Post taggati ‘Berlusconi’

Ossessioni di famiglia

Giugno 25

Spunto di riflessione sull’attualità politica italiana, tratto da “Il Giornale”

“Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri che Silvio Berlusconi, dal 1993, è stato oggetto della seguente attenzione: Firenze lo indaga per mafia: archiviata; Palmi per massoneria: archiviata; Milano per corruzione su verifiche fiscali: assolto; per falso in bilancio legato ad acquisto calciatore Lentini: prescrizione, assolto; stessa accusa per Fininvest: prescrizione, assolto. Milano per spartizione pubblicitaria Rai e Fininvest: prescrizione, assolto; per corruzione e falso in bilancio: assolto. Per frode fiscale e appropriazione indebita e falso in bilancio per acquisto terreno Macherio: assolto e amnistia. Palermo per associazione mafiosa poi derubricata in concorso esterno e riciclaggio: archiviata. Caltanissetta per concorso in strage per le bombe del 1993: archiviata. Milano per falso in bilancio per l’affare Medusa, assolto; per caso All Iberian, prescrizione; anche per la gemella All Iberian 2, assolto; su Sme 1 e Sme 2: assoluzione e archiviazione; per falso in bilancio in affare Medusa: assolto; per tangenti fiscali Telepiù, prescrizione, assolto; per corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori: prescrizione, assolto: per diritti televisivi e corruzione del teste David Mills: in corso. Roma per raccomandazione vallette Rai: in corso. Ciò posto, il candidato ha 18 minuti per commentare l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana così titolato: «Berlusconi ha l’ossessione dei pm».

Filippo Facci

La lettera di Berlusconi

Giugno 17

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Ecco il testo integrale della lettera inviata da Silvio Berlusconi al presidente del Senato Renato Schifani e pubblicata sul Giornale

Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.

In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato. Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.

Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente, Silvio Berlusconi

Un premier sicuro

Maggio 22

Oggi vi sottopongo un commento interessante, dal Foglio di Giuliano Ferrara, dove si notano alcune novità di toni e di piglio da parte del neo premier. Dite la vostra.

Se c’è un tratto di spettacolarità tipicamente berlusconiano, questa volta si fatica a coglierlo. Perché dalle parole e dalla sostanza del discorso pubblico del premier, confortate da leggi già in attesa di firma quirinalizia, si percepisce piuttosto la densità fattuale di un governo alle prese con uno stato d’eccezione nazionale. La risposta dovrebbe essere commisurata all’emergenza e probabilmente farà impennare qualche sopracciglio pigro. E tuttavia, da ieri, la sicurezza percepita in Italia cresce di qualche spanna sopra la media degli ultimi anni; se è vero che il ministro dell’Interno ombra, Marco Minniti, è costretto a osservare che molti dei provvedimenti adottati dall’esecutivo berlusconiano erano contenuti nei programmi istruiti (ma in larga parte inattuati) dal precedente ministro dell’Interno. Non mancherà, inoltre, l’occasione di verificare e correggere in Parlamento eventuali norme dal retrogusto discriminatorio contenute nel disegno di legge affidato alle Camere. E’ , vero che l’iniziativa del Viminale s’annuncia inesorabile nei confronti dei così detti migranti, ma è anche e soprattutto su questo dossier che il Popolo della libertà aveva chiesto e ottenuto il mandato per governare il paese.
Discorso appena diverso, ma in fondo consanguineo, è quello che riguarda Napoli. La scelta di convocare il primo Consiglio dei ministri nella città italiana più complicata e offesa va al di là della testimonianza simbolica. Perché in quella riunione il Cav. ha stabilito di dare forma concreta alla personale e pubblica esigenza di farsi statisti. Sicché la grande invitata a Napoli, stavolta, è davvero la forza pubblica, nella sua versione in divisa e nelle sue propaggini amministrative e repressive. Berlusconi si accinge a intervenire quasi di prepotenza contro lo scempio da basso impero dei rifiuti napoletani e, quel che più conta, intende accompagnare alla decisione politica una militarizzazione dell’intervento statuale. Quando i soldati smobiliteranno dalla Campania e quando la mano della forza pubblica allenterà la presa sul collo del nostro spazio civico, sarà forse il segno di un successo conclamato senza precedenti.

Perchè difendo Walter

Aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Appunti elettorali (qualcuno liberi quei cuccioli).

Aprile 15

Il risultato elettorale non è cosa da commentare superficialmente. L’Italia politica è cambiata più in un mese che negli ultimi dieci anni. Primo: si parla da anni di semplificazione del sistema, di superare il frazionamento dei partiti e il risultato è emerso spontaneamente dalle urne. La riforma elettorale l’hanno fatta gli elettori, al Parlamento non resta che consolidarla. Secondo: si invoca la fine delle ideologie e una politica basata sui programmi concreti. Anche in questo caso, il risultato è evidente. La Lega, partito interclassista, prende voti operai e popolari in zone e quartieri dove si frantuma il dominio storico della sinistra. Sui posti di lavoro i sindacati non condizionano più le scelte elettorali. Il Pdl vince perchè Berlusconi intercetta la domanda di concretezza degli elettori. Il PD rastrella tutti i voti dell’opposizione perchè Veltroni ha impresso una svolta forte e propone anche lui un unico partito. A caldo, dicono che la Lega condizionerà il governo. A mente fredda, si capisce che i maggiori problemi li avrà come sempre chi ha perso. Perchè l’intera sinistra radicale rilancerà le lotte sociali e metterà in difficoltà proprio la politica moderata del Pd. E nel partito di Veltroni i cattolici cercheranno spazio, anche a costo di riaprire il dialogo con la sopravvissuta UDC. Guai per Walter, che resta il migliore dei suoi, se saprà tenere a bada gli avversari interni. Terzo: svolta storica per la sinistra comunista, che scompare dal Parlamento. Non ci sono più nelle istituzioni partiti con la falce e il martello. Qualcuno teme che ciò porterà di nuovo un’ondata di violenza. Io penso invece che il processo era già avvenuto nel resto dell’Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino. Vent’anni dopo avviene in Italia. Con grande ritardo, è finito il Novecento. Destra e sinistra restano, svastiche e falci e martelli scompaiono. Era ora. Quarto: La Destra torna volontariamente in un ghetto e non è un bene per la democrazia. Da giorni tutti inneggiano alla Santanchè, che si pavoneggia dal salotto di casa sventolando 800 mila elettori nostalgici e coerenti. Nessuno le spiega che è un grave errore politico riportare dentro le riserve quei voti che erano stati sdoganati al gioco democratico. Lo dovrebbe capire Storace, che ha vissuto il Msi di Almirante e Fini e poi AN. Una destra pura e dura, ma ininfluente non serve. Esattamente come la sinistra. E’ un anacronismo, che porta rischi di regressione all’interno. La Santanchè è indifferente: a lei basta e avanza il ruolo di primadonna. In politica, è come Crudelia Demon nella Carica dei 101: tiene in ostaggio i suoi elettori come i cuccioli di dalmata. Storace e Buontempo dovrebbero rimetterli in libertà e in gioco. A cominciare dalla corsa per il Comune di Roma. Aspetto di leggere i vostri appunti. Fate con comodo e senza insulti.

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

Giornali precari

Marzo 14

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Incredibile. L’Unità e La Repubblica hanno superato ogni immaginazione. Da una battuta di Berlusconi ad una giovane precaria hanno costruito un caso nazionale. La protagonista l’ha smantellato sul nascere, anche perchè è candidata del PDL alle elezioni comunali di Roma,  ma loro sono andati avanti tutto il giorno fingendo di interessarsi davvero del precariato. Guardate il video. E fatevi un’idea di cosa può succedere nella follia elettorale di chi cerca di far dimenticare a colpi di titoli i danni del governo Prodi.

Lo Specchietto

Marzo 11

Lui, Giuseppe Ciarrapico, è lo specchietto. E voi, amici di blog, siete le allodole. Cantate, cantate, ma almeno lasciate perdere insulti e volgarità, tanto non ne vale la pena. Riassumendo, fa scandalo l’intervista su Repubblica di Giuseppe Ciarrapico, con le sue idee di sempre. E’ lo stesso Ciarrapico che un anno fa, il 14 marzo 2007, era al Teatro Eliseo di Roma ad un raduno del Partito Democratico ad annunciare la sua conversione a sinistra? Era sempre lui. Era lo stesso che definì Bettini, braccio destro di Veltroni ” uno dei politici italiani più intelligenti e capaci”. Era lui e aveva anche ragione, in quella circostanza. Ma allora non era fascista? Intendiamoci: fascista per storia e fedeltà Peppino lo è sempre stato, però da almeno 30 anni si può dire che ha lavorato per tanti democratici che ha fatto dimenticare le sue origini. Non le ha mai rinnegate, in verità, però se l’intervistatore gli avesse chiesto chi è stato più grande politico tra Mussolini ed Andreotti, scommetto un anno di stipendio che avrebbe risposto Andreotti. Più di 30 anni è stato amico fedele di Andreotti, mentre il fascismo lo ha vissuto da ragazzo, come il primo amore. E la cosa più comica, che tutti fanno finta di dimenticare e molti tra i miei amici di blog proprio non sanno è che , da uomo di fiducia di Andreotti, fu proprio Ciarrapico a “salvare” La Repubblica di Scalfari, Caracciolo e De Benedetti dalle mani di Berlusconi. Sì, perchè il Cavaliere aveva comprato, all’inizio degli anni ‘90 la maggioranza della Mondadori e lì dentro c’era anche il controllo di Repubblica e dei quotidiani locali. Era stato il mezzo con il quale De Benedetti aveva dato al scalata alle propietà di Scalfari e Caracciolo. Poichè la legge proibiva a chi posside televisioni la proprietà dei quotidiani, ci voleva un intervento del governo per sanare la questione. E il principe Caracciolo, progressista ma sempre nobile, chiese ad Andreotti di nominare come mediatore il suo vecchio amico Giuseppe Ciarrapico. Chi, il fascista dell’intervista? Sempre lui, onnipresente e superefficiente. Fu l’unico capace di mettere d’accordo per un momento De Benedetti e Berlusconi. Stabilì le spartizioni ed i conguagli. Berlusconi pagò la quota Mondadori a peso d’oro e, epr un breve periodo, Gianni Letta entrò perfino nel Consiglio d’Amministrazione di Repubblica e Finegil. Non ci credete? Prendete gli atti del processo sul Lodo Mondadori e rileggete le deposizioni dell’inventore del Lodo, Giuseppe Ciarrapico. L’orrendo fascista? Ma va là, Scalfari, Caracciolo, Ezio Mauro: fate ridere chi ha vissuto quegli anni . Fatela finita con questo teatro che serve ad eccitare i più sciocchi e deboli di memoria. A meno che….. E se l’abile e diabolico Peppino avesse chiesto e concordato la campagna sul suo passato fascista, per togliere elettori nostalgici a Storace? Io personalmente non mi stupirei, perchè l’uomo è certamente un grande comunicatore. Detto questo, cari amici che già scrivete fiumi di insulti, risparmiate le parole e state sereni, perchè i problemi del Paese sono tanti. Se però volete scrivere, rispondete a questa domanda: perchè Antonio Bassolino, ras della Campania, è un intoccabile?

Che c’azzecca?

Febbraio 14

Siamo in piena campagna elettorale. E i Veltrusconi si comportano benissimo, come avevano promesso. La strana coppia marcia separata sui programmi di governo, ma persegue con determinazione l’obiettivo di cambiare assieme le regole dopo le elezioni, qualunque sia il risultato elettorale. Anzi, già ora danno qualche segnale importante. Per la verità, Veltroni ha ceduto terreno a Di Pietro, che ci azzecca poco con un programma riformista. Specialmente sulla giustizia, infatti, molte sarebbero le cose da modificare. Per chi non avesse capito bene, dopo il caso Mastella che ha fatto cadere Prodi, sono successi fatti ancora più gravi. Basta chiedersi: ma la magistratura napoletana, con tutta la criminalità organizzata che c’è e i reati evidenti collegati all’emergenza spazzatura, perchè si occupa dell’inchiesta su Vallettopoli ( filone intercettazioni Berlusconi-Saccà) e adesso delle interruzioni di gravidanza? L’ultimo episodio della polizia mandata in ospedale ad interrogare una donna fa rabbrividire. E non tanto per il merito fin troppo evidente, ma per il metodo, che dimostra una magistratura che dall’autonomia è già scivolata sul crinale dell’irresponsabilità. C’è chi pensa che questi magistrati, cosi superficialmente assatanati di carriera potrebbero risanare l’Italia? Di Pietro lo dice  senza tregua, ma il PD non può seguirlo su questo terreno. Dunque, Di Pitro  nella lista è una prova di debolezza. Magari ce ne saranno altre in queste ore, da tutte e due le parti, ma la sostanza non cambia. Berlusconi vuole voltare pagina per l’Italia e Veltroni vuole cambiare radicalmente la politica, a cominciare da quella a lui vicina. Bene, si annunciano elezioni importanti. 

Si Vota. Ma Veltrusconi tornerà

Febbraio 5

E’ finito. Il tentativo di Marini è andato a vuoto. Non per l’oltranzismo di chi vuole votare, come si sono lanciati a scrivere molti giornali, ma perchè non esisteva una maggioranza significativa a favore della riforma della legge elettorale. Era evidente già durante la crisi di Prodi. Ciò che si vorrebbe cambiare è il potere di veto delle forze di coalizione sui partiti maggiori. E proprio questo non vuole la miriade di piccole forze.Meglio andare a votare con la vecchia legge, pensano tutti coloro che rischiano di essere tagliati fuori da un accordo sulle regole tra Berlusconi e Veltroni. Ma non è stato inutile il tempo dalla caduta di Prodi ad oggi. Alcuni passi significativi sono stati fatti e anche dopo la battaglia elettorale torneranno fuori i temi della costituente e di un accordo tra le due forze maggiori, Forza Italia e Partito Democratico, per modificare le regole. Berlusconi negli ultimi giorni ha reso nota la sua utopia: un accordo su 15 punti da realizzare con una grande coalizione, per rimettere in riga e rilanciare il Paese. Veltroni non ha potuto aderire e neppure consentire pubblicamente, ma è chiaro che ha intenzione di riprendere il dialogo dopo le elezioni. E’ la strada migliore per tutti e due, se non vorranno sancire per sempre che nessuna coalizione potrà mai governare, per il ricatto di piccolissimi gruppi di parlamentari in cerca di favori. Adesso che le vicende della spazzatura in Campania e della Tav hanno mostrato bene i danni che lo strapotere egoista di pochi può provocare a tutti quando si intreccia con gli interessi , è proprio il momento di voltare pagina ed allinearsi alle scelte degli altri paesi europei. Sono convinto che il dialogo tra Berlusconi e Veltroni riprenderà dopo le lezioni, alle quali parteciperanno certamente distinti e contrapposti, ma probabilmente senza eccessi belluini. Gli elettorati dei due partiti principali non si sono scandalizzati eccessivamente per le proposte di accordo che hanno sentito avanzare. Piuttosto si sono scandalizzati gli altri, quelli che temono di perdere rendite di posizione. Queste forze torneranno alla carica e , mentre nel centrodestra sarà più semplice per Berlusconi governare la coalizione, sarà Veltroni a rischiare di più. Eppure, proprio da lui dovranno coraggiosamente ripartire i segnali a fine aprile, quando di riforme e di programma d’emergenza si dovrà decidere in fretta.