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Scuola, proteste a Milano: i video

novembre 3

Ecco alcuni video della protesta degli studenti milanesi contro la riforma della scuola pubblicati sul sito di Libero:

La prima lezione autogestita nel cortile dell’Accademia di Brera, il 23 ottobre

Il corteo non autorizzato degli studenti il 29 ottobre, dopo l’approvazione della legge Gelmini

Lo sciopero della scuola a Milano il 30 ottobre

La piazza

ottobre 30

Non mi meraviglio affatto di quello che sta succedendo nelle manifestazioni studentesche. I giovani sono cavie da laboratorio in ogni società. Nella nostra, insicura ed esposta alla crisi, le scuole e le università più deboli sono anche l’officina migliore per gli esperimenti estremi. Ho appena finito di leggere sul Giornale la cronaca di Filippo Facci, a lezione da Travaglio all’Università Cattolica di Milano. Ve la consiglio: cliccate qui per leggere. E’ una pura endovenosa di odio, pregiudizio e scorrettezza. E perchè- direte voi- ti fidi di Facci? Perchè ha ingaggiato un lunghissimo duello con Travaglio sulla verità dei fatti e mai mentirebbe in una cronaca simile, non fosse altro che per una sfrenata ambizione di incastrare il suo eterno duellante. In poche parole, le scuole e le università sono diventate l’ultimo banco di prova possibile dell’odio ideologico. I posti di lavoro non sono più a disposizione dei professionisti dell’opposizione. Dopo le ultime elezioni e la vertenza Alitalia, perfino il sindacato ha capito che tra i lavoratori si deve muovere con prudenza, che di allocchi non ce ne sono più. Restano quelli che pensano di non aver nulla da perdere o da guadagnare: lavoratori della scuola, studenti confinati nelle scuole e università più dequalificate, qualche frangia di pensionati. In questi settori l’opposizione gioca le sue carte. E’ una battaglia minoritaria, marginale, ma legittima. Tra gli studenti, però, le tossine dell’ideologia rischiano di diventare veleni pesanti. Non voglio usare la retorica della violenza neppure per esorcizzarne un rischio potenziale. Ma come minimo, qualcuno deve pure spiegare a quei ragazzi che manifestano confusamente contro un provvedimento che non conoscono e non li riguarda che dovranno tornare a studiare velocemente , per recuperare il terreno perduto nei confronti dei loro coetanei- stragrande maggioranza- che non manifestano. I politici della sinistra non lo faranno. Loro i loro figli li mandano nelle scuole private, assieme ai figli dei ricchi. Predicano bene e razzolano male. Ma voi ragazzi avete molto da perdere, perchè il futuro è certamente complicato ma esiste e qualcuno di voi se ne impadronirà. Mentre Facci ascoltava Travaglio, ero ad un dibattito con Federico Moccia. Avete presente “Tre metri sopra il cielo” ed oggi Amore 14? Vi giuro che è più interessante di Travaglio. Assieme a Saviano, è uno dei pochi che riportano i giovani a leggere libri. Ed ha detto una cosa importante” Nelle scuole bisognerebbe dare un’educazione sentimentale. Un’educazione a pensare e descrivere le cose semplici, le emozioni vere. Purtroppo ci vergogniamo di farlo”. Leggendo Facci, ho capito che avevo utilizzato il tempo meglio di quei ragazzi alla Cattolica. Poi mi si è stretto il cuore a vedere quei ragazzi a Piazza Navona. Vere vittime della politica quando divenmta cinismo e pura lotta per il potere.

Somari in cattedra

giugno 18

L’errore ministeriale sulla poesia di Montale al tema di maturità ci ha paralizzato. Il pensiero è andato al presidente francese Sarkozy. Lui ha sostenuto che per riportare nella società francese il principio di autorità sarebbe necessario cominciare dalla scuola. Gli studenti – ha detto Sarkò – dovrebbero riprendere l’uso di alzarsi in piedi all’ingresso in aula dei professori. In Italia non abbiamo più neanche questa possibilità. Ci sono professori più somari dei loro studenti. 

Tra miracoli e satana

dicembre 4

Ieri ho lanciato una provocazione. Non serve proibire i telefonini a scuola per battere il bullismo. Basterebbe insegnare come usare in modo positivo le immagini col Web 2.0. Solo che gli insegnanti e le istituzioni sono somari. Sono stato sommerso da centinaia di parrucconi che hanno proposto di raddrizzare gli studenti storti. Complimenti. Oggi un rapporto Ocse ribadisce che la scuola italiana fa veramente schifo. Sta affondando agli ultimi posti nel mondo. Per colpa degli studenti? Cerchiamo di capirci: gli studenti sono quelli che sono, la scuola li riceve dalle famiglie alle quali spetta per legge e diritto naturale l’educazione dei figli. Gli studenti, dunque, sono lo specchio delle famiglie italiane, come in Estonia lo saranno per le famiglie estoni. La scuola deve istruirli e quella italiana lo fa peggio di tutte le altre europee. Vogliamo occuparci del problema del livello di preparazione degli insegnanti e della validità dei programmi, oppure perdiamo tempo dietro qualche ragazzo buontempone che usa in modo goliardico il cellulare? I mezzi d’informazione fanno il vero bullismo: spettacolarizzano ed amplificano il singolo video ignorante e seppelliscono sotto la cronacaccia esasperata i problemi della scuola. D’altra parte anche per la quasi totalità delle direzioni dei mezzi d’informazione il Web 2.0 sta a metà tra un miracolo e satana.

Tra bullismo e parrucconi

dicembre 3

L’ultimo caso che prenderanno a pretesto è l’incendio della scuola di Copparo. Senza andare in Finlandia e in America, incendi di classi e registri ci sono sempre stati nelle scuole italiane. Ma oggi gli studenti li filmano anche e questo scatena una stupida guerra alle tecnologie. In verità, hanno paura di ammettere che la decisione di proibire o penalizzare l’uso dei videofonini a scuola sia un provvedimento repressivo. Invece lo è, nonostante il ministro Fioroni e il garante Pizzetti si affannino a parlare di “uso consapevole” dei mezzi.  (http://www.pubblica.istruzione.it). La verità è che si tratta di un provvedimento anacronistico e miope. Esistono nuove tecnologie? Vanno studiate ed insegnate. E’ grazie alle tecnologie digitali che si sta sviluppando il Web 2.0, ovvero la forma di comunicazione più nuova e interessante di questo secolo. Una vera e propria rivoluzione, se si considera che chiunque, attraverso l’uso di tecnologie alla portata di tutti ed internet può entrare a pieno titolo nel circuito dell’informazione e dire la sua. Su questo blog, che ho volutamente lasciato correre per dieci giorni, raccogliendo contributi di ogni genere, stiamo appunto sperimentando la circolarità delle informazioni e degli interessi. Trovate , tra gli altri, contributi degli studenti del Master in giornalismo del Campus Iulm Mediaset di Milano ( che si raccolgono anche nel blog Tempi digitali http://www.tempidigitali.blogspot.com/) e degli studenti della Laurea specialistica della Lumsa di Roma ( che si raccolgono nel blog http://www.nonsolosabato.blogspot.com/), che hanno una brillante qualità creativa e realizzativa. Loro e migliaia di altri hanno cominciato a comunicare direttamente le immagini e i contenuti della realtà. I mezzi d’informazione ufficiali ed anche i politici dovranno tenerne conto. Invece, come risponde l’istituzione? Poichè c’è qualcuno ( ci sarà sempre questo rischio) che usa scorrettamente il mezzo, lo si proibisce. Come vietare  l’uso di ogni scoperta perchè alcuni violano le regole d’uso. Perchè si comportano da ottusi, invece di promuovere sperimentazione e corsi per guidare verso un uso positivo della tecnologia digitale? Per un fatto grave e semplicissimo, che attraversa l’intera società: coloro che dovrebbero insegnare e spiegare sono impreparati, molto più indietro di coloro che dovrebbero imparare. Ho sempre pensato, anche dinanzi al più stupido, violento e volgare filmino che nel gruppo di bulli qualcosa di buono ci sia. Perfino a Copparo, bisogna ammettere che esiste  quello capace di filmare e mettere in rete il prodotto finale. Tra gli insegnanti, questa conoscenza troppo spesso manca. Nelle istituzioni manca perfino la conoscenza del fenomeno. E soprattutto – COME AVVIENE ANCHE NELLE REDAZIONI GIORNALISTICHE- manca la volontà e l’umiltà di imparare. Si studia l’inglese, ma non il Web. Ecco perchè non resta che reprimere e rallentare il nuovo che avanza. Ma è un’impresa folle e suicida. Che ne dite: rallentiamo le tecnologie o mandiamo a casa i parrucconi?

Bye bye grembiule

novembre 29

Videoinchiesta realizzata da una studentessa della Lumsa di Roma (blog: www.nonsolosabato.blogspot.com):

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