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Penna rossa!

giugno 10

(In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di quest’anno, svoltosi l’aprile scorso, il direttore di Repubblica era già apparso in pubblico insieme al direttore di El Pais)

di Giorgio Bernardini

Berlusconi è colpevole di molti reati tra cui quello di aver ucciso l’opinione pubblica. La sentenza è stata pronunciata alle 19 all’interno del teatro Pavone di Perugia. Ma sul palco non c’era una messinscena satirica. Al posto degli attori intrattenevano Ezio Mauro e Javier Moreno, direttore del quotidiano El Pais. L’incontro, di gran lunga il più seguito di tutta la giornata, si intitolava “Esiste ancora l’opinione pubblica?”. Purtroppo gli oltre 800 spettatori se ne sono andati con qualche dubbio in più di prima. Perché di opinione pubblica non si è proprio parlato, perché la discussione fra gli interlocutori si è trasformata in pochi secondi in un’analisi del rapporto informazione e governi di destra.

La maestra, alle medie, scriveva con la penna rossa “Fuori tema!”.

La cronaca dell’evanescenza: comincia Moreno spiegando che l’ascesa di Aznar aveva frazionato l’informazione in Spagna. “La differenza rispetto al mio paese – spiega il direttore – è la debolezza strutturale della sinistra italiana”. Ha inizio il ping-pong sul ruolo della sinistra. Il pubblico si divide in due: ci sono i trasportati e gli smarriti. Poi arriva il turno del direttore di Repubblica che distingue fra senso comune e pubblica opinione: “Noi italiani viviamo immersi in un mare di grande senso comune che spesso non coincide con la realtà”. Questa resterà l’unica frase nella quale si è citato il concetto del titolo della conferenza.

Chi scrive non si permette di dare giudizi di merito sugli interventi di Mauro e Moreno. Del resto El Pais e Repubblica rappresentano in maniera trasparente, cristallina e onesta l’interpretazione di un pensiero politico ben preciso. Ma tutto questo ha poco a che fare con la serietà di due super-professionisti, che dovrebbero approcciarsi in maniera scientifica ad un tema come quello della scomparsa dell’opinione pubblica. Invece niente sguardo sociale, neanche uno straccio di autoreferenziale autocritica giornalistica, una carta che si può giocare spesso.

Il climax degli interventi di Mauro si fa comunque ascendente: “La destra pagana e paganizzatrice nel culto del successo immediato e nell’elogio del malandrino, non è in sintonia con l’urgenza della crisi”. Applausi. Allora il direttore si carica: “Io mi stupisco di come è possibile che dopo 40 minuti di dibattito non abbiamo ancora parlato di un tema importante…”. Gli smarriti di prima gioiscono, è forse venuto il tempo di affrontare le problematiche di formazione dell’opinione pubblica, del ruolo del giornalismo – si chiedono ingenui. Ma Mauro riprende a parlare e svela il mistero: “Non abbiamo ancora affrontato il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi!”. Avanti così fino alla fine: “Berlusconi accentratore, Silvio mistificatore, Presidente incompatibile”. Neanche la famosa regola del contrappasso ha saputo darmi respiro: uscendo dal teatro, neanche un metro dopo (giuro), mi investe la voce di Tonino di Pietro. Ironia della sorte, l’ex magistrato era lì su un palco che gridava “Berlusconi accentratore, Silvio mistificatore, Presidente incompatibile”. Tutto vero.

FONTE: http://ifgurbino.wordpress.com/2009/04/02/penna-rossa/