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Lo smemorato

Agosto 2

Beppe Severgnini, nella rubrica sul Magazine del Corriere risponde a un lettore che accusa Tronchetti Provera. ” E’ duro credere che Tavaroli abbia potuto usare per anni tante risorse (milioni di euro, dozzine di persone) in completa autonomia. Se i capi davvero non sapevano niente, bè, è una colpa grave. Che richiederebbe ,come minimo, scuse pubbliche; e non mi sembra siano arrivate”. Educato, Severgnini. Ma ipocrita come pochi. Poichè le accuse a Tronchetti circolano da oltre un anno, sostenute da una campagna di Repubblica, viene spontaneo chiedere come mai finora l’acuto commentatore non avesse maturato da tempo una propria opinione. La stessa banalità delle scuse che auspica oggi, poteva sostenerla da mesi, senza fingere sorpresa. Troppo facile notare che Tronchetti, finchè era al vertce di Telecom aveva un’importante ruolo nella propietà del Corriere. Per questo Severgnini esitava a pretendere le scuse? Se è così, le scuse le faccia lui per aver taciuto per prudenza, oppure la smetta di cavalcare un’accusa che per Repubblica è una battaglia all’ultimo sangue, ma per gli altri giornali è ridicola, tanto più che ha ripreso fiato dal proscioglimento di Tronchetti.Lo stesso Magazine, poi, dieci pagine dopo Severgnini pubblica il lapidario commento di Pietro Calabrese: “Conosco personalmente Piero Fassino,Nicola Rossi e Tronchetti Provera da molti anni e bisogna essere davvero dei mascalzoni per accusarli di quello che ho letto nei giorni scorsi sui giornali. Ce l’ha anche con Severgnini?

La Bastiglia di Pescara

Luglio 14

 

Le modalità dell’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco lasciano a bocca aperta. Un blitz come quelli che servono a decapitare cosche mafiose o camorristiche e la decapitazione politica di una Regione non stanno in piedi, anche a paragone di un’ accusa di concussione, qualunque sia l’entità delle presunte mazzette. Il Procuratore di Pescara Trifuoggi ha parlato di decine di miliardi di vecchie lire, ma le cifre non bastano a giustificare  la violenza usata in questo caso. Testualmente, ha detto: ” Ci siamo accorti che c’erano troppe illegittimità perchè si potesse parlare solo di disinvoltura amministrativa. E quando ci sono le illegittimità che comportano un grande esborso di denaro sorge legittimo il sospetto che qualcuno lucra”. A parte l’abolizione  del congiuntivo, dettata probabilmente dalla necessità di rafforzare l’accusa, il ragionamento non sta in piedi. Si è capito che gli inquirenti hanno la confessione del titolare di una o più cliniche, “costretto” a pagare mazzette. E lui, evidentemente, avrebbe accusato Del Turco ed altri. Ma anche una simile circostanza non basta a spiegare le modalità dell’arresto. Perchè le confessioni potrebbero essere interessate per mille motivi,non ultimo il fatto che la Regione aveva in passato tagliato i fondi alle cliniche di Angelini. Non basta secondo la giurisprudenza l’accusa di un pentito senza riscontri e anche questi ultimi, sufficienti per una eventuale condanna, andrebbero usati con cautela, prima di decidere la decapitazione di una Regione. Insomma, tutto sembra troppo violento, troppo spettacolare, troppo affrettato per essere vero. Per me, a differenza che per altri c’è un problema in più: non posso dire di aver fiducia nella magistratura, fino a prova contraria. Sarei un bugiardo e un ipocrita se, sulla base dell’esperienza di tanti anni, non confessassi di avere più fiducia in Ottaviano Del Turco che in un qualsiasi Procuratore, fino a prova contraria. In queste settimane, non sono quasi intervenuto nel farsesco dibattito sulla giustizia ( non a caso chiuso ufficialmente da capocomici), perchè mi sembrava assolutamente tempo perso. Ho colto qualche sfondone dei soliti Di Pietro e Travaglio, ma in fondo, ho pensato che non facessero vero danno. Ricordavano all’opinione pubblica quanto è stato importante e lo sarà ancora emarginarli. Avere avversari evidenti è sempre utile, per guardare in faccia il rischio. Adesso, però, non si tratta di chiacchiere. Un uomo stimato, un sindacalista e politico uscito indenne da mille traversie è stato sbattuto in galera come un delinquente pericoloso. Lui, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Socialista da sempre, arrestato nell’anniversario della presa della Bastiglia. Con una pena preventiva già comminata: tre giorni di isolamento prima di vedere l’avvocato e di subire il primo interrogatorio. Fino a prova contraria, le persone perbene, sono chiamate a far sentire la propria voce. Senza esitazioni e senza pentirsene, a prescindere dai risultati giudiziari. Perchè siamo uomini che crediamo negli uomini che conosciamo, prima che nella giustizia. E a cambiare idea facciamo sempre a tempo. Ma chi potrebbe mai cancellare la vergogna di sapere,domani, che l’accusa era esagerata e abbiamo taciuto per prudenza o viltà? Quello sì sarebbe vero rimorso. E dunque oggi, 14 luglio, sono assolutamente convinto che le accuse contro Ottaviano siano esagerate e le modalità dell’arresto incivili. E sono orgoglioso che Di Pietro pensi esattamente il contrario. Paolo Liguori 

Napoli, Somalia

Maggio 26

Cari amici, vedo che si raccontano un sacco di bugie in giro e rsipondo senza giri di parole. Vedo che ci sono uomini delle istituzioni, dal rango di amministratori locali fino ad ex ministri, che giocano con la violenza altrui come bambini con la polvere da sparo. Alcuni aizzano la guerriglia, facendo finta di non capire che si rischia qualche grosso guaio. Altri la giustificano, accennando ad esagerazioni da parte delle Forze dell’Ordine. Sono posizioni irresponsabili, peggio che illegali. Se l’idea è quella di bloccare l’avvio delle discariche, lo smaltimento dei rifiuti, la costruzione dei termovalorizzatori, è demenza pura, contraria all’interesse del popolo italiano e napoletano, ma pur sempre legittima. La si dichiari apertamente e si affrontino le conseguenze. Via gli amministratori fuorilegge, siano fatti decadere dalla carica, proprio come i camorristi conclamati e massima severità, fino all’arresto , per i manifestanti, legittimi ma abusivi. Come avviene in ogni parte del mondo. Con la massima attenzione a non far degenerare la violenza. Compito, questo, nel quale le Forze dell’Ordine sono sempre più brave dei manifestanti. Altrimenti la nostra democrazia sarebbe morta in culla. Se invece si vuole sollevare sottobanco, senza assunzione di responsabilità, una sottile polemica antigovernativa appoggiando cinicamente qualsiasi tipo di protesta, allora le intenzioni di simili incoscienti vanno smascherate e denunciate? Per chi lavorano? Per lo status quo dell’immondizia, che hanno provocato e alimentano da mesi e anni? Oppure per mantenere intatta la realtà così come si è manifestata a tutti nello splendido film Gomorra? Nel film ( e nel libro di Saviano) si vede chiaramente la realtà quotidiana, insoportabile per un paese civile. Altro che violenza poliziesca. ce ne vorrebbe molta di più e ce ne vorrà certamente per sradicare la dittatura velenosa della camorra. Non sarà un pranzo di gala e forse serviranno tecnici specializzati e truppe scelte per riportare dentro i confini del vivere civile, della democrazia e del vivere civile una enorme area fuoriuscita da anni dalle leggi dello Stato. E’ legittimo non condividere il progetto e non gettarsi con entusiasmo nell’impresa. Ognuno coltivi i propri dubbi in democrazia. Chi rema contro, aizza o copre la guerriglia, diffama le Forze dell’Ordine in prima linea, questa volta va indicato chiaramente. Da parte mia, avanzo una modesta proposta. Poichè i termovalorizzatori , dopo aver smaltito i rifiuti eccedenti ed ammortizzato i costi , produrranno anche in Campania una ricchezza ed un utile, come in tutte le altre parti del mondo, perchè non si fanno compartecipare agli utili i Comuni che oggi sono siti delle discariche provvisorie? E’ una specie di risarcimento generazionale. Il sacrificio di oggi può essere ricompensato con i benefici prodotti dai termovalorizzatori tra vent’anni. Una staffetta tra pdri e figli. Meglio del nulla in nome del quale vengono mandate allo sbaraglio popolazioni ignare o ricattate. 

Auguri

Maggio 8

8 maggio 1948. Lo stato d’Israele compie 6o anni. Auguri. Sono felice che questo Stato sia nato, abbia resistito, sia stato un baluardo per i i diritti degli ebrei nel mondo. Mi vergogno di spiegare perchè. Chi non ricorda l’olocausto, o lo nega, secondo me rappresenta un pericolo per sè e per gli altri. Posso capire chi critica, se mosso da sentimenti spontanei. Ma quegli intellettuali e professori di Torino che contestano il diritto all’esistenza dello Stato di Israele mi fanno orrore. Francamente, non sono certo che siano idonei all’insegnamento. In ogni caso rappresentano opinioni ammuffite del secolo scorso. Per fortuna.

E poichè alcuni fuori di testa e dalla storia bruciano le bandiere di Israele come simbolo, io oggi nell’annuiversario nel blog ne metto due.

Perchè difendo Walter

Aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Grazie Roma

Aprile 28

Il titolo è un pò aggressivo, ma i tempi lo richiedono. Non se ne può più di sentire analisi sciocche su un voto forte e chiaro come un terremoto. E’ necessario ringraziare gli elettori di Roma perchè hanno fatto piazza pulita come il vento delle banalità. Il risultato di Roma ha suggellato una tornata elettorale storica come il 18 aprile 1948. Lì si voltò pagina dal dopoguerra, iniziò la seconda metà del secolo. Oggi gli italiani hanno mostrato la volontà definitiva di uscire dal novecento, dalle sue ideologie, i suoi schemi, i suoi partiti. E’ crollato tuto in 15 giorni, altro che analisi del voto leghista e dei problemi del Nord. In Italia con almeno 10 anni di ritardo si è manifestata la stesa tendenza che ha scosso da molti anni l’intera Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Ci abbiamo messo più tempo degli altri perchè abbiamo maggiori incrostazioni, ma adesso cambia davvero tutto. Chi ha parlato in questi giorni dell’importanza di Bossi, spieghi adesso cosa è successo nella Capitale. A Roma da 15 anni ha governato la città il medesimo sistema di potere, sembrava intoccabile. E’ andato giù come le Mura di Gerico. E il tonfo di Rutelli può diventare una valanga anche per Veltroni. Anche in questo caso, abbiamo sentito analisi ridicole. La sicurezza non è un qualsiasi tema che possa essere più o meno strumentalizzato. Come ha spiegato Giampaolo Pansa, l’insicurezza è il sentimento più diffuso nella popolazione italiana. Piaccia o no, è la prova del nove per la nuova classe politica. Ma neppure il tema della sicurezza, caro Rutelli, basta a spiegare perchè tanti elettori democratici non sono andatii a votare al secondo turno. Oppure, perchè tantissimi hanno fatto segretamente il tifo per Alemanno, sognando di vedere al tappeto Veltroni. Probabilmente Walter non lo merita, ma andatelo a spiegare a Prodi, che non è ancora convinto di avere raccolto un plebiscito negativo sul suo governo. E Veltroni, dopo averlo praticamente ammesso in pubblico, che fa’ ? Candida al suo posto in Campidoglio il vicepresidente di Prodi, Francesco Rutelli, che si presenta con una coalizione estesa a quegli stessi alleati che il PD aveva scartato addossandogli tutte le colpe del mondo? Ma allora pensano davvero che i romani siano peggio di come li dipinge Bossi:  metà furbastri e metà cretini. Se, dopo le elezioni politiche, i grandi analisti di regime hanno selezionato l’elettore leghista come un elettore ignoto capace di capovolgere sondaggi addomesticati, allora  indichiamo noi una categoria di elettori noti, che certamente hanno contribuito al risultato i Roma. I tassisti romani si sono comportati come una falange macedone. In tempi di assenza dei partiti, il porta a porta che le televisioni descrivono nei paesi della Padania, nelle strade della Capitale lo hanno fatto loro. Sportello a sportello, hanno parlato con migliaia di romani. ” Di questi- dicevano - non se ne può più. Dopo Veltroni, torma Rutelli. Comandano sempre gli stessi” . Sembrerà  una sciocchezza, ma è andata proprio come dicevano loro. Non è strano. In tutta Italia era già andata come dicevano altri esattamente uguali contro Visco e le sue tasse. Adesso si riparte, speriamo senza accantonare le riforme e senza più analisi di comodo.

APPUNTI ELETTORALI/2. C’E’ VAFFA E VAFFA

Aprile 17

Se non l’avete letto, ve lo racconto io. Lo ha scritto il  Giornale , in un articolo da Napoli firmato da Carmine Spadafora. Durante le elezioni che hanno travolto la maggioranza di Prodi ed hanno capovolto il voto in Campania, il governatore Bassolino ha fatto approvare in Giunta una delibera per finanziare con 295 mila euro più Iva un suo blog, www. Antoniobassolino. it. Andate a vedere il titolo di apertura. ” In Campania il PD è cresciuto”. Sembra Scherzi a parte, invece è tutto vero, soprattutto i soldi del contribuente, spesi per “potenziare l’informazione per cittadini e imprese”. Bassolino è senza vergogna e non ha la minima intenzione di prendere atto della bocciatura da parte dell’elettorato. A questo punto, se si volesse esagerare,sarebbe giusto dar vita a Comitati di salute pubblica, per la rimozione delle scorie a rischio e chiedere al Commissario De Gennaro di prendere la testa di truppe scelte e marciare sulla Regione. Per non esagerare, basterebbe che ci fosse al Quirinale un Presidente capace di intervenire, visto il polverone sollevato dopo la condanna di Cuffaro. Ma, poichè la politica è l’arte del possibile, è perfino probabile che il partito di Cuffaro e Casini appoggi nel ballottaggio a Roma Rutelli, sostenuto da quanti hanno guidato il linciaggio. Lasciamoli fare ed occupiamoci di cose più concrete. Per esempio di “Vaffa”. E’ un ottimo segnale che la settimana sia stata occupata da quello reale ( e motivato ) di Totti, piuttosto da da quello virtuale del comico Grillo. Cosa farà Beppe il 25 Aprile, ora che tutte le sue previsioni e mobilitazioni si sono rivelate puro fumo? Aveva invitato a non votare, sostenendo che sono tutti d’accordo e che gli eletti in Parlamento erano già decisi a tavolino da un sistema elettorale truffaldino. Alla faccia! Lo spieghi adesso a Pecoraro Scanio ( che ha difeso fino al’ultimo). La verità è che l’antipolitica di Grillo è tra i grandi sconfitti delle elezioni. Mentre lui predicava demagogia per vendere Cd, tentando di scoraggiare il voto, La Lega ha fatto pesare il voto di milioni di italiani davvero stanchi della politica, che condizioneranno le decisioni del governo in modo infinitamente più costruttivo. Si può cambiare, se si rimane ancorati alla realtà.I parolai, invece non combinano nulla. Come quella sinistra sedicente comunista i cui dirigenti vivono da anni in cattività nei salotti chic, molto lontani dalle periferie e dai luoghi di lavoro. O come i parrucconi dei più grandi giornali, che non avevano previsto neppure per sbaglio come si sarebbe comportato al voto il popolo italiano. Domenica mattina Eugenio Scalfari sentiva l’arrivo della primavera,che avrebbe rovesciato Berlusconi e potato Veltroni almeno al pareggio. Il Direttore Ezio Mauro, non contento di aver condotto una campagna autolesionista e iperschierata, commentava l’esito del voto in modo tale da non dare alla sinistra speranze di rimonta per i prossimi diecia anni. Fuori dalla realtà, come il gruppo dirigente del Corriere, che tifava per il pareggio e dava per sicura la rimonta del PD. Ma dove vivono? Con chi parlano e, sopratutto, chi ascoltano? In questi giorni hanno trovato una nuova chiave: il pericolo Bossi. Almeno per occultare la notizia, che meriterebbe un commento più ampio, dello scontro che ha portato alle dimissioni di Prodi anche dalla presidenza del PD. Meno di due anni fa, Mieli spese la sua firma per chiedere ai lettori di avere fiducia nell’uomo e nella sua maggioranza. Almeno adesso poteva chiedere scusa in TV, prima di voltare pagina. Veltroni ha già i suoi consiglieri e non pretendiamo che ci ascolti, ma dia retta: anche per fare l’opposizione, si liberi dei parrucconi, degli opinionisti ciechi e sordi, dei travagli, dei di pietro. L’Italia cambierà per effetto del voto, può cambiare anche più rapidamente col suo aiuto.

Sul blog Presa Diretta trovate il video “Beppe Grillo is burning”. Non perdetevelo.   

Appunti elettorali (qualcuno liberi quei cuccioli).

Aprile 15

Il risultato elettorale non è cosa da commentare superficialmente. L’Italia politica è cambiata più in un mese che negli ultimi dieci anni. Primo: si parla da anni di semplificazione del sistema, di superare il frazionamento dei partiti e il risultato è emerso spontaneamente dalle urne. La riforma elettorale l’hanno fatta gli elettori, al Parlamento non resta che consolidarla. Secondo: si invoca la fine delle ideologie e una politica basata sui programmi concreti. Anche in questo caso, il risultato è evidente. La Lega, partito interclassista, prende voti operai e popolari in zone e quartieri dove si frantuma il dominio storico della sinistra. Sui posti di lavoro i sindacati non condizionano più le scelte elettorali. Il Pdl vince perchè Berlusconi intercetta la domanda di concretezza degli elettori. Il PD rastrella tutti i voti dell’opposizione perchè Veltroni ha impresso una svolta forte e propone anche lui un unico partito. A caldo, dicono che la Lega condizionerà il governo. A mente fredda, si capisce che i maggiori problemi li avrà come sempre chi ha perso. Perchè l’intera sinistra radicale rilancerà le lotte sociali e metterà in difficoltà proprio la politica moderata del Pd. E nel partito di Veltroni i cattolici cercheranno spazio, anche a costo di riaprire il dialogo con la sopravvissuta UDC. Guai per Walter, che resta il migliore dei suoi, se saprà tenere a bada gli avversari interni. Terzo: svolta storica per la sinistra comunista, che scompare dal Parlamento. Non ci sono più nelle istituzioni partiti con la falce e il martello. Qualcuno teme che ciò porterà di nuovo un’ondata di violenza. Io penso invece che il processo era già avvenuto nel resto dell’Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino. Vent’anni dopo avviene in Italia. Con grande ritardo, è finito il Novecento. Destra e sinistra restano, svastiche e falci e martelli scompaiono. Era ora. Quarto: La Destra torna volontariamente in un ghetto e non è un bene per la democrazia. Da giorni tutti inneggiano alla Santanchè, che si pavoneggia dal salotto di casa sventolando 800 mila elettori nostalgici e coerenti. Nessuno le spiega che è un grave errore politico riportare dentro le riserve quei voti che erano stati sdoganati al gioco democratico. Lo dovrebbe capire Storace, che ha vissuto il Msi di Almirante e Fini e poi AN. Una destra pura e dura, ma ininfluente non serve. Esattamente come la sinistra. E’ un anacronismo, che porta rischi di regressione all’interno. La Santanchè è indifferente: a lei basta e avanza il ruolo di primadonna. In politica, è come Crudelia Demon nella Carica dei 101: tiene in ostaggio i suoi elettori come i cuccioli di dalmata. Storace e Buontempo dovrebbero rimetterli in libertà e in gioco. A cominciare dalla corsa per il Comune di Roma. Aspetto di leggere i vostri appunti. Fate con comodo e senza insulti.

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

Il Supermarket

Marzo 5

Esplode la protesta di Pannella. E Veltroni scopre che i radicali non sono soprammobili. Il Pd ha esagerato con le liste. C’è dentro il finto imprenditore, che però vorrebbe lasciare a casa Visco, applaude a Mastella e fa arrabbiare Prodi e Parisi, che minaccia di ritirare la sua candidatura. Ci sono la finta precaria del Sud col lavoro a tempo indeterminato, la finta infermiera nel Veneto che non va a lavorare da 6 anni, la figlia dell’ex ministro Cardinale che non è più candidabile, ai sensi di un finto regolamento che in casi come quello di Pardi, viene aggirato ricorrendo alla lista Di Pietro. E ci sono i finti portavoce di Prodi, segretarie e consiglieri di ministri uscenti. Nel Supermarket di Veltroni c’è un pò di tutto. Tranne Bassolino, che è talmente potente da pretendere ed ottenere dal Pd ciò che vuole. Per esempio, la candidatura della moglie e di D’Alema in Campania, capolista a copertura sua e del fedelissimo neoassessore Velardi. Bassolino parla come un ras, minaccia di rifare il Sindaco, quando deciderà di abbandonare la poltrona di Governatore, si sente onnipotente e forse lo è davvero: che favori inconfessabili avrà fatto al suo partito o all’establishment di sinistra? Lo scopriremo, prima o poi, e Veltroni cadrà dal pero.Intanto, si è accorto che i radicali, abituati a scioperi di fame e sete, non sono comestibili come altri. Risponde a Pannella: “non siamo un tram”, ma Marco rende noti gli accordi scritti sui nove parlamentari garantiti.Un inferno, la lista del Partito “nuovo”. Mogli, figli, parenti, neanche fosse una lista della vecchissima DC. Rimane solo un’arma segreta a Walter: sfoderare l’endorsment al contrario del direttore del Corriere della Sera. Memore della fine di Prodi, Paolo Mieli questa volta scende in campo con un’intervista a Libero, il quotidiano di Feltri. “il pezzo pro-Unione non lo rifarei e questa volta scommetto su Silvio” ,è il titolo. Roba da toccarsi, tanto più che mentre il direttore fa outing, rivelando una preferenza per Silvio, il suo giornale da due settimane almeno, è smaccatamente schierato con Walter. E cavalca chiunque possa infastidire il Popolo delle Libertà.