Post taggati ‘Napolitano’

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

La Beffa

Gennaio 30

L’incarico a Franco Marini, nelle condizioni che si sono determinate, sembra uno scherzo. Il Presidente Napolitano avverte che nessuno osi interpretare la sua mossa come una dilazione. Excusatio non petita….., sembra propio soltanto un modo di prendere tempo. Siamo sinceri: qualcuno cercava una sponda da Casini, per sorreggere una costruzione che non sta in piedi? E’ arrivata, al contrario, una risposta nettissima. E’ inutile perdere tempo- dice Casini- non voglio fare la stampella di una sinistra divisa e in crisi. Ed ha ragione perchè, anche se taciuto dalla maggior parte dei notiziari schierati a difesa dell’ex governo, un comunicato dei Comunisti italiani dice chiaramente: andiamo al voto. Per la precisione, all’intero centrodestra vanno aggiunti i comunisti italiani e l’Udeur. E già su Marini la maggioranza è capovolta. E poichè in politica i contenuti fanno la differenza, è giusto ricordare che un altro gran numero di gruppi minori ( i socialisti, per esempio) hanno detto da tempo che non sono d’accordo con il tipo di riforma voluta da Veltroni. E poi Veltroni ( glielo ha ricordato proprio Casini) non sosteneva con grande energia che senza Berlusconi e Forza Italia sarebbe vana una riforma elettorale? I due leader dei più grandi partiti lo hanno detto con tanta forza da terremotare la situazione politica.. Dunque una maggioranza vera per Marini non c’è, a meno di tentare l’ammucchiata di tutti coloro che, indistintamente e senza principi ,vogliono andare a votare il più tardi possibile. Proviamo un elenco. Veltroni vuole allontanare dalla sua candidatura il più possibile l’ombra nefasta dell’insuccesso del governo Prodi. Il suo partito è diviso e non ha ancora fatto il primo tagliando: rischia di dividersi già sul programma. Montezemolo non è pronto per scendere in politica e rischia di lasciare la Confindustria, per elemosinare un posto dal centrodestra. ovvio che preferisca un governo finto per ritagliarsi un ruolo. Grave che il Presidente Napolitano abbia citato tra le osservazioni che lo hanno convinto quelle di un vertice confindustriale, come se Montezemolo fosse un rappresentante eletto dal popolo. A parte la singolare interpretazione delle consultazioni presidenziali, è essenziale il fatto che Montezemolo dimissionario che lancia lo stop alle elezioni vale quanto il Procuratore di S: Maria Capua Vetere, che arresta Sandra Mastella alla vigilia della pensione. Poi ci sono i complici muti, i piccoli partiti dell’ex maggioranza, che detestano Veltroni e la sua riforma elettorale, ma hanno ancora più paura di andare a votare con l’ipotesi di un PD che non se li accolli più. Tutti assieme ancora non bastano, però. E’ necessario il collante di quei tanti peones che come massimo orizzonte hanno la fine di settembre, momento in cui la metà legislatura garantirebbe benefici e pensione. Su questi conta Marini? Così sembra. Perchè la legge elettorale in vigore ha certo i suoi difetti, però ha garantito a Prodi quasi due anni di governo con solo 20 mila in più alla Camera, grazie al premio di maggioranza. Ed al Senato una maggioranza esigua c’è stata nonostante in termini di voti l’opposizione ne abbia contati 250 mila in più. Ricordate la prima battaglia del Senato? A Prodi fu offerto un atteggiamento diverso se solo avesse accettato di concordare con l’opposizione il Presidente. E quale fu la risposta? Un Franco Marini di forza. Una doppia sfida, se si considera che il presidente non volle rinunciare a sbattere anche il suo voto in faccia ad Andreotti, suo anziano xapo nella Dc.  Ed ora eccolo di nuovo, stavolta come grande mediatore. Per Napolitano, c’è solo una attenuante: lui fu eletto dopo i presidenti delle Camere. Però anche la sua fu elezione di parte.    

Ubi Maior.
Il conflitto è più grave

Gennaio 17

Il caso Mastella è chiuso. Non c’è più. Le vicende giudiziarie dell’ex ministro sono affidate ai tempi lentissimi della Giustizia. E ad un Procuratore che, sentito in Tv, dovrebbe far cambiare idea anche ai giustizialisti più feroci. Ora, per l’Italia il caso è diventato il chiarissimo conflitto tra poteri istituzionali. Riassumiamo: Prodi, Presidente del Consiglio, ha parlato in solidarietà a Mastella. Ora il ministro della Giustizia è lui, ad interim. Dunque, toccherebbe a lui intervenire. Cioè, se Mastella non ha torto, dovrebbe chiedere che vengano sollevati dall’incarico e puniti i magistrati estremisti che operano minacciando e prendendo ostaggi. Se le parole hanno un senso (ma in Italia spesso non lo hanno , Prodi dovrebbe investire immediatamente del problema il Capo dello Stato, che è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Se esistono magistrati tanto pericolosi da far paura al ministro e indurlo a lasciare il posto, pur continuando a sostenere il governo dall’esterno, figuriamoci i cittadini normali con quale tranquillità possono continuare a campare in questo Paese. Presidente Napolitano, la prego, ci faccia sentire la sua flebile ma ferma voce. Già che si occupa della vicenda, Presidente, ci rassicuri anche sulla tenuta della maggioranza dopo le dimissioni di Mastella e i numerosi annunci di rottura di ben tre partiti della sinistra radicale. Chieda a Prodi, come è suo diritto lo stato reale  della coalizione, perchè a noi italiani cerca di nasconderlo, ripetendo: “Io duro, perchè faccio”. Lei tragga le sue valutazioni e le comunichi. Perchè il vero scandalo adesso non sarebbe nè quello presunto della famiglia Mastella e neppure gli accanimenti di magistrati estremisti. Sarebbe un finimondo, se Prodi e Napolitano facessero finta di niente e il baraccone andasse avanti come prima.

Gli operai non hanno amici

Dicembre 11

Sono contento, arcifelice dei commenti che sono arrivati sul blog. Spero che tutti si leggano a vicenda e che le opinioni altrui ci facciano sentire meno soli nella nostra determinazione. Io insisto con il mio punto di vista. Viviamo in una società divisa in strati. alcuni sono più forti, più potenti e più aggressivi di altri. La maggioranza è composta da persone miti, che vivono individualmente il proprio disagio. I trasportatori hanno le loro ragioni, ovvio. Il governo ha torto se non risolve il problema. Però ,che colpa hanno quelli che subiscono la prepotenza e il ricatto dei blocchi stradali? Perchè alcune categorie scioperano senza aggredire il prossimo, mentre altre risolvono con la forza i loro problemi scaricandoli sull’intera comunità? Ripeto, capisco perfettamente il radicalismo di chi +è costretto a lottare per rendere evidente le proprie ragioni, ma cercate tutti di capire che i trasporti e lecomunicazioni oggi sono un bene comune . Vale per i traportatori e per tutti i  lavoratori  di settori vitali. In caso contrario, dovremmo accettare che il vero potere oggi sta nelle mani di  chi, bloccando il proprio lavoro, può fermare la società.

Voglio essere ancora più esplicito. Oggi , perfino avere amici è un privilegio. Gli amici del povero Gabriele Sandri hanno chiesto ed ottenuto la sospensione simbolica del campionato, ma per i morti sul lavoro dell’acciaieria nessuno ha pensato di fermare nulla. Che vuol dire? Tutti si commuovono, ma gli operai non hanno amici? Purtroppo sembra così. Ieri su questo tema ha scritto una donna, accusando il Presidente Napolitano di non aver bloccato la Prima della Scala, la sera del 7 dicembre. Ho pensato fosse un’opinione estremista. Poi, mi sono vergognato. Aveva perfettamente ragioni ed i giornali non hanno chiesto che si bloccasse, perchè quasi tutti i direttori erano là seduti in platea. Ma che senso ha predicare che si tratta di un fatto gravissimo e poi non proporre simbolicamente lo spostamento di Tristano ed Isotta. Sarebbe stato un gesto   misurato esattamente al danno. Nè troppo, nè troppo poco, se le parole di dolore hanno   un senso vero. Ed avrebbe ridato un pò di fiducia nelle istituzioni, al di là della demagogia. Invece non si è fatto. I lavoratori di Torino hanno scioperato con le loro bandiere e gli operai sono tornati a lavorare ed a rischiare sapendo di avere pochi amici. Ecco, se ogni problema resta isolato in una categoria, trasportatori con trasportatori, ultrà con ultrà, operai con operai, la nostra convivenza è minata