Appunti elettorali (qualcuno liberi quei cuccioli).

Il risultato elettorale non è cosa da commentare superficialmente. L’Italia politica è cambiata più in un mese che negli ultimi dieci anni. Primo: si parla da anni di semplificazione del sistema, di superare il frazionamento dei partiti e il risultato è emerso spontaneamente dalle urne. La riforma elettorale l’hanno fatta gli elettori, al Parlamento non resta che consolidarla. Secondo: si invoca la fine delle ideologie e una politica basata sui programmi concreti. Anche in questo caso, il risultato è evidente. La Lega, partito interclassista, prende voti operai e popolari in zone e quartieri dove si frantuma il dominio storico della sinistra. Sui posti di lavoro i sindacati non condizionano più le scelte elettorali. Il Pdl vince perchè Berlusconi intercetta la domanda di concretezza degli elettori. Il PD rastrella tutti i voti dell’opposizione perchè Veltroni ha impresso una svolta forte e propone anche lui un unico partito. A caldo, dicono che la Lega condizionerà il governo. A mente fredda, si capisce che i maggiori problemi li avrà come sempre chi ha perso. Perchè l’intera sinistra radicale rilancerà le lotte sociali e metterà in difficoltà proprio la politica moderata del Pd. E nel partito di Veltroni i cattolici cercheranno spazio, anche a costo di riaprire il dialogo con la sopravvissuta UDC. Guai per Walter, che resta il migliore dei suoi, se saprà tenere a bada gli avversari interni. Terzo: svolta storica per la sinistra comunista, che scompare dal Parlamento. Non ci sono più nelle istituzioni partiti con la falce e il martello. Qualcuno teme che ciò porterà di nuovo un’ondata di violenza. Io penso invece che il processo era già avvenuto nel resto dell’Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino. Vent’anni dopo avviene in Italia. Con grande ritardo, è finito il Novecento. Destra e sinistra restano, svastiche e falci e martelli scompaiono. Era ora. Quarto: La Destra torna volontariamente in un ghetto e non è un bene per la democrazia. Da giorni tutti inneggiano alla Santanchè, che si pavoneggia dal salotto di casa sventolando 800 mila elettori nostalgici e coerenti. Nessuno le spiega che è un grave errore politico riportare dentro le riserve quei voti che erano stati sdoganati al gioco democratico. Lo dovrebbe capire Storace, che ha vissuto il Msi di Almirante e Fini e poi AN. Una destra pura e dura, ma ininfluente non serve. Esattamente come la sinistra. E’ un anacronismo, che porta rischi di regressione all’interno. La Santanchè è indifferente: a lei basta e avanza il ruolo di primadonna. In politica, è come Crudelia Demon nella Carica dei 101: tiene in ostaggio i suoi elettori come i cuccioli di dalmata. Storace e Buontempo dovrebbero rimetterli in libertà e in gioco. A cominciare dalla corsa per il Comune di Roma. Aspetto di leggere i vostri appunti. Fate con comodo e senza insulti.



Esplode la protesta di Pannella. E Veltroni scopre che i radicali non sono soprammobili. Il Pd ha esagerato con le liste. C’è dentro il finto imprenditore, che però vorrebbe lasciare a casa Visco, applaude a Mastella e fa arrabbiare Prodi e Parisi, che minaccia di ritirare la sua candidatura. Ci sono la finta precaria del Sud col lavoro a tempo indeterminato, la finta infermiera nel Veneto che non va a lavorare da 6 anni, la figlia dell’ex ministro Cardinale che non è più candidabile, ai sensi di un finto regolamento che in casi come quello di Pardi, viene aggirato ricorrendo alla lista Di Pietro. E ci sono i finti portavoce di Prodi, segretarie e consiglieri di ministri uscenti. Nel Supermarket di Veltroni c’è un pò di tutto. Tranne Bassolino, che è talmente potente da pretendere ed ottenere dal Pd ciò che vuole. Per esempio, la candidatura della moglie e di D’Alema in Campania, capolista a copertura sua e del fedelissimo neoassessore Velardi. Bassolino parla come un ras, minaccia di rifare il Sindaco, quando deciderà di abbandonare la poltrona di Governatore, si sente onnipotente e forse lo è davvero: che favori inconfessabili avrà fatto al suo partito o all’establishment di sinistra? Lo scopriremo, prima o poi, e Veltroni cadrà dal pero.Intanto, si è accorto che i radicali, abituati a scioperi di fame e sete, non sono comestibili come altri. Risponde a Pannella: “non siamo un tram”, ma Marco rende noti gli accordi scritti sui nove parlamentari garantiti.Un inferno, la lista del Partito “nuovo”. Mogli, figli, parenti, neanche fosse una lista della vecchissima DC. Rimane solo un’arma segreta a Walter: sfoderare l’endorsment al contrario del direttore del Corriere della Sera. Memore della fine di Prodi, Paolo Mieli questa volta scende in campo con un’intervista a Libero, il quotidiano di Feltri. “il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio” ,è il titolo. Roba da toccarsi, tanto più che mentre il direttore fa outing, rivelando una preferenza per Silvio, il suo giornale da due settimane almeno, è smaccatamente schierato con Walter. E cavalca chiunque possa infastidire il Popolo delle Libertà.












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