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Scusaci Boss. Torna a S.Siro. Per noi

gennaio 22

Milano l’ha fatta grossa. Una miscela di idiozia, egocentrismo, provincialismo ha portato un danno di immagine alla città e un danno concreto a tanti cittadini che saranno costretti a muoversi per seguire il Boss in giro per l’Italia.

I fatti parlano chiaro. Springsteen ha annullato la tappa milanese del suo nuovo Tour italiano perchè è stato condannato a pagare una multa per aver sforato di 22 minuti il tempo massimo concesso al suo ultimo concerto nel Luglio scorso a S. Siro.

Spiegazioni necessarie per quanti non seguono come me il Boss in ogni sua evoluzione: Milano era la città italiana più cara a Springsteen e la sua band. Qui ha fatto i suoi concerti italiani storici e qui ha provato alcuni suoi tour sperimentali, come quello solitario , o quello dedicato a Seeger con un’orchestra esclusivamente acustica. L’ultimo concerto, quello incriminato, è stato uno dei più belli. I 22 minuti della vergogna (per i dannati estremisti borghesi di S.Siro e i magistrati superficiali e irresponsabili che hanno comminato le sanzioni) fanno parte di un bis improvvisato e indimenticabile, con brani storici e bellissimi e una versione di Twist and Shout che S. Siro non dimenticherài più.

Scrivo con le lacrime di rabbia agli occhi, pensiero che quella meraviglia di rock and roll sia considerato “rumore” da un gruppo di 30 altezzosi milanesi, ignoranti più delle capre e irriducibilmente intolleranti. E’ già successo con Vasco Rossi, ma in quel caso la protervia di una minoranza l’abbiamo gestita in casa.

Questa volta, la figuraccia attraversa l’Oceano, arriva dall’altra parte del mondo e ottiene l’effetto di rappresentare una città italiana tra le più prestigiose come un villaggio in mano ad un pugno di  barbari. Il biglietto da visita è pessimo. Il sapore delle decisioni ottuse e burocratiche di quei magistrati (che neppure voglio conoscere) che hanno consumato il tempo pagato da tutti i cittadini per seguire l’istinto punitivo di pochi e penalizzare tutti gli altri è amarissimo. E non è purtroppo soltanto una questione di numero, ma di qualità e sensibilità.

Costringere Springsteen lontano da S.Siro è come se avessero proibito la Scala a Von Karajan perchè era arrogante. Lo era davvero, naturalmente, ma era anche il più bravo. E il Boss è davvero il più forte e vitale (”rumoroso”, per gli ignoranti), ma anche il vero “special one” in questo momento, l’unico vero interprete americano capace di mettersi in sintonia con i problemi che ci angustiano.

Oggi c’è lui sul piedistallo che una volta era di Dylan. Bob ha cantato per il Papa. Sprinsteen ha accompagnato la campagne e l’elezione di Obama ed il suo ultimo disco, che esce domani in Italia, mette al centro i temi del lavoro duro e faticoso. Una risposta ai tempi, che piace a chi ragiona.

Ma a Milano non verrà e ci farà soffrire, perchè lo hanno condannato ad una multa. Come si fa a discutere seriamente del prestigio internazionale che aspettiamo dall’Expo in una città che penalizza per il rumore il più bravo artista rock? Non è serio. Che faranno quel genere di cittadini che hanno squallidamente protestato e quei magistrati che hanno avallato? Denunceranno i cantieri per disturbo alla quiete pubblica? E noi? Staremo a guardare?

Siamo tanti, troppi a pensare che la penalizzazione del Boss sia una pagliacciata, è giusto farci civilmente sentire. Mi piacerebbe che Bruce leggesse anche le nostre proteste e cambiando idea  tornasse a Milano. Troveremo assieme un modo intelligente di reagire con la musica, come fece magnificamente contro il diluvio del penultimo concerto. Giudichi quei cittadini intolleranti e quei giudici come una piccola calamità naturale e cantiamoci sopra.

Ma il Sindaco Moratti rifletta sull’aspetto serio della vicenda. Milano è una città che per tradizione garantisce  grande ospitalità: chieda scusa al Boss, paghi la multa e ci chieda un euro a testa in più per risarcire il Comune. Lo faremmo volentieri. Ma lei sarebbe capace davvero di farlo?

Paolo Liguori

Uno di noi

settembre 16

Ho visto che molti commentano la orribile morte di Abdul a Milano. Soltanto superviolenza o anche razzismo? Si litiga su questo e a me sembra ridicolo e offensivo. Certo, il movente dell’omicidio non è stato il colore della pelle di Abba, però mentre lo uccidevano a sprangate quel “negro” si è sentito forte e chiaro. Dicono che lui e i suoi amici avessero rubato dolci con strafottente bullismo. Se ci fosse la pena di morte per questo, l’umanità sarebbe in pericolo. Non voglio aggiungere i miei sermoni ai troppi già sentiti, però riflettere su episodi del genere non può fare certo più male delle sprangate. Mi affido ai lettori. Con la solita avvertenza- tanto più in questa occasione- di astenersi dalla violenza verbale. Almeno, in segno di rispetto per Abba. Paolo Liguori

Lo smemorato

agosto 2

Beppe Severgnini, nella rubrica sul Magazine del Corriere risponde a un lettore che accusa Tronchetti Provera. ” E’ duro credere che Tavaroli abbia potuto usare per anni tante risorse (milioni di euro, dozzine di persone) in completa autonomia. Se i capi davvero non sapevano niente, bè, è una colpa grave. Che richiederebbe ,come minimo, scuse pubbliche; e non mi sembra siano arrivate”. Educato, Severgnini. Ma ipocrita come pochi. Poichè le accuse a Tronchetti circolano da oltre un anno, sostenute da una campagna di Repubblica, viene spontaneo chiedere come mai finora l’acuto commentatore non avesse maturato da tempo una propria opinione. La stessa banalità delle scuse che auspica oggi, poteva sostenerla da mesi, senza fingere sorpresa. Troppo facile notare che Tronchetti, finchè era al vertce di Telecom aveva un’importante ruolo nella propietà del Corriere. Per questo Severgnini esitava a pretendere le scuse? Se è così, le scuse le faccia lui per aver taciuto per prudenza, oppure la smetta di cavalcare un’accusa che per Repubblica è una battaglia all’ultimo sangue, ma per gli altri giornali è ridicola, tanto più che ha ripreso fiato dal proscioglimento di Tronchetti.Lo stesso Magazine, poi, dieci pagine dopo Severgnini pubblica il lapidario commento di Pietro Calabrese: “Conosco personalmente Piero Fassino,Nicola Rossi e Tronchetti Provera da molti anni e bisogna essere davvero dei mascalzoni per accusarli di quello che ho letto nei giorni scorsi sui giornali. Ce l’ha anche con Severgnini?

La Bastiglia di Pescara

luglio 14

 

Le modalità dell’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco lasciano a bocca aperta. Un blitz come quelli che servono a decapitare cosche mafiose o camorristiche e la decapitazione politica di una Regione non stanno in piedi, anche a paragone di un’ accusa di concussione, qualunque sia l’entità delle presunte mazzette. Il Procuratore di Pescara Trifuoggi ha parlato di decine di miliardi di vecchie lire, ma le cifre non bastano a giustificare  la violenza usata in questo caso. Testualmente, ha detto: ” Ci siamo accorti che c’erano troppe illegittimità perchè si potesse parlare solo di disinvoltura amministrativa. E quando ci sono le illegittimità che comportano un grande esborso di denaro sorge legittimo il sospetto che qualcuno lucra”. A parte l’abolizione  del congiuntivo, dettata probabilmente dalla necessità di rafforzare l’accusa, il ragionamento non sta in piedi. Si è capito che gli inquirenti hanno la confessione del titolare di una o più cliniche, “costretto” a pagare mazzette. E lui, evidentemente, avrebbe accusato Del Turco ed altri. Ma anche una simile circostanza non basta a spiegare le modalità dell’arresto. Perchè le confessioni potrebbero essere interessate per mille motivi,non ultimo il fatto che la Regione aveva in passato tagliato i fondi alle cliniche di Angelini. Non basta secondo la giurisprudenza l’accusa di un pentito senza riscontri e anche questi ultimi, sufficienti per una eventuale condanna, andrebbero usati con cautela, prima di decidere la decapitazione di una Regione. Insomma, tutto sembra troppo violento, troppo spettacolare, troppo affrettato per essere vero. Per me, a differenza che per altri c’è un problema in più: non posso dire di aver fiducia nella magistratura, fino a prova contraria. Sarei un bugiardo e un ipocrita se, sulla base dell’esperienza di tanti anni, non confessassi di avere più fiducia in Ottaviano Del Turco che in un qualsiasi Procuratore, fino a prova contraria. In queste settimane, non sono quasi intervenuto nel farsesco dibattito sulla giustizia ( non a caso chiuso ufficialmente da capocomici), perchè mi sembrava assolutamente tempo perso. Ho colto qualche sfondone dei soliti Di Pietro e Travaglio, ma in fondo, ho pensato che non facessero vero danno. Ricordavano all’opinione pubblica quanto è stato importante e lo sarà ancora emarginarli. Avere avversari evidenti è sempre utile, per guardare in faccia il rischio. Adesso, però, non si tratta di chiacchiere. Un uomo stimato, un sindacalista e politico uscito indenne da mille traversie è stato sbattuto in galera come un delinquente pericoloso. Lui, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Socialista da sempre, arrestato nell’anniversario della presa della Bastiglia. Con una pena preventiva già comminata: tre giorni di isolamento prima di vedere l’avvocato e di subire il primo interrogatorio. Fino a prova contraria, le persone perbene, sono chiamate a far sentire la propria voce. Senza esitazioni e senza pentirsene, a prescindere dai risultati giudiziari. Perchè siamo uomini che crediamo negli uomini che conosciamo, prima che nella giustizia. E a cambiare idea facciamo sempre a tempo. Ma chi potrebbe mai cancellare la vergogna di sapere,domani, che l’accusa era esagerata e abbiamo taciuto per prudenza o viltà? Quello sì sarebbe vero rimorso. E dunque oggi, 14 luglio, sono assolutamente convinto che le accuse contro Ottaviano siano esagerate e le modalità dell’arresto incivili. E sono orgoglioso che Di Pietro pensi esattamente il contrario. Paolo Liguori 

Ossessioni di famiglia

giugno 25

Spunto di riflessione sull’attualità politica italiana, tratto da “Il Giornale”

“Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri che Silvio Berlusconi, dal 1993, è stato oggetto della seguente attenzione: Firenze lo indaga per mafia: archiviata; Palmi per massoneria: archiviata; Milano per corruzione su verifiche fiscali: assolto; per falso in bilancio legato ad acquisto calciatore Lentini: prescrizione, assolto; stessa accusa per Fininvest: prescrizione, assolto. Milano per spartizione pubblicitaria Rai e Fininvest: prescrizione, assolto; per corruzione e falso in bilancio: assolto. Per frode fiscale e appropriazione indebita e falso in bilancio per acquisto terreno Macherio: assolto e amnistia. Palermo per associazione mafiosa poi derubricata in concorso esterno e riciclaggio: archiviata. Caltanissetta per concorso in strage per le bombe del 1993: archiviata. Milano per falso in bilancio per l’affare Medusa, assolto; per caso All Iberian, prescrizione; anche per la gemella All Iberian 2, assolto; su Sme 1 e Sme 2: assoluzione e archiviazione; per falso in bilancio in affare Medusa: assolto; per tangenti fiscali Telepiù, prescrizione, assolto; per corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori: prescrizione, assolto: per diritti televisivi e corruzione del teste David Mills: in corso. Roma per raccomandazione vallette Rai: in corso. Ciò posto, il candidato ha 18 minuti per commentare l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana così titolato: «Berlusconi ha l’ossessione dei pm».

Filippo Facci

Napoli, Somalia

maggio 26

Cari amici, vedo che si raccontano un sacco di bugie in giro e rsipondo senza giri di parole. Vedo che ci sono uomini delle istituzioni, dal rango di amministratori locali fino ad ex ministri, che giocano con la violenza altrui come bambini con la polvere da sparo. Alcuni aizzano la guerriglia, facendo finta di non capire che si rischia qualche grosso guaio. Altri la giustificano, accennando ad esagerazioni da parte delle Forze dell’Ordine. Sono posizioni irresponsabili, peggio che illegali. Se l’idea è quella di bloccare l’avvio delle discariche, lo smaltimento dei rifiuti, la costruzione dei termovalorizzatori, è demenza pura, contraria all’interesse del popolo italiano e napoletano, ma pur sempre legittima. La si dichiari apertamente e si affrontino le conseguenze. Via gli amministratori fuorilegge, siano fatti decadere dalla carica, proprio come i camorristi conclamati e massima severità, fino all’arresto , per i manifestanti, legittimi ma abusivi. Come avviene in ogni parte del mondo. Con la massima attenzione a non far degenerare la violenza. Compito, questo, nel quale le Forze dell’Ordine sono sempre più brave dei manifestanti. Altrimenti la nostra democrazia sarebbe morta in culla. Se invece si vuole sollevare sottobanco, senza assunzione di responsabilità, una sottile polemica antigovernativa appoggiando cinicamente qualsiasi tipo di protesta, allora le intenzioni di simili incoscienti vanno smascherate e denunciate? Per chi lavorano? Per lo status quo dell’immondizia, che hanno provocato e alimentano da mesi e anni? Oppure per mantenere intatta la realtà così come si è manifestata a tutti nello splendido film Gomorra? Nel film ( e nel libro di Saviano) si vede chiaramente la realtà quotidiana, insoportabile per un paese civile. Altro che violenza poliziesca. ce ne vorrebbe molta di più e ce ne vorrà certamente per sradicare la dittatura velenosa della camorra. Non sarà un pranzo di gala e forse serviranno tecnici specializzati e truppe scelte per riportare dentro i confini del vivere civile, della democrazia e del vivere civile una enorme area fuoriuscita da anni dalle leggi dello Stato. E’ legittimo non condividere il progetto e non gettarsi con entusiasmo nell’impresa. Ognuno coltivi i propri dubbi in democrazia. Chi rema contro, aizza o copre la guerriglia, diffama le Forze dell’Ordine in prima linea, questa volta va indicato chiaramente. Da parte mia, avanzo una modesta proposta. Poichè i termovalorizzatori , dopo aver smaltito i rifiuti eccedenti ed ammortizzato i costi , produrranno anche in Campania una ricchezza ed un utile, come in tutte le altre parti del mondo, perchè non si fanno compartecipare agli utili i Comuni che oggi sono siti delle discariche provvisorie? E’ una specie di risarcimento generazionale. Il sacrificio di oggi può essere ricompensato con i benefici prodotti dai termovalorizzatori tra vent’anni. Una staffetta tra pdri e figli. Meglio del nulla in nome del quale vengono mandate allo sbaraglio popolazioni ignare o ricattate. 

MAMMA CHE LAVORONE

maggio 24

Ancora Marcegaglia, ma sotto un altro punto di vista,  quello di Giuliano Ferrara e dei suoi “Editoriali” su Il Foglio.

“Sarebbe riduttivo e anche un po’ sciocco attribuire al fatto che a parlare era una donna il rilievo che Emma Marcegaglia ha voluto dare, all’atto del suo insediamento alla guida degli industriali italiani, al ruolo delle madri lavoratrici. Il principale deficit della struttura produttiva del nostro Paese è la scarsa partecipazione, inferiore al 50 per cento, delle donne al mercato del lavoro. Il principale problema del Paese è l’invecchiamento, determinato dalla denatalità, che rende difficile dare efficienza a un sistema di sicurezza sociale le cui risorse sono ipotecate dal peso crescente della previdenza, se non altro per ragioni demografiche.

Più donne che lavorano, più donne che partoriscono, sarebbero la soluzione non di “un” problema, ma del problema fondamentale del rischio di declino del Paese. Che a dirlo sia una donna è importante, che a dirlo sia la presidentessa degli industriali molto di più. Ormai tutte le statistiche dimostrano che sono le donne occupate a dare il maggiore contributo alla natalità. Era un dato già da tempo presente nel nord, oggi è esteso a tutto il Paese. Ma la vita della mamma lavoratrice è un percorso di guerra, perché l’organizzazione sociale è ancora costruita sull’arcaica concezione della mamma casalinga, perché le imprese, a cominciare da quelle rappresentate da Emma Marcegaglia, considerano la maternità un costo e un intralcio all’ordinato svolgimento della produzione, perché gli orari sono modellati su uno schema sorpassato, che considera sempre disponibili il tempo della donna per le operazioni di relazione con la burocrazia e i servizi, come se non avesse impegni di lavoro. Fa invidia l’esempio dato, in questo senso, dal governo spagnolo, dove una donna incinta è stata nominata ministro della Difesa. La mamma lavoratrice è la chiave  del superamento del declino italiano e sarebbe bene che sui suoi problemi si concentrasse un’attenzione politica straordinaria, una vera convergenza delle parti sociali, una consapevolezza generale dopo tanti decenni di nefasta sottovalutazione”

Auguri

maggio 8

8 maggio 1948. Lo stato d’Israele compie 6o anni. Auguri. Sono felice che questo Stato sia nato, abbia resistito, sia stato un baluardo per i i diritti degli ebrei nel mondo. Mi vergogno di spiegare perchè. Chi non ricorda l’olocausto, o lo nega, secondo me rappresenta un pericolo per sè e per gli altri. Posso capire chi critica, se mosso da sentimenti spontanei. Ma quegli intellettuali e professori di Torino che contestano il diritto all’esistenza dello Stato di Israele mi fanno orrore. Francamente, non sono certo che siano idonei all’insegnamento. In ogni caso rappresentano opinioni ammuffite del secolo scorso. Per fortuna.

E poichè alcuni fuori di testa e dalla storia bruciano le bandiere di Israele come simbolo, io oggi nell’annuiversario nel blog ne metto due.

Perchè difendo Walter

aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Grazie Roma

aprile 28

Il titolo è un pò aggressivo, ma i tempi lo richiedono. Non se ne può più di sentire analisi sciocche su un voto forte e chiaro come un terremoto. E’ necessario ringraziare gli elettori di Roma perchè hanno fatto piazza pulita come il vento delle banalità. Il risultato di Roma ha suggellato una tornata elettorale storica come il 18 aprile 1948. Lì si voltò pagina dal dopoguerra, iniziò la seconda metà del secolo. Oggi gli italiani hanno mostrato la volontà definitiva di uscire dal novecento, dalle sue ideologie, i suoi schemi, i suoi partiti. E’ crollato tuto in 15 giorni, altro che analisi del voto leghista e dei problemi del Nord. In Italia con almeno 10 anni di ritardo si è manifestata la stesa tendenza che ha scosso da molti anni l’intera Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Ci abbiamo messo più tempo degli altri perchè abbiamo maggiori incrostazioni, ma adesso cambia davvero tutto. Chi ha parlato in questi giorni dell’importanza di Bossi, spieghi adesso cosa è successo nella Capitale. A Roma da 15 anni ha governato la città il medesimo sistema di potere, sembrava intoccabile. E’ andato giù come le Mura di Gerico. E il tonfo di Rutelli può diventare una valanga anche per Veltroni. Anche in questo caso, abbiamo sentito analisi ridicole. La sicurezza non è un qualsiasi tema che possa essere più o meno strumentalizzato. Come ha spiegato Giampaolo Pansa, l’insicurezza è il sentimento più diffuso nella popolazione italiana. Piaccia o no, è la prova del nove per la nuova classe politica. Ma neppure il tema della sicurezza, caro Rutelli, basta a spiegare perchè tanti elettori democratici non sono andatii a votare al secondo turno. Oppure, perchè tantissimi hanno fatto segretamente il tifo per Alemanno, sognando di vedere al tappeto Veltroni. Probabilmente Walter non lo merita, ma andatelo a spiegare a Prodi, che non è ancora convinto di avere raccolto un plebiscito negativo sul suo governo. E Veltroni, dopo averlo praticamente ammesso in pubblico, che fa’ ? Candida al suo posto in Campidoglio il vicepresidente di Prodi, Francesco Rutelli, che si presenta con una coalizione estesa a quegli stessi alleati che il PD aveva scartato addossandogli tutte le colpe del mondo? Ma allora pensano davvero che i romani siano peggio di come li dipinge Bossi:  metà furbastri e metà cretini. Se, dopo le elezioni politiche, i grandi analisti di regime hanno selezionato l’elettore leghista come un elettore ignoto capace di capovolgere sondaggi addomesticati, allora  indichiamo noi una categoria di elettori noti, che certamente hanno contribuito al risultato i Roma. I tassisti romani si sono comportati come una falange macedone. In tempi di assenza dei partiti, il porta a porta che le televisioni descrivono nei paesi della Padania, nelle strade della Capitale lo hanno fatto loro. Sportello a sportello, hanno parlato con migliaia di romani. ” Di questi- dicevano – non se ne può più. Dopo Veltroni, torma Rutelli. Comandano sempre gli stessi” . Sembrerà  una sciocchezza, ma è andata proprio come dicevano loro. Non è strano. In tutta Italia era già andata come dicevano altri esattamente uguali contro Visco e le sue tasse. Adesso si riparte, speriamo senza accantonare le riforme e senza più analisi di comodo.