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Gheddafi, hasta la victoria siempre

giugno 11

fidekaGheddafi e Fidel, due leader, due rivoluzioni anti-colonialiste. Due stili, anche nell’abbigliamento. Uno è di moda, l’altro no. I barbudos in divisa verde-oliva hanno scaldato il cuore della sinistra italiana. Il colonnello un po’ rockstar e un po’ berbero fa storcere il naso alle stesse persone. Eppure, il secondo si presenta a Ciampino ricordando simbolicamente un martire ucciso dal colonialismo italiano. Colonialismo fascista, naturalmente. E la sinistra, che rivendica fino alla noia il monopolio dell’anti-fascismo, lo critica anche in questo caso. “E’ kitsch, non è di moda”.

Sarebbe solo uno sciocchezzaio, a livello di Ezio Mauro, se non ci fosse una sostanza più seria: Gheddafi ha rotto col terrorismo. Ha aiutato i Paesi liberi a combatterlo. Per questo motivo è diventato nemico degli amici dei terroristi, a cominciare dagli studenti dell’Onda. Gheddafi ha firmato un trattato con l’Italia per reprimere traffico di armi, droga e schiavismo. I demagoghi della sinistra italiana lo accusano di combattere le migrazioni. Gheddafi fa la sua parte contro le moderne navi negriere. E’ addirittura più coerente di Fidel, che mandò l’esercito rivoluzionario cubano in Angola a combattere le popolazioni locali per ordine dell’imperialismo sovietico.

Per ultimo, i professori del bon ton radical-chic hanno avuto da ridire su quella foto che ornava la divisa del colonnello. Mi è sembrata iperrealista, geniale. Avreste preferito la divisa intatta, in perfetto stile militare-bacchettone? Oggi speriamo che arrivino le immagini dalla tenda piantata a poche centinaia di metri in linea d’aria da San Pietro da un Gheddafi vestito secondo lo stile arabo. E’ un vero segno di pacificazione e collaborazione fraterna, il seguito visibile del discorso di Obama al Cairo. Altro che riempirsi la bocca di principi e ostacolare le concrete iniziative di pace, come è consuetudine dei nostri ex comunisti, oggi epigoni del moralismo più arcaico .

Mal di Roma

maggio 28

Oggi vi invito a commentare un editoriale del Foglio sulla rissa tra studenti di destra e di sinistra davanti alla Sapienza di Roma.

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A Roma soffia un brutto vento infuocato di botte fra estremisti che si alimenta della peggiore sottocultura di destra e di sinistra. E che non dovrebbe trovare altro combustibile nello sguardo cisposo dell’informazione. Come invece rischia di accadere, a giudicare da come alcuni giornali si preparavano ieri a raccontare la febbrile scazzottata fra i neofascisti di Forza nuova esclusi dall’Università la Sapienza e i collettivi studenteschi. La circostanza è penosa e vile a prescindere da chi abbia attaccato per primo, perché c’è una censura ideologica che impedisce a qualcuno di parlare (nella rossissima facoltà di Lettere e filosofia, per un convegno sulle foibe organizzato da Forza nuova), perché questo qualcuno è sospettabile d’aver usato il bastone per rivalersi sui censori e perché altri, i collettivi, sono sospettati invece d’aver impugnato le proprie armi per sottolineare il significato dell’esclusione inflitta al nemico. Ma non è la prima volta né la peggiore.
Il lato plumbeo della faccenda riguarda Roma nel suo complesso, la capitale conquistata dal Lupomanno della destra fra clangori di riscossa, paure sociali e richieste di sicurezza disattese. La sinistra sottoculturale si è lasciata subito vincere da una coazione fredda a ritmare il nuovo allarme antifascista, ha strumentalizzato l’aggressione borgatara del Pigneto e cerca di collocarla in un fantasmatico clima di squadrismo xenofobo e persecutorio nel quale, potendo, contemplerebbe perfino i roghi campani e quel maledetto tossicodipendente da curva calcistica che ha investito e ucciso una coppia di disgraziati (attenzione: la nuova frontiera dell’accusa infamante sta diventando l’appartenenza al tifo organizzato). Siamo già costretti a esaminare un nuovo mal di Roma? Per ora siamo di fronte a una pratica intellettualmente debole e che tuttavia, se assecondata dalla coscienza rancorosa degli sconfitti, pare destinata a perdurare e incrudelire. Anche perché nella sottocultura di destra ci sarà sempre qualche imbecille in buona o cattiva fede, gonfio di risentimenti antichi, disponibile al gioco di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e con intenzioni demenziali. Più delle censure di Alemanno e dei suoi subalterni, e più ancora di un’auspicabile resipiscenza della sinistra urbanizzata, conterà l’atteggiamento dei mezzi d’informazione. Ogni slealtà umana e giornalistica potrebbe avere lo stesso effetto di una bastonata.

L’Eredità

gennaio 25

Ha ottenuto ciò che voleva. Da cinico e vendicativo uomo di potere. Altro che statista e uomo d’onore. Prodi lascia in eredità al Paese e, soprattutto alla sinistra, una situazione pesantissima di risse, sospetti, di vera antipolitica. Un governo che è stato in piedi, fin dal primo giorno, giocando con la vanità, l’egocentrismo e l’interesse dei senatori a vita, ha agito nella ricerca continua della mediazione tra forze politiche francamente incompatibili. Nessuno poteva e doveva uscire dal recinto della maggioranza, per salvare la poltrona di tutti. Questa gabbia, consolidata da promesse, corruzione e minacce, ha prodotto una quantità di miasmi insopportabile. Con il braccio di ferro finale, Prodi ha stappato il vaso e l’infernale contenuto si è rovesciato su tutti. In particolare sulla sinistra, dove l’ex presidente si ripromette di dare ancora bataglia a colpi di trappole e veleni. Stia attento Veltroni, che ha osato rompere lo schema ed uscire alo scoperto con una proposta diversa, perchè rivolta al paese e non ali uinteressi di potere. Dal Professore arriveranno guai. Ma più di ogni altra cosa è terribile la situazione in cui è stato trascinato e lasciato l’elettorato di sinistra. Come si vede benissimo, leggendo atentamente i blog ( anche questo), una parte consistente dell’elettorato di sinistra tradito e disilluso dai suoi capi, volta le spalle a qualsiasi idea positiva e si rifugia nell’antipolica. Finchè questo fenomenno riguardava frange di minoranza, era interessante motivo di osservazione e analisi. Se coinvolge una base elettorale imponente, diventa un rischio per il Paese e la stessa convivenza civile. Nell’antipolitica la fanno da padroni i maramaldi, i vigliacchi di ogni specie, pronti ad accanirsi sui casi singoli, i soggetti più deboli. Pronti perfino ad insultare( tanto non costa niente) morti e soggetti privati della libertà. E’ una subcultura da combattere, analoga e peggiore del razzismo. Se inizia a camminare a passi veloci sulle gambe dei delusi ex di tutte le sinistre, è un boccone molto duro da digerire per chiunque. Anche il centro destra non deve sottovalutare un simile rischio. Ecco perchè, passato il primo spontaneo festeggiamento per la liberazione da Prodi, oggi è importante riflettere sui rischi che il futuro ci riserva. Nuove eleziioni, è chiaro, sono indispensabili, ma è importante che alla svolta politica partecipino tutti. Ogni escluso, ogni deluso è un potenziale nichilista. Anche soltanto nel linguaggio e nei comportamenti.