Stella… “stellina”
Nell’editoriale di ieri sul Corriere della Sera, Giantonio Stella scriveva del “Nord amaro” (clicca qui per leggerlo) ponendo l’accento anche sulla sanità in Lombardia alla luce di quanto successo alla clinica Santa Rita. Sul Foglio di oggi una lettera di Luigi Amicone riprende gli argomenti del giornalista del Corriere e propone spunti interessanti di riflessione…
Al direttore - Gianantonio Stella è da tempo impegnato a tratteggiarci il quadro morale della nazione. Che poi preferisca occuparsi della casta degli eletti dal popolo piuttosto che quella dei funzionari della magistratura, tanto per fare un esempio casto, che non sono eletti da nessuno e sono l’unica categoria di lavoratori che non risponde a nessuno dei propri errori (o per lo meno non risponde in solido, come invece risponde il medico, il giornalista, l’idraulico eccetera); dei buchi neri della sanità siciliana, piuttosto che delle voragini di bilancio della regione governata da Mr Tiscali, questo è solo un caso. Ora, nell’ansia di ristabilire un’uguaglianza, tra nord e rom, non arrivando ai vertici dell’Unità che qualche giorno fa ha spiegato la manifestazione nomade a Rama come l’ultima spiaggia “prima della Shoa” ; ci ha sfilettato ieri un editoriale che dovrebbe farci sentire tutti molto in colpa - dico noi che viviamo tra Padania e Prealpi - per le note vicende di cronaca nera che vanno dal Santa Rita allo stupro di una ragazzina marocchina a opera di un italiano. Il problema è che questa morale pelosa perde di vista le questioni essenziali del vivere in società e della politica che, scusate se non siamo a Cuba o in Venezuela, in democrazia ha sempre le sue belle contraddizioni. Il problema (oggettivo, documentato, accertato) è che la sanità del sud è mediamente più africana di quella della Lombardia e che tutte le strade, dalla Lombardia alla Sicilia, sono mediamente più insicure di tutte quelle europee. Davanti a questa situazione ricondurre il discorso alla lezioncina Onu su tutti gli uomini creati uguali, e sul fatto che tutti, indistintamente, senza distinzione di razza eccetera, possono essere buoni e cattivi, non è solo una banalità, è un basso espediente di antipolitica Giacché la politica non è fatta per dire la morale -a cui tutti dovremmo educarci con sane letture di catechismo cattolico e di catechisrno hobbesiano - ma per risolvere i problemi della gente comune. Ora, che tutti gli uomini sono uguali non ce ne può fregare di meno se il modello sanitario statalista è mediamente più schifoso di quello liberale in cui può capitare un Santa Rita, non come regola, ma come documentazione, appunto, che la deontologia professionale non la fa né il modello liberale né quello statalista. Epperò se sei liberale hai lo strumento per sanzionare e cambiare certe cose, se sei statalista tutto finisce ai tarallucci e vino dell’indignazione stellina (è poi i malati, chissà perché, continuano a migrare dal sud al nord).

















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