Perchè difendo Walter
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Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.






Esplode la protesta di Pannella. E Veltroni scopre che i radicali non sono soprammobili. Il Pd ha esagerato con le liste. C’è dentro il finto imprenditore, che però vorrebbe lasciare a casa Visco, applaude a Mastella e fa arrabbiare Prodi e Parisi, che minaccia di ritirare la sua candidatura. Ci sono la finta precaria del Sud col lavoro a tempo indeterminato, la finta infermiera nel Veneto che non va a lavorare da 6 anni, la figlia dell’ex ministro Cardinale che non è più candidabile, ai sensi di un finto regolamento che in casi come quello di Pardi, viene aggirato ricorrendo alla lista Di Pietro. E ci sono i finti portavoce di Prodi, segretarie e consiglieri di ministri uscenti. Nel Supermarket di Veltroni c’è un pò di tutto. Tranne Bassolino, che è talmente potente da pretendere ed ottenere dal Pd ciò che vuole. Per esempio, la candidatura della moglie e di D’Alema in Campania, capolista a copertura sua e del fedelissimo neoassessore Velardi. Bassolino parla come un ras, minaccia di rifare il Sindaco, quando deciderà di abbandonare la poltrona di Governatore, si sente onnipotente e forse lo è davvero: che favori inconfessabili avrà fatto al suo partito o all’establishment di sinistra? Lo scopriremo, prima o poi, e Veltroni cadrà dal pero.Intanto, si è accorto che i radicali, abituati a scioperi di fame e sete, non sono comestibili come altri. Risponde a Pannella: “non siamo un tram”, ma Marco rende noti gli accordi scritti sui nove parlamentari garantiti.Un inferno, la lista del Partito “nuovo”. Mogli, figli, parenti, neanche fosse una lista della vecchissima DC. Rimane solo un’arma segreta a Walter: sfoderare l’endorsment al contrario del direttore del Corriere della Sera. Memore della fine di Prodi, Paolo Mieli questa volta scende in campo con un’intervista a Libero, il quotidiano di Feltri. “il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio” ,è il titolo. Roba da toccarsi, tanto più che mentre il direttore fa outing, rivelando una preferenza per Silvio, il suo giornale da due settimane almeno, è smaccatamente schierato con Walter. E cavalca chiunque possa infastidire il Popolo delle Libertà.












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