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	<title>Paolo Liguori &#187; Italia</title>
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		<title>Un impegno sul terrorismo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 09:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TgCom</dc:creator>
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di Angelo Panebianco per Il Corriere della Sera
Oggi, nel giorno dei funerali dei sei pa­racadutisti caduti a Kabul, l’Italia uffi­ciale si stringerà, con compo­stezza e rispetto, intorno ai no­stri soldati. Come è certamen­te nei sentimenti di tutti e co­me l’opinione pubblica esige. Oggi non si sentiranno le «stecche» che si sono udite nel giorno dell’attentato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2009/09/direttore.jpg" rel="lightbox"><img class="aligncenter size-full wp-image-771" title="direttore" src="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2009/09/direttore.jpg" alt="direttore" width="550" height="380" /></a></p>
<p>di Angelo Panebianco per <em>Il Corriere della Sera</em></p>
<p>Oggi, nel giorno dei funerali dei sei pa­racadutisti caduti a Kabul, l’Italia uffi­ciale si stringerà, con compo­stezza e rispetto, intorno ai no­stri soldati. Come è certamen­te nei sentimenti di tutti e co­me l’opinione pubblica esige. Oggi non si sentiranno le «stecche» che si sono udite nel giorno dell’attentato. E’ im­portante che quelle stecche non si sentano più. Le questio­ni di guerra hanno questo di diverso rispetto alle normali lotte fra i partiti per, ponia­mo, l’accaparramento di cari­che di presidenti di Regione: ci va di mezzo la vita dei solda­ti.<span id="more-770"></span></p>
<p>[...]  Non è solo un problema italiano. E’ un pro­blema europeo. Oltre che in Italia anche in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Spagna, nelle opinioni pubbli­che tende oggi a prevalere la richiesta di ritiro. Negli anni immediatamente successivi al­l’ 11 settembre 2001 era ancora chiaro agli europei il perché della presenza militare in Af­ghanistan. </p>
<p>[...] Va urgentemente (ri) spiegato al­le opinioni pubbliche che una vittoria talebana a Kabul desta­bilizzerebbe il Pakistan, e il fondamentalismo islamico tornerebbe a galvanizzarsi ovunque (anche in Europa). E’ per evitare che i kamikaze si mettano all’opera qui da noi che siamo in Afghanistan.</p>
<p>[...]Ma come la mettiamo, qui da noi in Italia, si sente ripete­re, con l’articolo 11 della Costi­tuzione? L’articolo 11 venne scritto perché i costituenti ave­vano in mente le guerre di ag­gressione del fascismo. Sono quelle guerre che la Costitu­zione vieta. Significa far torto alla intelligenza e al patriotti­smo dei costituenti sostenere che essa ci impedisce di parte­cipare, con gli alleati, ad azio­ni militari tese a contrastare (oggi in Afghanistan, domani forse in Somalia e in altri luo­ghi) la diffusione del terrori­smo.</p>
<p>In versione completa</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_settembre_21/Un_impegno_sul_terrorismo_angelo_pianebianco_f3e6174e-a66b-11de-8d5f-00144f02aabc.shtml">http://www.corriere.it/editoriali/09_settembre_21/Un_impegno_sul_terrorismo_angelo_pianebianco_f3e6174e-a66b-11de-8d5f-00144f02aabc.shtml</a></p>
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		<title>Il massacro fa esplodere i problemi veri</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 11:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TgCom</dc:creator>
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di Marcello Veneziani per Il Giornale
Quanti anni luce dista l’Italia da Kabul? Qui parliamo d’inferno per un nubifragio o una coda in autostrada, di guerra e linciaggio per le beghe politiche o televisive, di killer per un articolo e di gente che salta per aria alludendo a un direttore dimissionario. Poi un giorno abbiamo davanti [...]]]></description>
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<p><img title="com kabul" src="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2009/09/com-kabul.jpg" alt="com kabul" width="550" height="377" /></p>
<p>di Marcello Veneziani per <em>Il Giornale</em></p>
<p>Quanti anni luce dista l’Italia da Kabul? Qui parliamo d’inferno per un nubifragio o una coda in autostrada, di guerra e linciaggio per le beghe politiche o televisive, di killer per un articolo e di gente che salta per aria alludendo a un direttore dimissionario. Poi un giorno abbiamo davanti agli occhi l’inferno vero di Kabul, la guerra dei talebani contro noi occidentali, un kamikaze killer che fa saltare in aria non per modo di dire una decina di nostri soldati. E allora capiamo come quest’Italia viva in una bambagia di ipocrisie, usando metafore improprie e dimenticando la realtà.<span id="more-765"></span> [...]Abbiamo perso il respiro della storia e abbiamo abbandonato alla solitudine i parà che sono a Kabul, ma anche i nostri che rischiano la pelle in Somalia o dove diavolo li porta la cruda realtà. Non capiamo più cos’è la storia, cos’è la guerra, cosa sono i soldati e i guerriglieri, non siamo in grado di capire la virulenza dei fanatici e l’uso delle bombe. Per avere una vaga idea di quel che succede, dobbiamo equiparare l’attentato di Kabul o di Nassirya agli incidenti stradali, ai terremoti, alle tragedie come quella di Viareggio. Non siamo più in grado di capire cos’è una guerra e cos’è l’odio. Da qui la solitudine sconfortante dei nostri soldati. Non sono lasciati soli dal governo o dagli apparati militari; sono dimenticati dalla gente. Esistono solo quando saltano in aria, quando si fanno martiri e diventano estreme star della tv, magari quando non sono più nemmeno volti ma bare avvolte in un tricolore.</p>
<p>[...] Un tempo i ragazzi sognavano di diventare eroi cadendo in guerra; per questi guerrieri in tempo di pace non vale nemmeno la consolazione della morte trionfale, il ricordo, la partecipazione. No, il massimo che possono aspirare è l’equiparazione alle vittime della violenza, del terremoto, dei week end. Senza onore né gloria, per dirla con il titolo di un famoso libro.</p>
<p>[...] Però noi siamo disarmati davanti alla guerra, quella vera, davanti ai kamikaze o presunti tali. Non riusciamo a capire come possa essere possibile e così non siamo attrezzati a reagire, preferiamo rimuovere o derubricare l’attentato al rango di incidente, follìa o calamità. C’è gente che uccide per entrare nella storia; e c’è gente, come noi, che dalla storia è uscito e non capisce chi vuole entrare. </p>
<p>[...] Poi accade l’attentato e le reazioni per farla finita sono due: le colombe chiedono il ritiro, i falchi chiedono di sterminare il nemico. Due modi per rimuovere il pericolo e abolire la guerra; e invece dobbiamo abituarci a combattere, ad alternare la prudenza all’audacia, a non disarmare, a convivere con il rischio e con la morte. Perché l’uomo è guerra e pace, vita e morte, riso e pianto. E non è possibile estirpare la notte per vivere un giorno infinito.</p>
<p>In versione completa su</p>
<p><a href="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2009/09/com-kabul.jpg"></a><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=383524&amp;START=0&amp;2col">http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=383524&amp;START=0&amp;2col</a>=</div>
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		<title>La nuova Confindustria</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 12:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TgCom</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il direttore]]></category>
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Oggi vi invito a commentare l&#8217;editoriale di Oscar Giannino sull&#8217;insediamento di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria pubblicato su Libero Mercato.
A noi è piaciuto e molto, il discorso d&#8217;insediamento di Emma Marcegaglia al vertice di Confindustria. Chi rimpiange o rimpian gerà le migliori doti oratorie del predecessore non ha capito che era voluto, lo stacco con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2008/05/marcegaglia-confindustria.jpg" title="marcegaglia-confindustria.jpg" rel="lightbox"><img width="384" src="http://www.paololiguori.com/wp-content/uploads/2008/05/marcegaglia-confindustria.jpg" alt="marcegaglia-confindustria.jpg" height="216" style="width: 376px; height: 206px" /></a></p>
<p>Oggi vi invito a commentare l&#8217;editoriale di Oscar Giannino sull&#8217;insediamento di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria pubblicato su <em>Libero Mercato</em>.</p>
<p>A noi è piaciuto e molto, il discorso d&#8217;insediamento di Emma Marcegaglia al vertice di Confindustria. Chi rimpiange o rimpian gerà le migliori doti oratorie del predecessore non ha capito che era voluto, lo stacco con cui ieri Emma ha pronunciato i suoi enunciati. Si passa da una personalizzazione carismatica &#8211; e a volte anche istrionica &#8211; alla presentazione istituzionale di un punto di vista che sceglie la serietà di fronte ai problemi, non le battute a effetto. E lo fa anche con un pizzico di personalizzazione che si annida nel dettaglio e non nell&#8217;enfasi. Un solo esempio: il predecessore mai e poi mai avrebbe citato Jaroslav Hasek, il geniale sconclusionato anarco-bolscevico, boemo e russo, che tutti conoscono per le avventure del soldato Scvejk ma che è un simbolo perfetto dei paradossi del &#8216;900, lunatico fondatore del &#8220;partito progressista ma nei limiti della legge&#8221; per poi diventare rivoluzionario, combattente prima da una parte e poi per l&#8217;altra e animatore di riviste in tutte le lingue della Mitteleuropa.<br />
Tra i quattro impegni finali in cui la Marcegaglia ha sintetizzato il suo impegno, c&#8217;è anche esattamente quella questione del rinnovo della rappresentanza d&#8217;impresa, di cui vi abbiamo parlato ieri. Un motivo in più per riconoscerci in lei. Una sola osservazione, al suo esordio. Attenti: (&#8230;)<br />
(&#8230;) perché un conto è valutare molto responsabilmente la positiva congiuntura astrale che allinea l&#8217;esordio di un nuovo vertice confindustriale, con il venire al pettine del diuturno no opposto in linea di principio dalla Cgil alla contrattazione decentrata, altro è su questo argomento credere che tutto sia a portata di mano. È più che comprensibile, che nel ribadire l&#8217;intenzione di Confindustria di giungere al più presto a un accordo innovativo col sindacato, tanto più che il governo attuale a differenza del precedente è convinto e pronto a defiscalizzare in maniera significativa il salario da produttività, la Marcegaglia abbia preferito i toni costruttivi di apprezzamento alle disponibilità finalmente espresse. Ma è altrettanto vero che a quell&#8217;accordo bisogna fare in modo di giungere molto presto. prima della prossima legge finanziaria, se possibile. Prima cioè che avvengano tutta una serie di prevedibili sviluppi.<br />
Quali? Il primo è che si sfilacci inevitabilmente l&#8217;atmosfera di dialogo tra centrodestra e centrosinistra, che in qualche modo ha certo &#8220;aiutato&#8221; la parte oltranzista del sindacato a superare i suoi dinieghi pregiudiziali, rispetto alle tenaci disponibilità espresse da tempo dalla Cisl e dalla Uil. Il secondo è che inizi col tempo a profilarsi una possibile resa dei conti a sinistra, rispetto alla quale non è impensabile che anche la successione di Epifani al vertice della Cgil finisca per intrecciarsi. La terza è che i distinti problemi dell&#8217;impiego pubblico tornino a diventare condizione prioritaria per i sindacati, rispetto a qualunque accordo realmente innovativo per i contratti decentrati nel settore privato. Ciascuna di queste condizioni è nell&#8217;ordine delle cose che possa verificarsi, e a quel punto è fin troppo facile immaginare che la luna di miele attuale lascerebbe il posto a nuovi rinvii. Per questo, ieri non era certo il momento. Ma il nuovo vertice di Confindustria deve mettere in conto tra non troppo tempo proposte anche unilaterali, per sbloccare la situazione e passare prima possibile da un sì di principio ma solo sulla carta, a un confronto su ipotesi concrete.<br />
La nuova presidente tiene e terrà tantissimo, alla rocciosa unità interna, pressoché assoluta, che si è<br />
raccolta intorno al suo nome. Dunque non è molto probabile che nel prossimo futuro la nuova Confindustria ritenga opportuno lasciare mano libera a una parte interna più determinata, nell&#8217;incalzare il sindacato sin da subito con interviste e dichiarazioni. È comprensibile anche questo. Ma magari potrebbe trattarsi di un&#8217;ipotesi da non tralasciare di considerare.<br />
Un po&#8217; di dialettica interna ed esterna in più, rispetto al monolitismo apparente della precedente gestione che nascondeva molte esitazioni e borbottii, potrebbe rivelarsi anch&#8217;esso del tutto fisiologico e positivo, per una Confindustria che torna ad anteporre i fatti concreti all&#8217;apparenza, e la sostanza alla fuffa.</p>
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