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Scusaci Boss. Torna a S.Siro. Per noi

gennaio 22

Milano l’ha fatta grossa. Una miscela di idiozia, egocentrismo, provincialismo ha portato un danno di immagine alla città e un danno concreto a tanti cittadini che saranno costretti a muoversi per seguire il Boss in giro per l’Italia.

I fatti parlano chiaro. Springsteen ha annullato la tappa milanese del suo nuovo Tour italiano perchè è stato condannato a pagare una multa per aver sforato di 22 minuti il tempo massimo concesso al suo ultimo concerto nel Luglio scorso a S. Siro.

Spiegazioni necessarie per quanti non seguono come me il Boss in ogni sua evoluzione: Milano era la città italiana più cara a Springsteen e la sua band. Qui ha fatto i suoi concerti italiani storici e qui ha provato alcuni suoi tour sperimentali, come quello solitario , o quello dedicato a Seeger con un’orchestra esclusivamente acustica. L’ultimo concerto, quello incriminato, è stato uno dei più belli. I 22 minuti della vergogna (per i dannati estremisti borghesi di S.Siro e i magistrati superficiali e irresponsabili che hanno comminato le sanzioni) fanno parte di un bis improvvisato e indimenticabile, con brani storici e bellissimi e una versione di Twist and Shout che S. Siro non dimenticherài più.

Scrivo con le lacrime di rabbia agli occhi, pensiero che quella meraviglia di rock and roll sia considerato “rumore” da un gruppo di 30 altezzosi milanesi, ignoranti più delle capre e irriducibilmente intolleranti. E’ già successo con Vasco Rossi, ma in quel caso la protervia di una minoranza l’abbiamo gestita in casa.

Questa volta, la figuraccia attraversa l’Oceano, arriva dall’altra parte del mondo e ottiene l’effetto di rappresentare una città italiana tra le più prestigiose come un villaggio in mano ad un pugno di  barbari. Il biglietto da visita è pessimo. Il sapore delle decisioni ottuse e burocratiche di quei magistrati (che neppure voglio conoscere) che hanno consumato il tempo pagato da tutti i cittadini per seguire l’istinto punitivo di pochi e penalizzare tutti gli altri è amarissimo. E non è purtroppo soltanto una questione di numero, ma di qualità e sensibilità.

Costringere Springsteen lontano da S.Siro è come se avessero proibito la Scala a Von Karajan perchè era arrogante. Lo era davvero, naturalmente, ma era anche il più bravo. E il Boss è davvero il più forte e vitale (“rumoroso”, per gli ignoranti), ma anche il vero “special one” in questo momento, l’unico vero interprete americano capace di mettersi in sintonia con i problemi che ci angustiano.

Oggi c’è lui sul piedistallo che una volta era di Dylan. Bob ha cantato per il Papa. Sprinsteen ha accompagnato la campagne e l’elezione di Obama ed il suo ultimo disco, che esce domani in Italia, mette al centro i temi del lavoro duro e faticoso. Una risposta ai tempi, che piace a chi ragiona.

Ma a Milano non verrà e ci farà soffrire, perchè lo hanno condannato ad una multa. Come si fa a discutere seriamente del prestigio internazionale che aspettiamo dall’Expo in una città che penalizza per il rumore il più bravo artista rock? Non è serio. Che faranno quel genere di cittadini che hanno squallidamente protestato e quei magistrati che hanno avallato? Denunceranno i cantieri per disturbo alla quiete pubblica? E noi? Staremo a guardare?

Siamo tanti, troppi a pensare che la penalizzazione del Boss sia una pagliacciata, è giusto farci civilmente sentire. Mi piacerebbe che Bruce leggesse anche le nostre proteste e cambiando idea  tornasse a Milano. Troveremo assieme un modo intelligente di reagire con la musica, come fece magnificamente contro il diluvio del penultimo concerto. Giudichi quei cittadini intolleranti e quei giudici come una piccola calamità naturale e cantiamoci sopra.

Ma il Sindaco Moratti rifletta sull’aspetto serio della vicenda. Milano è una città che per tradizione garantisce  grande ospitalità: chieda scusa al Boss, paghi la multa e ci chieda un euro a testa in più per risarcire il Comune. Lo faremmo volentieri. Ma lei sarebbe capace davvero di farlo?

Paolo Liguori