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Gli operai non hanno amici

dicembre 11

Sono contento, arcifelice dei commenti che sono arrivati sul blog. Spero che tutti si leggano a vicenda e che le opinioni altrui ci facciano sentire meno soli nella nostra determinazione. Io insisto con il mio punto di vista. Viviamo in una società divisa in strati. alcuni sono più forti, più potenti e più aggressivi di altri. La maggioranza è composta da persone miti, che vivono individualmente il proprio disagio. I trasportatori hanno le loro ragioni, ovvio. Il governo ha torto se non risolve il problema. Però ,che colpa hanno quelli che subiscono la prepotenza e il ricatto dei blocchi stradali? Perchè alcune categorie scioperano senza aggredire il prossimo, mentre altre risolvono con la forza i loro problemi scaricandoli sull’intera comunità? Ripeto, capisco perfettamente il radicalismo di chi +è costretto a lottare per rendere evidente le proprie ragioni, ma cercate tutti di capire che i trasporti e lecomunicazioni oggi sono un bene comune . Vale per i traportatori e per tutti i  lavoratori  di settori vitali. In caso contrario, dovremmo accettare che il vero potere oggi sta nelle mani di  chi, bloccando il proprio lavoro, può fermare la società.

Voglio essere ancora più esplicito. Oggi , perfino avere amici è un privilegio. Gli amici del povero Gabriele Sandri hanno chiesto ed ottenuto la sospensione simbolica del campionato, ma per i morti sul lavoro dell’acciaieria nessuno ha pensato di fermare nulla. Che vuol dire? Tutti si commuovono, ma gli operai non hanno amici? Purtroppo sembra così. Ieri su questo tema ha scritto una donna, accusando il Presidente Napolitano di non aver bloccato la Prima della Scala, la sera del 7 dicembre. Ho pensato fosse un’opinione estremista. Poi, mi sono vergognato. Aveva perfettamente ragioni ed i giornali non hanno chiesto che si bloccasse, perchè quasi tutti i direttori erano là seduti in platea. Ma che senso ha predicare che si tratta di un fatto gravissimo e poi non proporre simbolicamente lo spostamento di Tristano ed Isotta. Sarebbe stato un gesto   misurato esattamente al danno. Nè troppo, nè troppo poco, se le parole di dolore hanno   un senso vero. Ed avrebbe ridato un pò di fiducia nelle istituzioni, al di là della demagogia. Invece non si è fatto. I lavoratori di Torino hanno scioperato con le loro bandiere e gli operai sono tornati a lavorare ed a rischiare sapendo di avere pochi amici. Ecco, se ogni problema resta isolato in una categoria, trasportatori con trasportatori, ultrà con ultrà, operai con operai, la nostra convivenza è minata