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Obama 2.0

Novembre 19

Barack Obama ha vinto grazie a internet. Ha saputo usare in modo vincente gli strumenti messi a disposizione dal web 2.0. Su Campus 2.0, blog del master in giornalismo del Campus Multimedia Mediaset-Iulm, e su NonSoloSabato, blog del master in editoria multimediale dell’università Lumsa di Roma, potete trovare una interessante analisi del fenomeno “Obama.com”.

Perchè difendo Walter

Aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Grazie Roma

Aprile 28

Il titolo è un pò aggressivo, ma i tempi lo richiedono. Non se ne può più di sentire analisi sciocche su un voto forte e chiaro come un terremoto. E’ necessario ringraziare gli elettori di Roma perchè hanno fatto piazza pulita come il vento delle banalità. Il risultato di Roma ha suggellato una tornata elettorale storica come il 18 aprile 1948. Lì si voltò pagina dal dopoguerra, iniziò la seconda metà del secolo. Oggi gli italiani hanno mostrato la volontà definitiva di uscire dal novecento, dalle sue ideologie, i suoi schemi, i suoi partiti. E’ crollato tuto in 15 giorni, altro che analisi del voto leghista e dei problemi del Nord. In Italia con almeno 10 anni di ritardo si è manifestata la stesa tendenza che ha scosso da molti anni l’intera Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Ci abbiamo messo più tempo degli altri perchè abbiamo maggiori incrostazioni, ma adesso cambia davvero tutto. Chi ha parlato in questi giorni dell’importanza di Bossi, spieghi adesso cosa è successo nella Capitale. A Roma da 15 anni ha governato la città il medesimo sistema di potere, sembrava intoccabile. E’ andato giù come le Mura di Gerico. E il tonfo di Rutelli può diventare una valanga anche per Veltroni. Anche in questo caso, abbiamo sentito analisi ridicole. La sicurezza non è un qualsiasi tema che possa essere più o meno strumentalizzato. Come ha spiegato Giampaolo Pansa, l’insicurezza è il sentimento più diffuso nella popolazione italiana. Piaccia o no, è la prova del nove per la nuova classe politica. Ma neppure il tema della sicurezza, caro Rutelli, basta a spiegare perchè tanti elettori democratici non sono andatii a votare al secondo turno. Oppure, perchè tantissimi hanno fatto segretamente il tifo per Alemanno, sognando di vedere al tappeto Veltroni. Probabilmente Walter non lo merita, ma andatelo a spiegare a Prodi, che non è ancora convinto di avere raccolto un plebiscito negativo sul suo governo. E Veltroni, dopo averlo praticamente ammesso in pubblico, che fa’ ? Candida al suo posto in Campidoglio il vicepresidente di Prodi, Francesco Rutelli, che si presenta con una coalizione estesa a quegli stessi alleati che il PD aveva scartato addossandogli tutte le colpe del mondo? Ma allora pensano davvero che i romani siano peggio di come li dipinge Bossi:  metà furbastri e metà cretini. Se, dopo le elezioni politiche, i grandi analisti di regime hanno selezionato l’elettore leghista come un elettore ignoto capace di capovolgere sondaggi addomesticati, allora  indichiamo noi una categoria di elettori noti, che certamente hanno contribuito al risultato i Roma. I tassisti romani si sono comportati come una falange macedone. In tempi di assenza dei partiti, il porta a porta che le televisioni descrivono nei paesi della Padania, nelle strade della Capitale lo hanno fatto loro. Sportello a sportello, hanno parlato con migliaia di romani. ” Di questi- dicevano - non se ne può più. Dopo Veltroni, torma Rutelli. Comandano sempre gli stessi” . Sembrerà  una sciocchezza, ma è andata proprio come dicevano loro. Non è strano. In tutta Italia era già andata come dicevano altri esattamente uguali contro Visco e le sue tasse. Adesso si riparte, speriamo senza accantonare le riforme e senza più analisi di comodo.

Il Selvaggio Nord

Aprile 23

Sul Riformista di oggi leggo, a firma Francesco Bonami, un parallelo tra il leghista Roberto Calderoli e l’esibizione televisiva arrogante dell’architetto di sinistra Fuksas. Secondo Bonami, i comportamenti dei due, ugualmente qualunquisti, sarebbero uno il contrappasso dell’altro. Colgo la provocazione e l’ironia, ma la riflessione mi sembra vecchia e superficiale. Come tante banalità lette in questi giorni a proposito della riscoperta politica del Nord. Suggerisco un’altra chiave, altrettanto provocatoria: perchè non provate a paragonare Calderoli a Montezemolo? Cosa c’è in Italia di più snob, di più politicamente corretto di Luca Cordero? Lui è in sè un “salotto buono”, non ha neppure bisogno di esserne membro onorario. E’ considerato il colmo       dell’eleganza e della raffinatezza, non a caso il suo fondo si chiama Charme. Ma cosa ha fatto dopo le elezioni? Ha maramaldeggiato, come mai aveva fatto prima, contro un sindacato in difficoltà. Sembrava in cerca di un’occasione per smarcarsi dalle compagnie precedenti, scomode e sconfitte, per iscriversi al foltissimo gruppo dei vincitori. Roberto Calderoli, al contrario, è dipinto dai buongustai dei giornali come il minimo della raffinatezza. Le sue battute sono amplificate e derise. La sua proposta di impronte digitali per gli immigrati è stata descritta come l’anticamera di Auschwitz, salvo essere ripresa molti mesi dopo dai più noti esponenti democratici. ( Ma cosa sarebbe successo se Calderoli si fosse presentato sei mesi fa in televisione con il braccialetto antiviolenza esibito da Rutelli?). Ebbene, Calderoli ha replicato a Montezemolo, invitandolo a non infierire sui sindacati ed ha invece preso l’iniziativa politica di suggerire al Pd un accordo di tregua con il governo per i prossimi tre anni, per realizzare un programma  utile al paese. Se non ci fossero i noti pregiudizi giornalistici, sarebbe evidente una maggiore lucidità e moderazione tra Calderoli e Montezemolo. Altro che paragoni con Fuksas, che ha trovato una serata sbagliata in una carriera brillante. Purtroppo, i pregiudizi ci sono da molti anni. Tanto è vero che ancora registriamo interrogativi sul NordItalia, come se fosse un Paese sconosciuto da esplorare. Rispondo semplicemente: non moltissimi anni fa, per conoscere gli umori del Nord bastava sfogliare quotidianamente il grande giornale della borghesia lombarda e italiana, il Corriere della Sera. Se oggi non basta più, se quel giornale rappresenta tutto, tranne il punto di vista prevalente del suo bacino di lettori, l’errore va cercato là. Bisognerebbe chiedersi come mai i suoi giornalisti scrivono “la Casta”, sui vizi dei politici dei quali si sa tutto e non sanno descrivere prima delle elezioni cosa sta cambiano in Lombardia e in Veneto. Il Corriere oggi è più romano del Messaggero e la colpa è dei suoi editori. Troppi e irresponsabili.

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

Giornali precari

Marzo 14

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Incredibile. L’Unità e La Repubblica hanno superato ogni immaginazione. Da una battuta di Berlusconi ad una giovane precaria hanno costruito un caso nazionale. La protagonista l’ha smantellato sul nascere, anche perchè è candidata del PDL alle elezioni comunali di Roma,  ma loro sono andati avanti tutto il giorno fingendo di interessarsi davvero del precariato. Guardate il video. E fatevi un’idea di cosa può succedere nella follia elettorale di chi cerca di far dimenticare a colpi di titoli i danni del governo Prodi.

Lo Specchietto

Marzo 11

Lui, Giuseppe Ciarrapico, è lo specchietto. E voi, amici di blog, siete le allodole. Cantate, cantate, ma almeno lasciate perdere insulti e volgarità, tanto non ne vale la pena. Riassumendo, fa scandalo l’intervista su Repubblica di Giuseppe Ciarrapico, con le sue idee di sempre. E’ lo stesso Ciarrapico che un anno fa, il 14 marzo 2007, era al Teatro Eliseo di Roma ad un raduno del Partito Democratico ad annunciare la sua conversione a sinistra? Era sempre lui. Era lo stesso che definì Bettini, braccio destro di Veltroni ” uno dei politici italiani più intelligenti e capaci”. Era lui e aveva anche ragione, in quella circostanza. Ma allora non era fascista? Intendiamoci: fascista per storia e fedeltà Peppino lo è sempre stato, però da almeno 30 anni si può dire che ha lavorato per tanti democratici che ha fatto dimenticare le sue origini. Non le ha mai rinnegate, in verità, però se l’intervistatore gli avesse chiesto chi è stato più grande politico tra Mussolini ed Andreotti, scommetto un anno di stipendio che avrebbe risposto Andreotti. Più di 30 anni è stato amico fedele di Andreotti, mentre il fascismo lo ha vissuto da ragazzo, come il primo amore. E la cosa più comica, che tutti fanno finta di dimenticare e molti tra i miei amici di blog proprio non sanno è che , da uomo di fiducia di Andreotti, fu proprio Ciarrapico a “salvare” La Repubblica di Scalfari, Caracciolo e De Benedetti dalle mani di Berlusconi. Sì, perchè il Cavaliere aveva comprato, all’inizio degli anni ‘90 la maggioranza della Mondadori e lì dentro c’era anche il controllo di Repubblica e dei quotidiani locali. Era stato il mezzo con il quale De Benedetti aveva dato al scalata alle propietà di Scalfari e Caracciolo. Poichè la legge proibiva a chi posside televisioni la proprietà dei quotidiani, ci voleva un intervento del governo per sanare la questione. E il principe Caracciolo, progressista ma sempre nobile, chiese ad Andreotti di nominare come mediatore il suo vecchio amico Giuseppe Ciarrapico. Chi, il fascista dell’intervista? Sempre lui, onnipresente e superefficiente. Fu l’unico capace di mettere d’accordo per un momento De Benedetti e Berlusconi. Stabilì le spartizioni ed i conguagli. Berlusconi pagò la quota Mondadori a peso d’oro e, epr un breve periodo, Gianni Letta entrò perfino nel Consiglio d’Amministrazione di Repubblica e Finegil. Non ci credete? Prendete gli atti del processo sul Lodo Mondadori e rileggete le deposizioni dell’inventore del Lodo, Giuseppe Ciarrapico. L’orrendo fascista? Ma va là, Scalfari, Caracciolo, Ezio Mauro: fate ridere chi ha vissuto quegli anni . Fatela finita con questo teatro che serve ad eccitare i più sciocchi e deboli di memoria. A meno che….. E se l’abile e diabolico Peppino avesse chiesto e concordato la campagna sul suo passato fascista, per togliere elettori nostalgici a Storace? Io personalmente non mi stupirei, perchè l’uomo è certamente un grande comunicatore. Detto questo, cari amici che già scrivete fiumi di insulti, risparmiate le parole e state sereni, perchè i problemi del Paese sono tanti. Se però volete scrivere, rispondete a questa domanda: perchè Antonio Bassolino, ras della Campania, è un intoccabile?

Si Vota. Ma Veltrusconi tornerà

Febbraio 5

E’ finito. Il tentativo di Marini è andato a vuoto. Non per l’oltranzismo di chi vuole votare, come si sono lanciati a scrivere molti giornali, ma perchè non esisteva una maggioranza significativa a favore della riforma della legge elettorale. Era evidente già durante la crisi di Prodi. Ciò che si vorrebbe cambiare è il potere di veto delle forze di coalizione sui partiti maggiori. E proprio questo non vuole la miriade di piccole forze.Meglio andare a votare con la vecchia legge, pensano tutti coloro che rischiano di essere tagliati fuori da un accordo sulle regole tra Berlusconi e Veltroni. Ma non è stato inutile il tempo dalla caduta di Prodi ad oggi. Alcuni passi significativi sono stati fatti e anche dopo la battaglia elettorale torneranno fuori i temi della costituente e di un accordo tra le due forze maggiori, Forza Italia e Partito Democratico, per modificare le regole. Berlusconi negli ultimi giorni ha reso nota la sua utopia: un accordo su 15 punti da realizzare con una grande coalizione, per rimettere in riga e rilanciare il Paese. Veltroni non ha potuto aderire e neppure consentire pubblicamente, ma è chiaro che ha intenzione di riprendere il dialogo dopo le elezioni. E’ la strada migliore per tutti e due, se non vorranno sancire per sempre che nessuna coalizione potrà mai governare, per il ricatto di piccolissimi gruppi di parlamentari in cerca di favori. Adesso che le vicende della spazzatura in Campania e della Tav hanno mostrato bene i danni che lo strapotere egoista di pochi può provocare a tutti quando si intreccia con gli interessi , è proprio il momento di voltare pagina ed allinearsi alle scelte degli altri paesi europei. Sono convinto che il dialogo tra Berlusconi e Veltroni riprenderà dopo le lezioni, alle quali parteciperanno certamente distinti e contrapposti, ma probabilmente senza eccessi belluini. Gli elettorati dei due partiti principali non si sono scandalizzati eccessivamente per le proposte di accordo che hanno sentito avanzare. Piuttosto si sono scandalizzati gli altri, quelli che temono di perdere rendite di posizione. Queste forze torneranno alla carica e , mentre nel centrodestra sarà più semplice per Berlusconi governare la coalizione, sarà Veltroni a rischiare di più. Eppure, proprio da lui dovranno coraggiosamente ripartire i segnali a fine aprile, quando di riforme e di programma d’emergenza si dovrà decidere in fretta.

Da Prodi a Obama

Gennaio 28

La crisi italiana è nel momento delle chiacchiere. Chi vuole davvero riformare la legge elettorale? Soltanto Veltroni e Berlusconi, a quanto so. Basterebbero se ci fosse una situazione normale. Ma adesso la crisi di Prodi ha messo in crisi anche la sua maggioranza, che è divisa. Dunqued, le elezioni sembrano l’unica cosa seria, anche se i grandi giornali le attribuiscono soprattutto al centrodestra. Finchè non decideranno qualcosa, vale la pena di occuparsi di fatti più seri. Per esmpio, dell’appoggio della famiglia Kennedy ad Obama, come candidato democratico per la Presidenza Usa. E’ una svolta importante. Bisogna attendere il supermartedi 5 febbraio per capire se Obama batterà Hilary.Intanto, i repubblicani sono senza un candidato emozionante. Anche in questo caso, xsi attende la Florida per sapere se tornerà in lizza Giuliani. Totto sommato, non solo è più importante della politica italiana, ma anche più divertente. In Italia non esiste neppura una famiglia che possa far pesare la sua autorevolezza sulla crisi. E, se esistesse, chiedremmo loro di far scomparire per miracolo la spazzatura di Napoli, prima ancora che mproporre un premier.