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Mal di Roma

Maggio 28

Oggi vi invito a commentare un editoriale del Foglio sulla rissa tra studenti di destra e di sinistra davanti alla Sapienza di Roma.

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A Roma soffia un brutto vento infuocato di botte fra estremisti che si alimenta della peggiore sottocultura di destra e di sinistra. E che non dovrebbe trovare altro combustibile nello sguardo cisposo dell’informazione. Come invece rischia di accadere, a giudicare da come alcuni giornali si preparavano ieri a raccontare la febbrile scazzottata fra i neofascisti di Forza nuova esclusi dall’Università la Sapienza e i collettivi studenteschi. La circostanza è penosa e vile a prescindere da chi abbia attaccato per primo, perché c’è una censura ideologica che impedisce a qualcuno di parlare (nella rossissima facoltà di Lettere e filosofia, per un convegno sulle foibe organizzato da Forza nuova), perché questo qualcuno è sospettabile d’aver usato il bastone per rivalersi sui censori e perché altri, i collettivi, sono sospettati invece d’aver impugnato le proprie armi per sottolineare il significato dell’esclusione inflitta al nemico. Ma non è la prima volta né la peggiore.
Il lato plumbeo della faccenda riguarda Roma nel suo complesso, la capitale conquistata dal Lupomanno della destra fra clangori di riscossa, paure sociali e richieste di sicurezza disattese. La sinistra sottoculturale si è lasciata subito vincere da una coazione fredda a ritmare il nuovo allarme antifascista, ha strumentalizzato l’aggressione borgatara del Pigneto e cerca di collocarla in un fantasmatico clima di squadrismo xenofobo e persecutorio nel quale, potendo, contemplerebbe perfino i roghi campani e quel maledetto tossicodipendente da curva calcistica che ha investito e ucciso una coppia di disgraziati (attenzione: la nuova frontiera dell’accusa infamante sta diventando l’appartenenza al tifo organizzato). Siamo già costretti a esaminare un nuovo mal di Roma? Per ora siamo di fronte a una pratica intellettualmente debole e che tuttavia, se assecondata dalla coscienza rancorosa degli sconfitti, pare destinata a perdurare e incrudelire. Anche perché nella sottocultura di destra ci sarà sempre qualche imbecille in buona o cattiva fede, gonfio di risentimenti antichi, disponibile al gioco di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e con intenzioni demenziali. Più delle censure di Alemanno e dei suoi subalterni, e più ancora di un’auspicabile resipiscenza della sinistra urbanizzata, conterà l’atteggiamento dei mezzi d’informazione. Ogni slealtà umana e giornalistica potrebbe avere lo stesso effetto di una bastonata.

L’Eredità

Gennaio 25

Ha ottenuto ciò che voleva. Da cinico e vendicativo uomo di potere. Altro che statista e uomo d’onore. Prodi lascia in eredità al Paese e, soprattutto alla sinistra, una situazione pesantissima di risse, sospetti, di vera antipolitica. Un governo che è stato in piedi, fin dal primo giorno, giocando con la vanità, l’egocentrismo e l’interesse dei senatori a vita, ha agito nella ricerca continua della mediazione tra forze politiche francamente incompatibili. Nessuno poteva e doveva uscire dal recinto della maggioranza, per salvare la poltrona di tutti. Questa gabbia, consolidata da promesse, corruzione e minacce, ha prodotto una quantità di miasmi insopportabile. Con il braccio di ferro finale, Prodi ha stappato il vaso e l’infernale contenuto si è rovesciato su tutti. In particolare sulla sinistra, dove l’ex presidente si ripromette di dare ancora bataglia a colpi di trappole e veleni. Stia attento Veltroni, che ha osato rompere lo schema ed uscire alo scoperto con una proposta diversa, perchè rivolta al paese e non ali uinteressi di potere. Dal Professore arriveranno guai. Ma più di ogni altra cosa è terribile la situazione in cui è stato trascinato e lasciato l’elettorato di sinistra. Come si vede benissimo, leggendo atentamente i blog ( anche questo), una parte consistente dell’elettorato di sinistra tradito e disilluso dai suoi capi, volta le spalle a qualsiasi idea positiva e si rifugia nell’antipolica. Finchè questo fenomenno riguardava frange di minoranza, era interessante motivo di osservazione e analisi. Se coinvolge una base elettorale imponente, diventa un rischio per il Paese e la stessa convivenza civile. Nell’antipolitica la fanno da padroni i maramaldi, i vigliacchi di ogni specie, pronti ad accanirsi sui casi singoli, i soggetti più deboli. Pronti perfino ad insultare( tanto non costa niente) morti e soggetti privati della libertà. E’ una subcultura da combattere, analoga e peggiore del razzismo. Se inizia a camminare a passi veloci sulle gambe dei delusi ex di tutte le sinistre, è un boccone molto duro da digerire per chiunque. Anche il centro destra non deve sottovalutare un simile rischio. Ecco perchè, passato il primo spontaneo festeggiamento per la liberazione da Prodi, oggi è importante riflettere sui rischi che il futuro ci riserva. Nuove eleziioni, è chiaro, sono indispensabili, ma è importante che alla svolta politica partecipino tutti. Ogni escluso, ogni deluso è un potenziale nichilista. Anche soltanto nel linguaggio e nei comportamenti.