delle parti interno a Di Pietro tocca il ruolo di spostare il dibattito in campagna elettorale su vecchi temi, per evitare chje si parli troppo dei problemi eali. E qui torniamo alla micidiale copertina di Newsweek. Quella spazzatura non è di tutti gli italiani. Ha responsabilità ben precise. Antonio Bassolino governa da 16 anni la Campania come uno Zar, in un paese dove, tranne Berlusconi, Formigoni e Galan, nessuno governa più di 3 anni. Un potere assoluto, che ha toccato l’apice con il governo Prodi al vertice del Paese. Questi uomini sono esponenti di spicco del partito di Veltroni e Di Pietro. Ecco perchè siparla di elevisione, piuttosto che di monnezza, crisi economica, tasse, mancanza di sicurezza. Cioè i temi che hanno diviso la sinistra al potere dalla grandissima maggioranza del Paese. Altro che qualunquismo di Fiorello. La strappi lui la scheda, chi subisce i anni quotidiani degli errori di Prodi, Visco, Bassolino, D’Alema, Amato, ha il diritto e il dovere di votare, per cambiare. P.S. Accettiamo di essere parzialmente smentiti da Veltroni, che finora si è mostrato leale, però la sua distanza da Di Pietro deve essere netta e reale, altrimenti l’evidenza del gioco delle parti è sotto i nostri occhi.

Che c’azzecca?

Febbraio 14

Siamo in piena campagna elettorale. E i Veltrusconi si comportano benissimo, come avevano promesso. La strana coppia marcia separata sui programmi di governo, ma persegue con determinazione l’obiettivo di cambiare assieme le regole dopo le elezioni, qualunque sia il risultato elettorale. Anzi, già ora danno qualche segnale importante. Per la verità, Veltroni ha ceduto terreno a Di Pietro, che ci azzecca poco con un programma riformista. Specialmente sulla giustizia, infatti, molte sarebbero le cose da modificare. Per chi non avesse capito bene, dopo il caso Mastella che ha fatto cadere Prodi, sono successi fatti ancora più gravi. Basta chiedersi: ma la magistratura napoletana, con tutta la criminalità organizzata che c’è e i reati evidenti collegati all’emergenza spazzatura, perchè si occupa dell’inchiesta su Vallettopoli ( filone intercettazioni Berlusconi-Saccà) e adesso delle interruzioni di gravidanza? L’ultimo episodio della polizia mandata in ospedale ad interrogare una donna fa rabbrividire. E non tanto per il merito fin troppo evidente, ma per il metodo, che dimostra una magistratura che dall’autonomia è già scivolata sul crinale dell’irresponsabilità. C’è chi pensa che questi magistrati, cosi superficialmente assatanati di carriera potrebbero risanare l’Italia? Di Pietro lo dice  senza tregua, ma il PD non può seguirlo su questo terreno. Dunque, Di Pitro  nella lista è una prova di debolezza. Magari ce ne saranno altre in queste ore, da tutte e due le parti, ma la sostanza non cambia. Berlusconi vuole voltare pagina per l’Italia e Veltroni vuole cambiare radicalmente la politica, a cominciare da quella a lui vicina. Bene, si annunciano elezioni importanti. 

Si Vota. Ma Veltrusconi tornerà

Febbraio 5

E’ finito. Il tentativo di Marini è andato a vuoto. Non per l’oltranzismo di chi vuole votare, come si sono lanciati a scrivere molti giornali, ma perchè non esisteva una maggioranza significativa a favore della riforma della legge elettorale. Era evidente già durante la crisi di Prodi. Ciò che si vorrebbe cambiare è il potere di veto delle forze di coalizione sui partiti maggiori. E proprio questo non vuole la miriade di piccole forze.Meglio andare a votare con la vecchia legge, pensano tutti coloro che rischiano di essere tagliati fuori da un accordo sulle regole tra Berlusconi e Veltroni. Ma non è stato inutile il tempo dalla caduta di Prodi ad oggi. Alcuni passi significativi sono stati fatti e anche dopo la battaglia elettorale torneranno fuori i temi della costituente e di un accordo tra le due forze maggiori, Forza Italia e Partito Democratico, per modificare le regole. Berlusconi negli ultimi giorni ha reso nota la sua utopia: un accordo su 15 punti da realizzare con una grande coalizione, per rimettere in riga e rilanciare il Paese. Veltroni non ha potuto aderire e neppure consentire pubblicamente, ma è chiaro che ha intenzione di riprendere il dialogo dopo le elezioni. E’ la strada migliore per tutti e due, se non vorranno sancire per sempre che nessuna coalizione potrà mai governare, per il ricatto di piccolissimi gruppi di parlamentari in cerca di favori. Adesso che le vicende della spazzatura in Campania e della Tav hanno mostrato bene i danni che lo strapotere egoista di pochi può provocare a tutti quando si intreccia con gli interessi , è proprio il momento di voltare pagina ed allinearsi alle scelte degli altri paesi europei. Sono convinto che il dialogo tra Berlusconi e Veltroni riprenderà dopo le lezioni, alle quali parteciperanno certamente distinti e contrapposti, ma probabilmente senza eccessi belluini. Gli elettorati dei due partiti principali non si sono scandalizzati eccessivamente per le proposte di accordo che hanno sentito avanzare. Piuttosto si sono scandalizzati gli altri, quelli che temono di perdere rendite di posizione. Queste forze torneranno alla carica e , mentre nel centrodestra sarà più semplice per Berlusconi governare la coalizione, sarà Veltroni a rischiare di più. Eppure, proprio da lui dovranno coraggiosamente ripartire i segnali a fine aprile, quando di riforme e di programma d’emergenza si dovrà decidere in fretta.