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Perchè difendo Walter

aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Bersani scivola sulle palle ( dello stemma)

febbraio 28

Alcuni lettori mi hanno rimproverato di commentare poco la campagna elettorale. Evidentemente, c’è voglia di spunti di riflessione. Hanno ragione e mi scuso, però vengo da dieci giorni molto impegnagnativi per l’avvio della campagna elettorale in streaming e in video su Tgcom. Ora, il progetto è partito e quasi ogni pomeriggio sul sito potrete vedere in diretta candidati e commentatori, per poi cercarli e ritrovarli sul video aggregatore. Oggi dopo le 15 sarà la volta di Filippo Penati , presidente della Provincia di Milano, esponente del PD. C’è un episodio, però, della campagna elettorale che ho già commentato a Radio 101, su Graffi Quotidiani, sul quale voglio tornare. Perchè è il caso limite di un atteggiamento che rivela la banalità e il senso di colpa di una parte della classe politica. Ed anche le sciocchezze dei mezzi di informazione. Dunque, è di moda sulla scia di Veltroni presentarsi a pranzo o a cena a casa della gente “comune” per fraternizzare  e presentare il proprio programma. Meglio se la visita non è privata, ma con fotografi e giornale al seguito. Così, tutto sarà documentato e i candidato farà la sua porca figura di uomo del popolo che condivide problemi e sofferenze. Lo sforzo di arrivare a fine mese, per esempio, oppure quello di caricarsi di doppi lavori e straordinari. In questa kermesse, succede che il settimanale Oggi si metta d’accordo con l’ex ministro Pierluigi Bersani per accompagnarlo in una casa romana, al quartiere Monti, quella della famiglia Sacchetti. Bella casa, bella cena, belle fotografie. Tutto anche troppo bello. Perchè la famiglia Sacchetti non è una famiglia media. Si tratta del marchese Sacchetti, come spiega Gianni Pennacchi sul Giornale, una casata nobiliare, tra le più celebri e ricche dell’aristocrazia romana , vicina al Sacro Soglio, frequentatrice dei reali d’Inghilterra e di quelli di Spagna. Una volta si sarebbe detto “nobiltà nera”, ma visto il curriculum di Bersani è meglio lasciar perdere i colori. Piuttosto, il palazzo nobiliare al Rione Monti fa pensare ad una gag con Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo. ” Io sò io e voi nun sete un c….”. Ora bisogna interpretare il messaggio lanciato dal poderoso servizio. Il settimanale Oggi ha fatto una semplice gaffe, oppure voleva mettere in ridicolo il ministro Bersani? L’autore dell’articolo ha già replicato a Dagospia che la famiglia Sacchetti prescelta è un ramo minore, il marchesino Giovanni Battista fa il pittore e non abita nel palazzo storico di via Giulia , ma in un palazzo umbertino di via Nazionale. Non cambia la sostanza: perchè tra tante proprio un famiglia nobile? Il Partito Democratico sogna di affiancare alla bandiera italiana le palle nobiliari nel simbolo? Oppure è una strategia quella di rincorrere e conquistare gli strati più privilegiati della società per lanciare un messaggio di affidabilità ad un popolo di poveracci? Mi sono chiesto anche questo, vista la composizione dell’elettorato milanese e del Nord del partito di Veltroni. Pochi, ma buoni avrebbe detto il Duce. Di fatto, tra le categorie sociali iperrappresentate nel Partito Democratico ci sono i banchieri. In proporzione, neppure gli operai sono così presenti in percentuale relativa, visto che i lavoratori dipendenti sono schierati anche al centro e a destra, votano in tantissimi anche Berlusconi e naturalmente Bertinotti. I banchieri no. Quelli sono una cellula d’acciaio della sinistra veltroniana e il loro giornale, il Corriere, dopo aver ripudiato Prodi già sostiene il nuovo paladino. Sarà certo una strategia, che non capisco e mi inquieta. D’altronde, se mezza Italia è indebitata con le banche, avere in mano i debiti degli altri qualche voto lo orienterà, più di mille programmi. Però, se adesso ci si mettono anche i marchesi a fondare le coop a 7  palle , siamo davvero un paese fuori di testa.