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Un premier sicuro

Maggio 22

Oggi vi sottopongo un commento interessante, dal Foglio di Giuliano Ferrara, dove si notano alcune novità di toni e di piglio da parte del neo premier. Dite la vostra.

Se c’è un tratto di spettacolarità tipicamente berlusconiano, questa volta si fatica a coglierlo. Perché dalle parole e dalla sostanza del discorso pubblico del premier, confortate da leggi già in attesa di firma quirinalizia, si percepisce piuttosto la densità fattuale di un governo alle prese con uno stato d’eccezione nazionale. La risposta dovrebbe essere commisurata all’emergenza e probabilmente farà impennare qualche sopracciglio pigro. E tuttavia, da ieri, la sicurezza percepita in Italia cresce di qualche spanna sopra la media degli ultimi anni; se è vero che il ministro dell’Interno ombra, Marco Minniti, è costretto a osservare che molti dei provvedimenti adottati dall’esecutivo berlusconiano erano contenuti nei programmi istruiti (ma in larga parte inattuati) dal precedente ministro dell’Interno. Non mancherà, inoltre, l’occasione di verificare e correggere in Parlamento eventuali norme dal retrogusto discriminatorio contenute nel disegno di legge affidato alle Camere. E’ , vero che l’iniziativa del Viminale s’annuncia inesorabile nei confronti dei così detti migranti, ma è anche e soprattutto su questo dossier che il Popolo della libertà aveva chiesto e ottenuto il mandato per governare il paese.
Discorso appena diverso, ma in fondo consanguineo, è quello che riguarda Napoli. La scelta di convocare il primo Consiglio dei ministri nella città italiana più complicata e offesa va al di là della testimonianza simbolica. Perché in quella riunione il Cav. ha stabilito di dare forma concreta alla personale e pubblica esigenza di farsi statisti. Sicché la grande invitata a Napoli, stavolta, è davvero la forza pubblica, nella sua versione in divisa e nelle sue propaggini amministrative e repressive. Berlusconi si accinge a intervenire quasi di prepotenza contro lo scempio da basso impero dei rifiuti napoletani e, quel che più conta, intende accompagnare alla decisione politica una militarizzazione dell’intervento statuale. Quando i soldati smobiliteranno dalla Campania e quando la mano della forza pubblica allenterà la presa sul collo del nostro spazio civico, sarà forse il segno di un successo conclamato senza precedenti.

Tra bullismo e parrucconi

Dicembre 3

L’ultimo caso che prenderanno a pretesto è l’incendio della scuola di Copparo. Senza andare in Finlandia e in America, incendi di classi e registri ci sono sempre stati nelle scuole italiane. Ma oggi gli studenti li filmano anche e questo scatena una stupida guerra alle tecnologie. In verità, hanno paura di ammettere che la decisione di proibire o penalizzare l’uso dei videofonini a scuola sia un provvedimento repressivo. Invece lo è, nonostante il ministro Fioroni e il garante Pizzetti si affannino a parlare di “uso consapevole” dei mezzi.  (http://www.pubblica.istruzione.it). La verità è che si tratta di un provvedimento anacronistico e miope. Esistono nuove tecnologie? Vanno studiate ed insegnate. E’ grazie alle tecnologie digitali che si sta sviluppando il Web 2.0, ovvero la forma di comunicazione più nuova e interessante di questo secolo. Una vera e propria rivoluzione, se si considera che chiunque, attraverso l’uso di tecnologie alla portata di tutti ed internet può entrare a pieno titolo nel circuito dell’informazione e dire la sua. Su questo blog, che ho volutamente lasciato correre per dieci giorni, raccogliendo contributi di ogni genere, stiamo appunto sperimentando la circolarità delle informazioni e degli interessi. Trovate , tra gli altri, contributi degli studenti del Master in giornalismo del Campus Iulm Mediaset di Milano ( che si raccolgono anche nel blog Tempi digitali http://www.tempidigitali.blogspot.com/) e degli studenti della Laurea specialistica della Lumsa di Roma ( che si raccolgono nel blog http://www.nonsolosabato.blogspot.com/), che hanno una brillante qualità creativa e realizzativa. Loro e migliaia di altri hanno cominciato a comunicare direttamente le immagini e i contenuti della realtà. I mezzi d’informazione ufficiali ed anche i politici dovranno tenerne conto. Invece, come risponde l’istituzione? Poichè c’è qualcuno ( ci sarà sempre questo rischio) che usa scorrettamente il mezzo, lo si proibisce. Come vietare  l’uso di ogni scoperta perchè alcuni violano le regole d’uso. Perchè si comportano da ottusi, invece di promuovere sperimentazione e corsi per guidare verso un uso positivo della tecnologia digitale? Per un fatto grave e semplicissimo, che attraversa l’intera società: coloro che dovrebbero insegnare e spiegare sono impreparati, molto più indietro di coloro che dovrebbero imparare. Ho sempre pensato, anche dinanzi al più stupido, violento e volgare filmino che nel gruppo di bulli qualcosa di buono ci sia. Perfino a Copparo, bisogna ammettere che esiste  quello capace di filmare e mettere in rete il prodotto finale. Tra gli insegnanti, questa conoscenza troppo spesso manca. Nelle istituzioni manca perfino la conoscenza del fenomeno. E soprattutto - COME AVVIENE ANCHE NELLE REDAZIONI GIORNALISTICHE- manca la volontà e l’umiltà di imparare. Si studia l’inglese, ma non il Web. Ecco perchè non resta che reprimere e rallentare il nuovo che avanza. Ma è un’impresa folle e suicida. Che ne dite: rallentiamo le tecnologie o mandiamo a casa i parrucconi?