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Contrada, un briciolo di umanità

Luglio 24

Bruno Contrada

L’ex agente del Sisde lascia il carcere e sconterà la pena ai domiciliari, come chiesto dallo stesso sostituto procuratore generale. Peppino Caldarola sul “Riformista” di giovedì 24 luglio ha commentato e spiegato la scelta della Procura.

“C’è la svolta nel caso Contrada. Il sostituto procuratore generale Ugo Ricciardi ha dato parere favorevole al differimento della pena per l’ex prefetto e i giudici di sorveglianza di Napoli stanno decidendo. Rivoli di umanità emergono nella lunga e dolorosa trafila giudiziaria del superpoliziotto palermitano.

II Riformista, anche con i corsivi di Mambo, è più volte intervenuto per sollecitare un provvedimento di clemenza. Non lo abbiamo fatto da soli. Nella sinistra siamo stati soli e isolati. Ma avevamo ragione. Contrada ha perso 22 chili nell’ultimo anno. Le sue patologie si sono aggravate. La famiglia temeva di perderlo. Ha chiesto, in una clamorosa dichiarazione, l’eutanasia per uscire dalla sofferenza. Contrada era chiuso in un carcere di massima sicurezza militare dopo la condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Stava, sta morendo.

Sconta una condanna dura che ribaltava una vita intera spesa al servizio dello Stato. Lo hanno accusato non si sa quanti pentiti, forse cinque o sei, fra cui Buscetta e Gaspare Mutolo. In ogni deposizione dei «collaboranti» non c’era un fatto a prova della contiguità del prefetto Contrada con la mafia. Le confessioni riportavano il sentito dire di una sua disponibilità ad aiutare Cosa Nostra. Sono stati i boatos di mafia a condannare quest’uomo burbero e brusco con la faccia da attore francese del dopoguerra. Più pentiti, recita la legge, fanno una prova anche quando una prova non c’è.

Non si può dire che Contrada non avesse nemici fra i mafiosi. L’intera sua carriera si è svolta nella lotta contro la grande criminalità, a partire da quando era dirigente della Sezione Volanti della Questura di Palermo e poi capo della Catturandi, fino all’impegno nel Sisde, il servizio segreto interno, destinato alla repressione sia in Sicilia e poinel Lazio dell’attività mafiosa. È stato nella squadra del mitico Boris Giuliano, il grande poliziotto che in questi giorni abbiamo ricordato nell’anniversario del suo assassinio. Anche Contrada è stato un grande poliziotto che si è fatto tanti nemici.

La vicenda di Contrada si presta a diverse considerazioni. Le ultime riguardano la sua battaglia per vivere e morire, speriamo fra tantissimo tempo, in dignità. La carcerazione per mafia è la pena più grande per chi ha lottato contro la mafia. Contrada non sopportava più né la segregazione né le ragioni della segregazione. Mi addolora non aver trovato sensibilità a sinistra sul suo caso. Da questa parte, le teorie colpevoliste hanno più successo di quelle innocentiste e Contrada era stato incarcerato, in aggiunta, da magistrati considerati campioni della lotta antimafia, quindi non poteva non esser colpevole. La seconda considerazione riguarda il modo di condurre la lotta alla mafia. La dico tutta. Troppo spesso differenti interpretazioni di questa lotta hanno portato a settori dello Stato contro altri settori. A parte i casi palesi di connivenza, spesso si sono contrapposte due o più linee e spesso la contrapposizione ha portato a processi e ad accuse infamanti. E tuttora in corso un processo contro il prefetto Mori, prefetto e generale dei Carabinieri, per i giorni successivi all’arresto di Riina. Anche qui si sente la mancanza di una cultura garantista nelle pubblica opinione, una deriva accusatoria. Stabilita la linea maggioritaria per combattere la Cosa Nostra, chiunque avesse deviato veniva considerato un nemico, peggio un colluso. Ho la sensazione che molte delle accuse a Contrada vengano da questa cultura. C’è di più. Il tema dell’attendibilità dei pentiti è stata la questione chiave della recente storia politico-giudiziaria italiana.

I pentiti sono stati decisivi nello smantellare la mafia ovvero una parte della sua organizzazione, comunque nel rivelare comportamenti, connessioni, riti. Buscetta è stato il primo e il più importante. L’ho conosciuto bene. Ho preso con lui l’impegno di non raccontare i nostri colloqui. Non mi ha fatto rivelazioni, mi ha solo raccontato a cuore aperto i drammi della sua vita disperata. Ho conosciuto la persona Buscetta, non il pentito Buscetta. Ne ho scritto solo in occasione della sua morte. Poi niente altro. Devo dire però che forte è in me l’impressione che quest’uomo, un vero pentito, avesse interpretato in modo abnorme il suo ruolo di giustiziere. Non sempre la magistratura ha mostrato di voler affiancare alle deposizioni dei pentiti prove fattuali che in qualunque altro paese sarebbero obbligatorie. E’ stata una deformazione, dettata dall’emergenza, dell’attività giudiziaria di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze”

La Bastiglia di Pescara

Luglio 14

 

Le modalità dell’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco lasciano a bocca aperta. Un blitz come quelli che servono a decapitare cosche mafiose o camorristiche e la decapitazione politica di una Regione non stanno in piedi, anche a paragone di un’ accusa di concussione, qualunque sia l’entità delle presunte mazzette. Il Procuratore di Pescara Trifuoggi ha parlato di decine di miliardi di vecchie lire, ma le cifre non bastano a giustificare  la violenza usata in questo caso. Testualmente, ha detto: ” Ci siamo accorti che c’erano troppe illegittimità perchè si potesse parlare solo di disinvoltura amministrativa. E quando ci sono le illegittimità che comportano un grande esborso di denaro sorge legittimo il sospetto che qualcuno lucra”. A parte l’abolizione  del congiuntivo, dettata probabilmente dalla necessità di rafforzare l’accusa, il ragionamento non sta in piedi. Si è capito che gli inquirenti hanno la confessione del titolare di una o più cliniche, “costretto” a pagare mazzette. E lui, evidentemente, avrebbe accusato Del Turco ed altri. Ma anche una simile circostanza non basta a spiegare le modalità dell’arresto. Perchè le confessioni potrebbero essere interessate per mille motivi,non ultimo il fatto che la Regione aveva in passato tagliato i fondi alle cliniche di Angelini. Non basta secondo la giurisprudenza l’accusa di un pentito senza riscontri e anche questi ultimi, sufficienti per una eventuale condanna, andrebbero usati con cautela, prima di decidere la decapitazione di una Regione. Insomma, tutto sembra troppo violento, troppo spettacolare, troppo affrettato per essere vero. Per me, a differenza che per altri c’è un problema in più: non posso dire di aver fiducia nella magistratura, fino a prova contraria. Sarei un bugiardo e un ipocrita se, sulla base dell’esperienza di tanti anni, non confessassi di avere più fiducia in Ottaviano Del Turco che in un qualsiasi Procuratore, fino a prova contraria. In queste settimane, non sono quasi intervenuto nel farsesco dibattito sulla giustizia ( non a caso chiuso ufficialmente da capocomici), perchè mi sembrava assolutamente tempo perso. Ho colto qualche sfondone dei soliti Di Pietro e Travaglio, ma in fondo, ho pensato che non facessero vero danno. Ricordavano all’opinione pubblica quanto è stato importante e lo sarà ancora emarginarli. Avere avversari evidenti è sempre utile, per guardare in faccia il rischio. Adesso, però, non si tratta di chiacchiere. Un uomo stimato, un sindacalista e politico uscito indenne da mille traversie è stato sbattuto in galera come un delinquente pericoloso. Lui, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Socialista da sempre, arrestato nell’anniversario della presa della Bastiglia. Con una pena preventiva già comminata: tre giorni di isolamento prima di vedere l’avvocato e di subire il primo interrogatorio. Fino a prova contraria, le persone perbene, sono chiamate a far sentire la propria voce. Senza esitazioni e senza pentirsene, a prescindere dai risultati giudiziari. Perchè siamo uomini che crediamo negli uomini che conosciamo, prima che nella giustizia. E a cambiare idea facciamo sempre a tempo. Ma chi potrebbe mai cancellare la vergogna di sapere,domani, che l’accusa era esagerata e abbiamo taciuto per prudenza o viltà? Quello sì sarebbe vero rimorso. E dunque oggi, 14 luglio, sono assolutamente convinto che le accuse contro Ottaviano siano esagerate e le modalità dell’arresto incivili. E sono orgoglioso che Di Pietro pensi esattamente il contrario. Paolo Liguori 

Ossessioni di famiglia

Giugno 25

Spunto di riflessione sull’attualità politica italiana, tratto da “Il Giornale”

“Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri che Silvio Berlusconi, dal 1993, è stato oggetto della seguente attenzione: Firenze lo indaga per mafia: archiviata; Palmi per massoneria: archiviata; Milano per corruzione su verifiche fiscali: assolto; per falso in bilancio legato ad acquisto calciatore Lentini: prescrizione, assolto; stessa accusa per Fininvest: prescrizione, assolto. Milano per spartizione pubblicitaria Rai e Fininvest: prescrizione, assolto; per corruzione e falso in bilancio: assolto. Per frode fiscale e appropriazione indebita e falso in bilancio per acquisto terreno Macherio: assolto e amnistia. Palermo per associazione mafiosa poi derubricata in concorso esterno e riciclaggio: archiviata. Caltanissetta per concorso in strage per le bombe del 1993: archiviata. Milano per falso in bilancio per l’affare Medusa, assolto; per caso All Iberian, prescrizione; anche per la gemella All Iberian 2, assolto; su Sme 1 e Sme 2: assoluzione e archiviazione; per falso in bilancio in affare Medusa: assolto; per tangenti fiscali Telepiù, prescrizione, assolto; per corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori: prescrizione, assolto: per diritti televisivi e corruzione del teste David Mills: in corso. Roma per raccomandazione vallette Rai: in corso. Ciò posto, il candidato ha 18 minuti per commentare l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana così titolato: «Berlusconi ha l’ossessione dei pm».

Filippo Facci

La lettera di Berlusconi

Giugno 17

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Ecco il testo integrale della lettera inviata da Silvio Berlusconi al presidente del Senato Renato Schifani e pubblicata sul Giornale

Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.

In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato. Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.

Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente, Silvio Berlusconi

Che c’azzecca?

Febbraio 14

Siamo in piena campagna elettorale. E i Veltrusconi si comportano benissimo, come avevano promesso. La strana coppia marcia separata sui programmi di governo, ma persegue con determinazione l’obiettivo di cambiare assieme le regole dopo le elezioni, qualunque sia il risultato elettorale. Anzi, già ora danno qualche segnale importante. Per la verità, Veltroni ha ceduto terreno a Di Pietro, che ci azzecca poco con un programma riformista. Specialmente sulla giustizia, infatti, molte sarebbero le cose da modificare. Per chi non avesse capito bene, dopo il caso Mastella che ha fatto cadere Prodi, sono successi fatti ancora più gravi. Basta chiedersi: ma la magistratura napoletana, con tutta la criminalità organizzata che c’è e i reati evidenti collegati all’emergenza spazzatura, perchè si occupa dell’inchiesta su Vallettopoli ( filone intercettazioni Berlusconi-Saccà) e adesso delle interruzioni di gravidanza? L’ultimo episodio della polizia mandata in ospedale ad interrogare una donna fa rabbrividire. E non tanto per il merito fin troppo evidente, ma per il metodo, che dimostra una magistratura che dall’autonomia è già scivolata sul crinale dell’irresponsabilità. C’è chi pensa che questi magistrati, cosi superficialmente assatanati di carriera potrebbero risanare l’Italia? Di Pietro lo dice  senza tregua, ma il PD non può seguirlo su questo terreno. Dunque, Di Pitro  nella lista è una prova di debolezza. Magari ce ne saranno altre in queste ore, da tutte e due le parti, ma la sostanza non cambia. Berlusconi vuole voltare pagina per l’Italia e Veltroni vuole cambiare radicalmente la politica, a cominciare da quella a lui vicina. Bene, si annunciano elezioni importanti. 

Ecco a voi il Grande Accusatore

Gennaio 18

Caso Mastella. Sul video-aggregatore Mediaset trovate il filmato integrale della conferenza stampa del procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei trasmesso da Matrix, mentre sul nostro video-blog Presa Diretta potete vedere la versione che sta circolando su YouTube.  

Sceneggiate a orologeria.

Gennaio 16

Ero con il dito sul primo tasto del computer, pronto a scrivere indignato il mio commento. Giustizia ad orologeria, che diamine! E’ più che evidente l’intento di colpire l’uomo giusto al momento giusto. L’ ho pensato e strapensato mille volte, con Berlusconi. Adesso tocca a Mastella ministro ed è la stessa cosa, identica. Stavolta, sarà evidente a tutti. Tranne Travaglio e Di Pietro. Poi, mi sono fermato, per vedere le prime reazioni. E, all’ora dei telegiornali, ho capito che il coro unanime già cantava “giustizia ad orologeria”. Inutile, dunque, aggiungersi. Meglio ricordare che se è diventata normalità in Italia far fuori i politici prescelti, attraverso l’uso sapiente ed orchestrato della magistratura, allora le istituzioni sono già oltre il serio pericolo. Sono minate, compromesse. Per resistere, avrebbero l’obbligo di difendersi, subito e a muso duro. Dovrebbero reagire evitanto le solite sceneggiate che suonano come una terribile     debolezza. Per esempio, pur con tutta la più sincera solidarietà alla vittima Mastella, anzi proprio per questo, un buon inizio per dare battaglia e modificare una situazione intollerabile,  sarebbe accettare e non respingere le sue dimissioni. Solo un punto di partenza,naturalmente, per riportare la magistratura entro quei confini di neutralità che ha superato da tempo. Coinvolgendo il Presidente della Repubblica, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Invece, va tutto al contario. Nessuno si dimette, perchè nessuno è veramente convinto della propria innocenza, tanto da dare battaglia. Se le dimissioni di Mastella saranno respinte, domani non se ne parlerà più. In Italia si è convinti che dimettersi equivale ad accettare la colpevolezza. E invece per dimettersi da una carica politica basta e avanza la certezza di una responsabilità politica. Non è sufficiente ciò che abbiamo visto per Bassolino, la Iervolino, Pecoraro Scanio? Loro pensano di no, io penso il contrario. E non è sufficiente lo schiaffo del Papa per chiedere le dimissioni del Rettore della Università ex Sapienza (oggi Ignoranza)? E, in fondo, se la Giustizia funziona ad orologeria, non sarebbe giusto che il ministro relativo ( cioè Mastella) ammettesse il fallimento e si dedicasse da libero parlamentare alla sua battaglia politica? Sarebbe giusto, ma nessuno farà nulla, perchè Prodi ha costruito il suo potere come un castello di carte: se ne cade soltanto una, tutto precipita. E allora, passata la sceneggiata delle dichiarazioni, tutto andrà avanti come prima . Fino alla prossima emergenza.