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Bersani scivola sulle palle ( dello stemma)

febbraio 28

Alcuni lettori mi hanno rimproverato di commentare poco la campagna elettorale. Evidentemente, c’è voglia di spunti di riflessione. Hanno ragione e mi scuso, però vengo da dieci giorni molto impegnagnativi per l’avvio della campagna elettorale in streaming e in video su Tgcom. Ora, il progetto è partito e quasi ogni pomeriggio sul sito potrete vedere in diretta candidati e commentatori, per poi cercarli e ritrovarli sul video aggregatore. Oggi dopo le 15 sarà la volta di Filippo Penati , presidente della Provincia di Milano, esponente del PD. C’è un episodio, però, della campagna elettorale che ho già commentato a Radio 101, su Graffi Quotidiani, sul quale voglio tornare. Perchè è il caso limite di un atteggiamento che rivela la banalità e il senso di colpa di una parte della classe politica. Ed anche le sciocchezze dei mezzi di informazione. Dunque, è di moda sulla scia di Veltroni presentarsi a pranzo o a cena a casa della gente “comune” per fraternizzare  e presentare il proprio programma. Meglio se la visita non è privata, ma con fotografi e giornale al seguito. Così, tutto sarà documentato e i candidato farà la sua porca figura di uomo del popolo che condivide problemi e sofferenze. Lo sforzo di arrivare a fine mese, per esempio, oppure quello di caricarsi di doppi lavori e straordinari. In questa kermesse, succede che il settimanale Oggi si metta d’accordo con l’ex ministro Pierluigi Bersani per accompagnarlo in una casa romana, al quartiere Monti, quella della famiglia Sacchetti. Bella casa, bella cena, belle fotografie. Tutto anche troppo bello. Perchè la famiglia Sacchetti non è una famiglia media. Si tratta del marchese Sacchetti, come spiega Gianni Pennacchi sul Giornale, una casata nobiliare, tra le più celebri e ricche dell’aristocrazia romana , vicina al Sacro Soglio, frequentatrice dei reali d’Inghilterra e di quelli di Spagna. Una volta si sarebbe detto “nobiltà nera”, ma visto il curriculum di Bersani è meglio lasciar perdere i colori. Piuttosto, il palazzo nobiliare al Rione Monti fa pensare ad una gag con Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo. ” Io sò io e voi nun sete un c….”. Ora bisogna interpretare il messaggio lanciato dal poderoso servizio. Il settimanale Oggi ha fatto una semplice gaffe, oppure voleva mettere in ridicolo il ministro Bersani? L’autore dell’articolo ha già replicato a Dagospia che la famiglia Sacchetti prescelta è un ramo minore, il marchesino Giovanni Battista fa il pittore e non abita nel palazzo storico di via Giulia , ma in un palazzo umbertino di via Nazionale. Non cambia la sostanza: perchè tra tante proprio un famiglia nobile? Il Partito Democratico sogna di affiancare alla bandiera italiana le palle nobiliari nel simbolo? Oppure è una strategia quella di rincorrere e conquistare gli strati più privilegiati della società per lanciare un messaggio di affidabilità ad un popolo di poveracci? Mi sono chiesto anche questo, vista la composizione dell’elettorato milanese e del Nord del partito di Veltroni. Pochi, ma buoni avrebbe detto il Duce. Di fatto, tra le categorie sociali iperrappresentate nel Partito Democratico ci sono i banchieri. In proporzione, neppure gli operai sono così presenti in percentuale relativa, visto che i lavoratori dipendenti sono schierati anche al centro e a destra, votano in tantissimi anche Berlusconi e naturalmente Bertinotti. I banchieri no. Quelli sono una cellula d’acciaio della sinistra veltroniana e il loro giornale, il Corriere, dopo aver ripudiato Prodi già sostiene il nuovo paladino. Sarà certo una strategia, che non capisco e mi inquieta. D’altronde, se mezza Italia è indebitata con le banche, avere in mano i debiti degli altri qualche voto lo orienterà, più di mille programmi. Però, se adesso ci si mettono anche i marchesi a fondare le coop a 7  palle , siamo davvero un paese fuori di testa.

Minculpop e monnezza

gennaio 11

Non riescono a smaltire i rifiuti, i problemi, le polemiche e allora hanno pensato di smaltire l’informazione. Oggi i grandi giornali, d’intesa, hanno relegato in secondo piano le ultime drammatiche notizie sull’emergenza spazzatura, che diventa sempre più grave. Hanno scelto di accendere i riflettori sulla promessa del governo di un futuro taglio delle tasse. Una promessa che, viste le solite contrapposizioni all’interno di questa maggioranza, non sappiamo se mai diventerà realtà, e in ogni caso l’ipotetico intervento sulle imposte sarebbe subito controbilanciato da una stangata su Bot e titoli. Ma, fatto ancora più grave, Luciano Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, ha convocato in Parlamento i direttori dei telegiornali italiani e ha detto loro che la gente si sente meno sicura non per un oggettivo degrado della società ma per come vengono date le notizie. In pratica, c’è aria di Minculpop, mentre i problemi del Paese diventano sempre più gravi . Per aprire la discussione pubblico qui di seguito il testo dell’intervento su Il Giornale con cui il direttore del Tg5 Clemente Mimun ha replicato a Violante. Vi ricordo infine che su Presa Diretta, www.presadirettablog.com, trovate il meglio dei filmati in rete sull’emergenza rifiuti (oggi in particolare c’è quello “La Sardegna non è una discarica” contro la decisione di Soru di far arrivare la spazzatura campana a Cagliari).

 

Un altro schiaffo alla libera stampa

di Clemente Mimun

Le statistiche sono certamente interessanti e ne diamo periodicamente e doverosamente conto coi rapporti dell’Istat, del Censis e di altri istituti. Ma una cosa è il bilancio di un determinato periodo, altro è raccontare la cronaca quotidiana, che parla un linguaggio crudo, con il ripetersi di episodi gravissimi, ed in presenza di mille aspetti della vita italiana che, tutti insieme, producono e alimentano preoccupazione ed incertezza. D’altra parte: è vero o non è vero che quattro, se non cinque regioni, del nostro Paese, sono preda della criminalità organizzata?
Gli effetti devastanti della morte atroce di Giovanna Reggiani e di episodi analoghi, sono frutto dei racconti dei telegiornali, o di atti criminali? Quel che sta accadendo a Napoli ed in Campania, col mondo che guarda ad intere aree dell’Italia sepolte dalla spazzatura, è frutto di disinformatia, o di inettitudine delle istituzioni?
È in Italia che i prezzi stanno aumentando a livelli intollerabili? È in Italia che il potere d’acquisto dei salari diminuisce costantemente? Sono i Tg o l’Ocse ad affermare che l’Italia ha insegnanti e studenti decisamente impreparati? È vero o non è vero che la Spagna ci affianca ormai tra i Paesi più industrializzati del mondo? Sono i Tg italiani, o il Times ed il New York Times, a descriverci come un Paese in rapido declino? È vero o non è vero che di anno in anno saliamo nella speciale classifica dei Paesi più corrotti del mondo? Bene, se tutto questo è vero, come purtroppo è vero, forse convocare i direttori dei Tg per provare a dimostrare che la percezione di insicurezza degli italiani derivi dal loro modo di informare, e non da dati oggettivi, ci farà salire ancora qualche gradino anche nella classifica dei Paesi con meno libertà di stampa.