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Brunetta 2.0

febbraio 17

RO100608POL_0036E’ martedì, e come ogni martedì torna l’appuntamento di Tgcom con il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Insieme abbiamo parlato in diretta streaming del voto in Sardegna “era un test nazionale, hanno vinto la speranza, la fiducia e l’apertura” e della riforma della Pubblica amministrazione “sto girando l’Italia per proporla, sono già attivi il sito www.lineaamica.it e il numero 803001 con cui i cittadini possono dialogare con la Pubblica Amministrazione”. (continua…)

Un premier sicuro

maggio 22

Oggi vi sottopongo un commento interessante, dal Foglio di Giuliano Ferrara, dove si notano alcune novità di toni e di piglio da parte del neo premier. Dite la vostra.

Se c’è un tratto di spettacolarità tipicamente berlusconiano, questa volta si fatica a coglierlo. Perché dalle parole e dalla sostanza del discorso pubblico del premier, confortate da leggi già in attesa di firma quirinalizia, si percepisce piuttosto la densità fattuale di un governo alle prese con uno stato d’eccezione nazionale. La risposta dovrebbe essere commisurata all’emergenza e probabilmente farà impennare qualche sopracciglio pigro. E tuttavia, da ieri, la sicurezza percepita in Italia cresce di qualche spanna sopra la media degli ultimi anni; se è vero che il ministro dell’Interno ombra, Marco Minniti, è costretto a osservare che molti dei provvedimenti adottati dall’esecutivo berlusconiano erano contenuti nei programmi istruiti (ma in larga parte inattuati) dal precedente ministro dell’Interno. Non mancherà, inoltre, l’occasione di verificare e correggere in Parlamento eventuali norme dal retrogusto discriminatorio contenute nel disegno di legge affidato alle Camere. E’ , vero che l’iniziativa del Viminale s’annuncia inesorabile nei confronti dei così detti migranti, ma è anche e soprattutto su questo dossier che il Popolo della libertà aveva chiesto e ottenuto il mandato per governare il paese.
Discorso appena diverso, ma in fondo consanguineo, è quello che riguarda Napoli. La scelta di convocare il primo Consiglio dei ministri nella città italiana più complicata e offesa va al di là della testimonianza simbolica. Perché in quella riunione il Cav. ha stabilito di dare forma concreta alla personale e pubblica esigenza di farsi statisti. Sicché la grande invitata a Napoli, stavolta, è davvero la forza pubblica, nella sua versione in divisa e nelle sue propaggini amministrative e repressive. Berlusconi si accinge a intervenire quasi di prepotenza contro lo scempio da basso impero dei rifiuti napoletani e, quel che più conta, intende accompagnare alla decisione politica una militarizzazione dell’intervento statuale. Quando i soldati smobiliteranno dalla Campania e quando la mano della forza pubblica allenterà la presa sul collo del nostro spazio civico, sarà forse il segno di un successo conclamato senza precedenti.

La Beffa

gennaio 30

L’incarico a Franco Marini, nelle condizioni che si sono determinate, sembra uno scherzo. Il Presidente Napolitano avverte che nessuno osi interpretare la sua mossa come una dilazione. Excusatio non petita….., sembra propio soltanto un modo di prendere tempo. Siamo sinceri: qualcuno cercava una sponda da Casini, per sorreggere una costruzione che non sta in piedi? E’ arrivata, al contrario, una risposta nettissima. E’ inutile perdere tempo- dice Casini- non voglio fare la stampella di una sinistra divisa e in crisi. Ed ha ragione perchè, anche se taciuto dalla maggior parte dei notiziari schierati a difesa dell’ex governo, un comunicato dei Comunisti italiani dice chiaramente: andiamo al voto. Per la precisione, all’intero centrodestra vanno aggiunti i comunisti italiani e l’Udeur. E già su Marini la maggioranza è capovolta. E poichè in politica i contenuti fanno la differenza, è giusto ricordare che un altro gran numero di gruppi minori ( i socialisti, per esempio) hanno detto da tempo che non sono d’accordo con il tipo di riforma voluta da Veltroni. E poi Veltroni ( glielo ha ricordato proprio Casini) non sosteneva con grande energia che senza Berlusconi e Forza Italia sarebbe vana una riforma elettorale? I due leader dei più grandi partiti lo hanno detto con tanta forza da terremotare la situazione politica.. Dunque una maggioranza vera per Marini non c’è, a meno di tentare l’ammucchiata di tutti coloro che, indistintamente e senza principi ,vogliono andare a votare il più tardi possibile. Proviamo un elenco. Veltroni vuole allontanare dalla sua candidatura il più possibile l’ombra nefasta dell’insuccesso del governo Prodi. Il suo partito è diviso e non ha ancora fatto il primo tagliando: rischia di dividersi già sul programma. Montezemolo non è pronto per scendere in politica e rischia di lasciare la Confindustria, per elemosinare un posto dal centrodestra. ovvio che preferisca un governo finto per ritagliarsi un ruolo. Grave che il Presidente Napolitano abbia citato tra le osservazioni che lo hanno convinto quelle di un vertice confindustriale, come se Montezemolo fosse un rappresentante eletto dal popolo. A parte la singolare interpretazione delle consultazioni presidenziali, è essenziale il fatto che Montezemolo dimissionario che lancia lo stop alle elezioni vale quanto il Procuratore di S: Maria Capua Vetere, che arresta Sandra Mastella alla vigilia della pensione. Poi ci sono i complici muti, i piccoli partiti dell’ex maggioranza, che detestano Veltroni e la sua riforma elettorale, ma hanno ancora più paura di andare a votare con l’ipotesi di un PD che non se li accolli più. Tutti assieme ancora non bastano, però. E’ necessario il collante di quei tanti peones che come massimo orizzonte hanno la fine di settembre, momento in cui la metà legislatura garantirebbe benefici e pensione. Su questi conta Marini? Così sembra. Perchè la legge elettorale in vigore ha certo i suoi difetti, però ha garantito a Prodi quasi due anni di governo con solo 20 mila in più alla Camera, grazie al premio di maggioranza. Ed al Senato una maggioranza esigua c’è stata nonostante in termini di voti l’opposizione ne abbia contati 250 mila in più. Ricordate la prima battaglia del Senato? A Prodi fu offerto un atteggiamento diverso se solo avesse accettato di concordare con l’opposizione il Presidente. E quale fu la risposta? Un Franco Marini di forza. Una doppia sfida, se si considera che il presidente non volle rinunciare a sbattere anche il suo voto in faccia ad Andreotti, suo anziano xapo nella Dc.  Ed ora eccolo di nuovo, stavolta come grande mediatore. Per Napolitano, c’è solo una attenuante: lui fu eletto dopo i presidenti delle Camere. Però anche la sua fu elezione di parte.    

Troppa Monnezza

gennaio 29

La crisi di governo ci ha distratto. Ma a Napoli e in Campania si continua a soffocare sotto la spazzatura. Nonostante l’impegno del Supercommissario. Il paradosso è che il governo che doveva provvedere è caduto. E ,con il governo, quel bel tomo di Pecoraro Scanio, così non dovrà neppure fingere di darsi da fare per salvare la poltrona. E risparmieranno un sacco di fatica i suoi difensori, naturalmente intellettuali e di sinistra, che firmavano appelli in sua difesa e ci facevano ammattire dalle risate. Neppure il magnifico Grillobeppe, che vorrebbe arrestare da solo Sandra Mastella e convincere Napolitano a dare l’incarico al lungimirante statista Pecoraro, ce l’ha fatta. Però, zitti, zitti, in tanta confusione Bassolino e la Iervolino sono sempre lì, legati alle poltrone. Nessuno è sfiorato dal dubbio che, se può andarsene un governo sfiduciato, a maggior ragione dovrebbero dimettersi un governatore e un sindaco presi con le mani sul sacchetto? Niente. Leggo i blog supergiustizialisti, quelli che vorrebbero arrestare, torturare, crocifiggere chiunque e della coppia campana si sono dimenticati. Travaglio è occupato con Mastella e famiglia. E fa bene. Lì ci vuole tutto l’impegno suo e di Santoro, visto che neppure i procuratori tengono la linea dura. Si rende necessario organizzare un mandato d’arresto virtuale. Intanto il Sindaco Iervolino se l’è presa perfino con il Cardinale, colpevole, a suo dire, di aver affrontato una vicenda che sta facendo impazzire l’intera Diocesi.Arrogante, direte voi. Invece lei si sente a posto, come Bassolino: non sono l’unica certezza in una Regione confusa?Loro due e, forse la camorra, se è vero quanto alcuni sostengono. Fate attenzione:secondo alcune fonti investigative, il vero business della spazzatura starebbe nel trasporto. Soprattutto in una regione che non incenerisce, ma trasferisce. Se la camorra ha messo le mani su parti del trasporto, vi dice niente la nuova linea dell’emergenza di trasferire sempre più lontano i rifiuti? Più chilometri, più business. L’unico aspetto positivo, se vogliamo, è la creatività. Se andate a guardare il video Toda joia, toda monnezza sul blog Presa Diretta, è un capolavoro. Almeno, facciamoci una risata.

L’Eredità

gennaio 25

Ha ottenuto ciò che voleva. Da cinico e vendicativo uomo di potere. Altro che statista e uomo d’onore. Prodi lascia in eredità al Paese e, soprattutto alla sinistra, una situazione pesantissima di risse, sospetti, di vera antipolitica. Un governo che è stato in piedi, fin dal primo giorno, giocando con la vanità, l’egocentrismo e l’interesse dei senatori a vita, ha agito nella ricerca continua della mediazione tra forze politiche francamente incompatibili. Nessuno poteva e doveva uscire dal recinto della maggioranza, per salvare la poltrona di tutti. Questa gabbia, consolidata da promesse, corruzione e minacce, ha prodotto una quantità di miasmi insopportabile. Con il braccio di ferro finale, Prodi ha stappato il vaso e l’infernale contenuto si è rovesciato su tutti. In particolare sulla sinistra, dove l’ex presidente si ripromette di dare ancora bataglia a colpi di trappole e veleni. Stia attento Veltroni, che ha osato rompere lo schema ed uscire alo scoperto con una proposta diversa, perchè rivolta al paese e non ali uinteressi di potere. Dal Professore arriveranno guai. Ma più di ogni altra cosa è terribile la situazione in cui è stato trascinato e lasciato l’elettorato di sinistra. Come si vede benissimo, leggendo atentamente i blog ( anche questo), una parte consistente dell’elettorato di sinistra tradito e disilluso dai suoi capi, volta le spalle a qualsiasi idea positiva e si rifugia nell’antipolica. Finchè questo fenomenno riguardava frange di minoranza, era interessante motivo di osservazione e analisi. Se coinvolge una base elettorale imponente, diventa un rischio per il Paese e la stessa convivenza civile. Nell’antipolitica la fanno da padroni i maramaldi, i vigliacchi di ogni specie, pronti ad accanirsi sui casi singoli, i soggetti più deboli. Pronti perfino ad insultare( tanto non costa niente) morti e soggetti privati della libertà. E’ una subcultura da combattere, analoga e peggiore del razzismo. Se inizia a camminare a passi veloci sulle gambe dei delusi ex di tutte le sinistre, è un boccone molto duro da digerire per chiunque. Anche il centro destra non deve sottovalutare un simile rischio. Ecco perchè, passato il primo spontaneo festeggiamento per la liberazione da Prodi, oggi è importante riflettere sui rischi che il futuro ci riserva. Nuove eleziioni, è chiaro, sono indispensabili, ma è importante che alla svolta politica partecipino tutti. Ogni escluso, ogni deluso è un potenziale nichilista. Anche soltanto nel linguaggio e nei comportamenti.

Il mastino del potere

gennaio 24

E così, in poche ore, tutti hanno potuto vedere chi è veramente Romano Prodi. Altro che bonaccione, altro che mortadella. Altro che sorrisi e moine da professore sbattuto per caso sulla scena della politica. E’ venuto fuori il nocciolo duro del vero uomo di potere, disposto a tutto per difendere la propria posizione. E’ una parabola che viene dai tempi dell’Iri, quando Prodi Presidente amministrava con bruschi modi spartitori la cosa pubblica per conto dei capi Dc di allora. Pensavate fosse un brav’uomo? Un professore distratto , dall’aria insonnolita?In mezza giornata, ha fatto impallidire le accuse alla famiglia Mastella. Si è lanciato vorace su ogni senatore disponibile per trovare i voti necessari a restare in sella. Perfino con l’Udeur di Mastella ha tentato prima di spaccarla promettendo posti e poi di recuperarle per un eventuale suo nuovo governo. Inutile entrare nei dettagli, che sono notissimi ai cronisti. Piuttosto, viene da ridere se si pensa, parallelamente, al rinvio a giudizio di Berlusconi per quelle telefonate a Saccà. Non si può nemmeno fare un paragone. Ma l’apetto più grave è ancora quello politico. Mentre Palazzo Chigi tentata di arruolare qualsiasi senatore(e, con un paradosso che imbarazzerà qualcuno dei giustizialisti assatanati che scrivono su questo blog, ha raccolto immediatamente il voto a favore di Andreotti), promettendo o minacciando, gli amici di Prodi, nel dibattito alla Camera hanno chiarito anche ai più ingenui e sprovveduti chi e perchè considerano i veri responsabili della crisi. Hanno tuonato, dentro e fuori dall’aula, contro Walter Veltroni e il Partito Democratico, rei di aver portato il governo al capolinea, per aver riaperto il dialogo con Berlusconi su una possibile riforma elettorale. Ecco i nemici veri, altro che Mastella(che Prodi ha superlodato nel suo discorso, ottenendo un’astensione alla Camera). Prodi detesta chi vuole veramente voltare pagina da quella Prima Repubblica alla quale deve tutta la raffinata arte di conservare il potere. Adesso immagino che i soliti irriducibili dell’ideologia nichilista si scateneranno a tuonare contro tutta la politica che fa schifo, eccetera. Il disco lo conosco e non mi piace. Ogni tanto fa ridere, quando lo suonano i comici. Ma quando lo cantano, su toni tragici, i Travaglio e i suoi fratellini fa davvero schifo. Vi piaccia o no, la situazione è chiarissima: ci sono politici che non vogliono cambiare proprio nulla. Altri che stanno operando e rischiando , per cambiare tutto. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, in questo momento, sono coraggiosi e intelligenti. Spero proprio che vadano avanti assieme, anche se naturalmente su fronti opposti. E faccio un tifo speciale soprattutto per Walter, perchè Berlusconi è padrone a casa sua, Veltroni invece deve resistere alle pressioni di tanti. Forza, cambiate la politica italiana. 

Il Caudillo Prodi

gennaio 22

Non si è mai veramente saputo quando morì Francisco Franco. La Spagna non era pronta per affrontare il dopo-Franco, così per giorni i dottori raccontarono il suo coma, finchè non ebbero via libera per chiudere la bara. Esempio crudo, mi dispiace, ma efficace. Prodi vuole andare avanti, oppure costringere il Parlamento a cacciarlo, per chiudere ogni via d’uscita che non siano le elezioni. E’ costituzionalnente legittimo. Ma surreale, visto che dalla crisi dell’anno scorso il suo governo non decide quasi più nulla, pur di evitare divisioni. E’ morto da tempo.Dicono ( anche molti che scrivono sul blog) che lo abbia impallinato Mastella, con le sue dimissioni. Ma del ministro Mastella Prodi ha lodato a lungo le capacità ed anzi ha sottoscritto la sostanza della sua denuncia sulle deviazioni della magistratura. Quindi ne condivide politicamente la sostanza. Non è vero che Prodi sia stato spinto a chiedere la fiducia da Mastella: soltanto negli ultimi tre giorni, lo hano costretto tre vicende più gravi. Nell’ordine: 1) la dichiarazione di Veltroni che il PD correrà da solo alle elezioni, che scioglie di fatto l’Unione con gli altri partiti; 2) la rivelazione del Presidente Cei , Mons. Bagnasco che sarebbero state le autorità italiane a sconsigliare la visita del Papa alla Sapienza; 3) l’annuncio del Commissario Staordinario De Gennaro delle misure d’emergenza per i rifiuti, seguito immediatamente dalla ripresa della rivolta di piazza. Il Governo Prodi è travolto dalla realtà che non riesce a governare e dall’immagine dell’Italia , ormai  polverizzata più che logorata. Infine, anche la mancanza di senso dell’umorismo è un boomerang: se Prodi neavesse, mai si sarebbe sognato di ricordare tra i principali meriti del suo governo l’azione sull’ambiente, con le immagini della Campania che fanno il giro del mondo e il ministro Pecoraro sottoposto a mozione personale di sfiducia. Staremo a vedere adesso come risponde il Parlamento, ma sono certo che molti come me sono convinti che l’attaccamento al potere da un lato e la mancanza dei due anni minimi per il raggiungimento della pensione dall’altro, siano le due vere armi del nostro Generalissimo. 

Avete, come al solito, tutto lo spazio per dire la vostra, però  l’argomento è serio. Se non vi appassiona, nessuno vi obbliga a scrivere. Sevolete farlo, anche contro il mio punto di vista , fatelo civilmente, evitando di dare spettacolo ignobile di voi stessi. Perchè, come avete capito, ci leggono in decine di migliaia.

Ultimo avviso ai naviganti: è chiaro che ci sono anche alcuni che fanno apposta a tentare di distruggere il senso di questo blog. Sono pochi, ma faranno di tutto. Lo hano anche rivendicato: preferiscono altri e, secondo la consuetudine ideologica, vorebbero far tacere chi la pensa diversamente. Non rispondete loro in modo rissoso e scomposto, perchè serve soltanto a sporcare l’ambiente di questo blog. 

Ubi Maior.
Il conflitto è più grave

gennaio 17

Il caso Mastella è chiuso. Non c’è più. Le vicende giudiziarie dell’ex ministro sono affidate ai tempi lentissimi della Giustizia. E ad un Procuratore che, sentito in Tv, dovrebbe far cambiare idea anche ai giustizialisti più feroci. Ora, per l’Italia il caso è diventato il chiarissimo conflitto tra poteri istituzionali. Riassumiamo: Prodi, Presidente del Consiglio, ha parlato in solidarietà a Mastella. Ora il ministro della Giustizia è lui, ad interim. Dunque, toccherebbe a lui intervenire. Cioè, se Mastella non ha torto, dovrebbe chiedere che vengano sollevati dall’incarico e puniti i magistrati estremisti che operano minacciando e prendendo ostaggi. Se le parole hanno un senso (ma in Italia spesso non lo hanno , Prodi dovrebbe investire immediatamente del problema il Capo dello Stato, che è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Se esistono magistrati tanto pericolosi da far paura al ministro e indurlo a lasciare il posto, pur continuando a sostenere il governo dall’esterno, figuriamoci i cittadini normali con quale tranquillità possono continuare a campare in questo Paese. Presidente Napolitano, la prego, ci faccia sentire la sua flebile ma ferma voce. Già che si occupa della vicenda, Presidente, ci rassicuri anche sulla tenuta della maggioranza dopo le dimissioni di Mastella e i numerosi annunci di rottura di ben tre partiti della sinistra radicale. Chieda a Prodi, come è suo diritto lo stato reale  della coalizione, perchè a noi italiani cerca di nasconderlo, ripetendo: “Io duro, perchè faccio”. Lei tragga le sue valutazioni e le comunichi. Perchè il vero scandalo adesso non sarebbe nè quello presunto della famiglia Mastella e neppure gli accanimenti di magistrati estremisti. Sarebbe un finimondo, se Prodi e Napolitano facessero finta di niente e il baraccone andasse avanti come prima.

Sceneggiate a orologeria.

gennaio 16

Ero con il dito sul primo tasto del computer, pronto a scrivere indignato il mio commento. Giustizia ad orologeria, che diamine! E’ più che evidente l’intento di colpire l’uomo giusto al momento giusto. L’ ho pensato e strapensato mille volte, con Berlusconi. Adesso tocca a Mastella ministro ed è la stessa cosa, identica. Stavolta, sarà evidente a tutti. Tranne Travaglio e Di Pietro. Poi, mi sono fermato, per vedere le prime reazioni. E, all’ora dei telegiornali, ho capito che il coro unanime già cantava “giustizia ad orologeria”. Inutile, dunque, aggiungersi. Meglio ricordare che se è diventata normalità in Italia far fuori i politici prescelti, attraverso l’uso sapiente ed orchestrato della magistratura, allora le istituzioni sono già oltre il serio pericolo. Sono minate, compromesse. Per resistere, avrebbero l’obbligo di difendersi, subito e a muso duro. Dovrebbero reagire evitanto le solite sceneggiate che suonano come una terribile     debolezza. Per esempio, pur con tutta la più sincera solidarietà alla vittima Mastella, anzi proprio per questo, un buon inizio per dare battaglia e modificare una situazione intollerabile,  sarebbe accettare e non respingere le sue dimissioni. Solo un punto di partenza,naturalmente, per riportare la magistratura entro quei confini di neutralità che ha superato da tempo. Coinvolgendo il Presidente della Repubblica, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Invece, va tutto al contario. Nessuno si dimette, perchè nessuno è veramente convinto della propria innocenza, tanto da dare battaglia. Se le dimissioni di Mastella saranno respinte, domani non se ne parlerà più. In Italia si è convinti che dimettersi equivale ad accettare la colpevolezza. E invece per dimettersi da una carica politica basta e avanza la certezza di una responsabilità politica. Non è sufficiente ciò che abbiamo visto per Bassolino, la Iervolino, Pecoraro Scanio? Loro pensano di no, io penso il contrario. E non è sufficiente lo schiaffo del Papa per chiedere le dimissioni del Rettore della Università ex Sapienza (oggi Ignoranza)? E, in fondo, se la Giustizia funziona ad orologeria, non sarebbe giusto che il ministro relativo ( cioè Mastella) ammettesse il fallimento e si dedicasse da libero parlamentare alla sua battaglia politica? Sarebbe giusto, ma nessuno farà nulla, perchè Prodi ha costruito il suo potere come un castello di carte: se ne cade soltanto una, tutto precipita. E allora, passata la sceneggiata delle dichiarazioni, tutto andrà avanti come prima . Fino alla prossima emergenza.

Un polverone Speciale

dicembre 17

Tutti parlano della riammissione al vertice della Guardia di Finanza del Generale Speciale, decisa dal Tar del Lazio. Ma se provate a chiedere perchè Speciale fu rimosso 1 su 3, o forse su 2 interrogati, vi risponderanno genericamente che la causa è uno scandalo sull’uso di aerei e di elicotteri dei Corpo a scopi personali. E’ il polverone di regime che avanza, guidato da quella Repubblica che si sta candidando a diventare la Pravda in guanti bianchi della nostra epoca. (continua…)