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La nuova Confindustria

Maggio 23

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Oggi vi invito a commentare l’editoriale di Oscar Giannino sull’insediamento di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria pubblicato su Libero Mercato.

A noi è piaciuto e molto, il discorso d’insediamento di Emma Marcegaglia al vertice di Confindustria. Chi rimpiange o rimpian gerà le migliori doti oratorie del predecessore non ha capito che era voluto, lo stacco con cui ieri Emma ha pronunciato i suoi enunciati. Si passa da una personalizzazione carismatica - e a volte anche istrionica - alla presentazione istituzionale di un punto di vista che sceglie la serietà di fronte ai problemi, non le battute a effetto. E lo fa anche con un pizzico di personalizzazione che si annida nel dettaglio e non nell’enfasi. Un solo esempio: il predecessore mai e poi mai avrebbe citato Jaroslav Hasek, il geniale sconclusionato anarco-bolscevico, boemo e russo, che tutti conoscono per le avventure del soldato Scvejk ma che è un simbolo perfetto dei paradossi del ‘900, lunatico fondatore del “partito progressista ma nei limiti della legge” per poi diventare rivoluzionario, combattente prima da una parte e poi per l’altra e animatore di riviste in tutte le lingue della Mitteleuropa.
Tra i quattro impegni finali in cui la Marcegaglia ha sintetizzato il suo impegno, c’è anche esattamente quella questione del rinnovo della rappresentanza d’impresa, di cui vi abbiamo parlato ieri. Un motivo in più per riconoscerci in lei. Una sola osservazione, al suo esordio. Attenti: (…)
(…) perché un conto è valutare molto responsabilmente la positiva congiuntura astrale che allinea l’esordio di un nuovo vertice confindustriale, con il venire al pettine del diuturno no opposto in linea di principio dalla Cgil alla contrattazione decentrata, altro è su questo argomento credere che tutto sia a portata di mano. È più che comprensibile, che nel ribadire l’intenzione di Confindustria di giungere al più presto a un accordo innovativo col sindacato, tanto più che il governo attuale a differenza del precedente è convinto e pronto a defiscalizzare in maniera significativa il salario da produttività, la Marcegaglia abbia preferito i toni costruttivi di apprezzamento alle disponibilità finalmente espresse. Ma è altrettanto vero che a quell’accordo bisogna fare in modo di giungere molto presto. prima della prossima legge finanziaria, se possibile. Prima cioè che avvengano tutta una serie di prevedibili sviluppi.
Quali? Il primo è che si sfilacci inevitabilmente l’atmosfera di dialogo tra centrodestra e centrosinistra, che in qualche modo ha certo “aiutato” la parte oltranzista del sindacato a superare i suoi dinieghi pregiudiziali, rispetto alle tenaci disponibilità espresse da tempo dalla Cisl e dalla Uil. Il secondo è che inizi col tempo a profilarsi una possibile resa dei conti a sinistra, rispetto alla quale non è impensabile che anche la successione di Epifani al vertice della Cgil finisca per intrecciarsi. La terza è che i distinti problemi dell’impiego pubblico tornino a diventare condizione prioritaria per i sindacati, rispetto a qualunque accordo realmente innovativo per i contratti decentrati nel settore privato. Ciascuna di queste condizioni è nell’ordine delle cose che possa verificarsi, e a quel punto è fin troppo facile immaginare che la luna di miele attuale lascerebbe il posto a nuovi rinvii. Per questo, ieri non era certo il momento. Ma il nuovo vertice di Confindustria deve mettere in conto tra non troppo tempo proposte anche unilaterali, per sbloccare la situazione e passare prima possibile da un sì di principio ma solo sulla carta, a un confronto su ipotesi concrete.
La nuova presidente tiene e terrà tantissimo, alla rocciosa unità interna, pressoché assoluta, che si è
raccolta intorno al suo nome. Dunque non è molto probabile che nel prossimo futuro la nuova Confindustria ritenga opportuno lasciare mano libera a una parte interna più determinata, nell’incalzare il sindacato sin da subito con interviste e dichiarazioni. È comprensibile anche questo. Ma magari potrebbe trattarsi di un’ipotesi da non tralasciare di considerare.
Un po’ di dialettica interna ed esterna in più, rispetto al monolitismo apparente della precedente gestione che nascondeva molte esitazioni e borbottii, potrebbe rivelarsi anch’esso del tutto fisiologico e positivo, per una Confindustria che torna ad anteporre i fatti concreti all’apparenza, e la sostanza alla fuffa.

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