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Indimenticabile

Agosto 18

In questo doloroso momento sono particolarmente vicino a Rosella Sensi, alla moglie Maria e a tutta la famiglia per la scomparsa del nostro amato presidente.  Franco resterà per sempre nei cuori di tutti i tifosi giallorossi, per la sua umanità e per la tenacia con cui è riuscito a fare della Roma quella grande squadra e quella grande società che è. Indimenticabile.
Paolo Liguori

La Bastiglia di Pescara

Luglio 14

 

Le modalità dell’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco lasciano a bocca aperta. Un blitz come quelli che servono a decapitare cosche mafiose o camorristiche e la decapitazione politica di una Regione non stanno in piedi, anche a paragone di un’ accusa di concussione, qualunque sia l’entità delle presunte mazzette. Il Procuratore di Pescara Trifuoggi ha parlato di decine di miliardi di vecchie lire, ma le cifre non bastano a giustificare  la violenza usata in questo caso. Testualmente, ha detto: ” Ci siamo accorti che c’erano troppe illegittimità perchè si potesse parlare solo di disinvoltura amministrativa. E quando ci sono le illegittimità che comportano un grande esborso di denaro sorge legittimo il sospetto che qualcuno lucra”. A parte l’abolizione  del congiuntivo, dettata probabilmente dalla necessità di rafforzare l’accusa, il ragionamento non sta in piedi. Si è capito che gli inquirenti hanno la confessione del titolare di una o più cliniche, “costretto” a pagare mazzette. E lui, evidentemente, avrebbe accusato Del Turco ed altri. Ma anche una simile circostanza non basta a spiegare le modalità dell’arresto. Perchè le confessioni potrebbero essere interessate per mille motivi,non ultimo il fatto che la Regione aveva in passato tagliato i fondi alle cliniche di Angelini. Non basta secondo la giurisprudenza l’accusa di un pentito senza riscontri e anche questi ultimi, sufficienti per una eventuale condanna, andrebbero usati con cautela, prima di decidere la decapitazione di una Regione. Insomma, tutto sembra troppo violento, troppo spettacolare, troppo affrettato per essere vero. Per me, a differenza che per altri c’è un problema in più: non posso dire di aver fiducia nella magistratura, fino a prova contraria. Sarei un bugiardo e un ipocrita se, sulla base dell’esperienza di tanti anni, non confessassi di avere più fiducia in Ottaviano Del Turco che in un qualsiasi Procuratore, fino a prova contraria. In queste settimane, non sono quasi intervenuto nel farsesco dibattito sulla giustizia ( non a caso chiuso ufficialmente da capocomici), perchè mi sembrava assolutamente tempo perso. Ho colto qualche sfondone dei soliti Di Pietro e Travaglio, ma in fondo, ho pensato che non facessero vero danno. Ricordavano all’opinione pubblica quanto è stato importante e lo sarà ancora emarginarli. Avere avversari evidenti è sempre utile, per guardare in faccia il rischio. Adesso, però, non si tratta di chiacchiere. Un uomo stimato, un sindacalista e politico uscito indenne da mille traversie è stato sbattuto in galera come un delinquente pericoloso. Lui, ex Presidente della Commissione parlamentare antimafia. Socialista da sempre, arrestato nell’anniversario della presa della Bastiglia. Con una pena preventiva già comminata: tre giorni di isolamento prima di vedere l’avvocato e di subire il primo interrogatorio. Fino a prova contraria, le persone perbene, sono chiamate a far sentire la propria voce. Senza esitazioni e senza pentirsene, a prescindere dai risultati giudiziari. Perchè siamo uomini che crediamo negli uomini che conosciamo, prima che nella giustizia. E a cambiare idea facciamo sempre a tempo. Ma chi potrebbe mai cancellare la vergogna di sapere,domani, che l’accusa era esagerata e abbiamo taciuto per prudenza o viltà? Quello sì sarebbe vero rimorso. E dunque oggi, 14 luglio, sono assolutamente convinto che le accuse contro Ottaviano siano esagerate e le modalità dell’arresto incivili. E sono orgoglioso che Di Pietro pensi esattamente il contrario. Paolo Liguori 

Se questa è politica

Luglio 9

Dal Riformista di oggi un editoriale di Antonio Polito che vi invito a commentare

Con tutto il rispetto che si deve a chi manifesta in piazza la sue idee, ma non a chi come Grillo e Travaglio si è abbandonato a vergognosi insulti al capo dello Stato, al limite e oltre il limite del vilipendio, e a chi come la Guzzanti ha offeso il pontefice, il problema della piazza «No Cav» di ieri era la sua lontananza dal sentimento della maggioranza degli italiani.

Una minoranza sempre più minoranza, ieri davvero piccola, ma sempre più distante dalla maggioranza. Le minoranze tendono quasi naturalmente ad alzare la voce per farsi sentire, ma per farlo devono esagerare, e ieri hanno esagerata E così si distanziano ancor più dalla maggioranza. È un circolo vizioso, che in una parte dell’opposizione a Berlusconi si ripete come una dannazione, puntuale all’inizio di ogni legislatura governata da Berlusconi. Il quale finge di lagnarsene, ma intanto ne gongola, perché sa che lo rafforza.
La minoranza è un habitat naturale e accogliente per i trebbiatori, coloro che come Di Pietro passano e raccolgono. La loro ambizione è di diventare maggioranza nella minoranza. Per farlo non esitano a spararla grossa: «La legge Alfano è inaudita perché consente a chi raggiunge lo status di presidente di ammazzare la moglie, squartare le amanti, spacciare droga senza essere processato». « L’anti politica è quando un pregiudicato viene eletto presidente del consiglio». Dunque «siamo al regime», «è tornata la P2», «siamo al fronte».
La minoranza è un habitat naturale anche per i guitti, i tribuni, le star del qualunquismo. Beppe Grillo ha confermato di esserlo al massimo grado. Il suo umorismo è quello che è: «Be-fin, la figa in leasing, l’Italia fallita». Ma la carica antidemocratica che ieri ha manifestato, contro i partiti e contro le istituzioni e personalmente contro il presidente Napolitano, non consente di scherzarci su.
La discesa da Moretti a Grillo dice già tutto di quanto è accaduto al movimento dei girotondi. Moretti, in un modo tutto suo, che gli veniva dalla frequentazione del Pci e dalla cultura sofisticata, tendeva naturalmente, o forse s’illudeva, a fare del suo movimento maggioranza. Il suo obiettivo era quello di scuotere i vertici del centrosinistra, magari di cambiarli, ma per portarli la volta successiva a vincere le elezioni: «Non perdiamoci di vista». Grillo non ha obiettivi politici, ma solo impolitici, o antipolitici. Per il successo della sua industria dell’indignazione - e di quella fiorente di Travaglio - Berlusconi sta bene dove sta: a incarnare l’atavico sospetto delle masse per il potere che è il pane e il companatico di quella industria. Non a caso nella manifestazione di ieri aleggiava, più volte dichiarata dal palco, quasi un autocompiacimento per questa minorità: «vedrete domani, i giornali ci attaccano, tutti ce l’hanno con noi, ci isolano perché sia puri e duri…».
È chiaro che in queste condizioni il Pd, che in fin dei conti pur sempre aspira prima o poi a diventare maggioranza, non poteva condividere la piazza e il palco con Di Pietro e Grillo. Ma mentre correttamente prendeva le distanze dalla piana e dagli insulti di Grillo a Napolitano, il Pd lanciava in Parlamento un’offensiva che contempla anche la possibilità dell’ostruzionismo, che contesta a Fini irregolarità nella gestione della Camera, e dichiara il lodo Alfano uno scandalo. Naturalmente l’opposizione ha il diritto - e anche il dovere - di opporsi. E si può capire che, stretto dalla pressione della piazza, seppur disertata, Veltroni abbia sentito il bisogno di alzare la voce in Parlamento. C’è però una logica da rispettare. Perché se bisogna manifestare per la difesa della democrazia, come il Pd si propone di fare in ottobre, diventa difficile rispondere a chi dalla piazza di ieri gli chiedeva: e allora perché non oggi? Se il blocca-processi è un obbrobrio - e lo è - allora perché non riconoscere che il lodo Alfa-no non lo è, è una norma discutibile, cui è legittimò opporsi con vigore se lo si ritiene, e che è stata forzata d’urgenza nei procedimenti parlamentari, ma che ha il merito, una volta approvata, di eliminare la blocca-processi? Veltroni dice che se cade quella norma è un suo successo; ma allora non può tirarsi fuori dalla mediazione politica necessaria per farla cadere. È su questo punto che il Pd, generoso nel difendere Napolitano dalle offese di Grillo, è stato ingeneroso ieri con il Presidente che sta esercitando tutta la sua moral suasion per far rientrare questo incendio sulla giustizia nei limiti di un conflitto politico, invece di trasformarlo in un’Apocalisse per le istituzioni.
La forza dei girotondi l’abbiamo vista ieri in piazza e la vediamo ogni giorno nei sondaggi sul gradimento al governo. Il Pd non ha alcuna ragione di temerli. A meno di non mettersi esso stesso nelle condizioni di dar loro ragione.

Somari in cattedra

Giugno 18

L’errore ministeriale sulla poesia di Montale al tema di maturità ci ha paralizzato. Il pensiero è andato al presidente francese Sarkozy. Lui ha sostenuto che per riportare nella società francese il principio di autorità sarebbe necessario cominciare dalla scuola. Gli studenti - ha detto Sarkò - dovrebbero riprendere l’uso di alzarsi in piedi all’ingresso in aula dei professori. In Italia non abbiamo più neanche questa possibilità. Ci sono professori più somari dei loro studenti. 

MAMMA CHE LAVORONE

Maggio 24

Ancora Marcegaglia, ma sotto un altro punto di vista,  quello di Giuliano Ferrara e dei suoi “Editoriali” su Il Foglio.

“Sarebbe riduttivo e anche un po’ sciocco attribuire al fatto che a parlare era una donna il rilievo che Emma Marcegaglia ha voluto dare, all’atto del suo insediamento alla guida degli industriali italiani, al ruolo delle madri lavoratrici. Il principale deficit della struttura produttiva del nostro Paese è la scarsa partecipazione, inferiore al 50 per cento, delle donne al mercato del lavoro. Il principale problema del Paese è l’invecchiamento, determinato dalla denatalità, che rende difficile dare efficienza a un sistema di sicurezza sociale le cui risorse sono ipotecate dal peso crescente della previdenza, se non altro per ragioni demografiche.

Più donne che lavorano, più donne che partoriscono, sarebbero la soluzione non di “un” problema, ma del problema fondamentale del rischio di declino del Paese. Che a dirlo sia una donna è importante, che a dirlo sia la presidentessa degli industriali molto di più. Ormai tutte le statistiche dimostrano che sono le donne occupate a dare il maggiore contributo alla natalità. Era un dato già da tempo presente nel nord, oggi è esteso a tutto il Paese. Ma la vita della mamma lavoratrice è un percorso di guerra, perché l’organizzazione sociale è ancora costruita sull’arcaica concezione della mamma casalinga, perché le imprese, a cominciare da quelle rappresentate da Emma Marcegaglia, considerano la maternità un costo e un intralcio all’ordinato svolgimento della produzione, perché gli orari sono modellati su uno schema sorpassato, che considera sempre disponibili il tempo della donna per le operazioni di relazione con la burocrazia e i servizi, come se non avesse impegni di lavoro. Fa invidia l’esempio dato, in questo senso, dal governo spagnolo, dove una donna incinta è stata nominata ministro della Difesa. La mamma lavoratrice è la chiave  del superamento del declino italiano e sarebbe bene che sui suoi problemi si concentrasse un’attenzione politica straordinaria, una vera convergenza delle parti sociali, una consapevolezza generale dopo tanti decenni di nefasta sottovalutazione”

Un premier sicuro

Maggio 22

Oggi vi sottopongo un commento interessante, dal Foglio di Giuliano Ferrara, dove si notano alcune novità di toni e di piglio da parte del neo premier. Dite la vostra.

Se c’è un tratto di spettacolarità tipicamente berlusconiano, questa volta si fatica a coglierlo. Perché dalle parole e dalla sostanza del discorso pubblico del premier, confortate da leggi già in attesa di firma quirinalizia, si percepisce piuttosto la densità fattuale di un governo alle prese con uno stato d’eccezione nazionale. La risposta dovrebbe essere commisurata all’emergenza e probabilmente farà impennare qualche sopracciglio pigro. E tuttavia, da ieri, la sicurezza percepita in Italia cresce di qualche spanna sopra la media degli ultimi anni; se è vero che il ministro dell’Interno ombra, Marco Minniti, è costretto a osservare che molti dei provvedimenti adottati dall’esecutivo berlusconiano erano contenuti nei programmi istruiti (ma in larga parte inattuati) dal precedente ministro dell’Interno. Non mancherà, inoltre, l’occasione di verificare e correggere in Parlamento eventuali norme dal retrogusto discriminatorio contenute nel disegno di legge affidato alle Camere. E’ , vero che l’iniziativa del Viminale s’annuncia inesorabile nei confronti dei così detti migranti, ma è anche e soprattutto su questo dossier che il Popolo della libertà aveva chiesto e ottenuto il mandato per governare il paese.
Discorso appena diverso, ma in fondo consanguineo, è quello che riguarda Napoli. La scelta di convocare il primo Consiglio dei ministri nella città italiana più complicata e offesa va al di là della testimonianza simbolica. Perché in quella riunione il Cav. ha stabilito di dare forma concreta alla personale e pubblica esigenza di farsi statisti. Sicché la grande invitata a Napoli, stavolta, è davvero la forza pubblica, nella sua versione in divisa e nelle sue propaggini amministrative e repressive. Berlusconi si accinge a intervenire quasi di prepotenza contro lo scempio da basso impero dei rifiuti napoletani e, quel che più conta, intende accompagnare alla decisione politica una militarizzazione dell’intervento statuale. Quando i soldati smobiliteranno dalla Campania e quando la mano della forza pubblica allenterà la presa sul collo del nostro spazio civico, sarà forse il segno di un successo conclamato senza precedenti.

I mandanti

Aprile 14

Ho atteso fino alla fine della campagna elettorale, per levarmi un macigno dallo stomaco. Avevo giurato a me stesso di non accettare la sfida di Giuliano Ferrara. Sul tema dell’aborto, penso che abbia molte ragioni, ma non sono d’accordo a buttarla in politica. A misurare l’efficacia con i voti di lista. Perciò mi sono astenuto finora. Intanto, sono accaduti episodi incredibili, che peseranno sulla pacifica e civile convivenza anche dopo le elezioni. Anzi, Veltroni e Berlusconi che hanno più volte dichiarato di voler collaborare per poche regole essenziali devono ammettere che il silenzio sulle aggressioni subite da Ferrara è pericoloso per il  Paese. Insieme o separati, vincitori o vinti, devono ammettere che se non si difende la libertà di parola e di comizio di un candidato, anche se non si condivide ciò che dice, si mette a repentaglio la libertà di tutti. Giampaolo Pansa ha scritto un suo commento sull’Espresso, che nello spirito condivido. E’ stato il più coraggioso e diretto tra gli intellettuali a prendere posizione contro una maniacale campagna di odio e violenza che ha trovato il bersaglio in Giuliano Ferrara. Forse Pansa esagerà nella previsione pessimistica di una nuova ondata di violenza dopo le elezioni, proprio a partire dagli umori che nelle piazze si sono espresi impunemente contro Ferrara. Io non penso che i lanciatori di uova, pomodori e fumogeni siano davvero un pericolo per l’Italia. I loro mandanti sì. Quelli che hanno aizzato estremizzando volutamente la posizione sull’aborto, quelli che hanno scatenato femministe fuori tempo e centri sociali residuali, quelli che scagliano le pietre( anche a parole) e poi nascondono la mano sono colpevoli senza apello. Vanno affrontati pubblicamente, ora che le elezioni sono passate, e denunciati per quello che sono: mandanti di linciaggi morali e di violenza materiale. Non è difficile rintracciarli, sono sotto gli occhi di tutti : sui giornali perbene, nei partiti che hanno fatto una campagna perbene e tollerante, ma hanno avvelenato la discussione, nelle fila di una sinistra senza più ideali, che cerca il nemico dovunque, perchè non ha più testa. Adesso la discussione sul caso Ferrara, sulla legittimità della sua posizione, sul diritto di parola di tutti va riaperta. E duramente. Perchè non si dovrà mai più assistere ad una competizione elettorale in cui a qualcuno viene impedito di sostenere la sua lista. E sarebbe bene che, ad urne chiuse, anche il Presidente Napolitano facesse conoscere la sua opinione. Così, tanto per smentire quanti pensano che, quando la discussione diventa scomoda e si tratta di criticare posizioni che appartengono alla sua parte storica, lui si defili velocemente.

I veri colpevoli

Marzo 31

Giornali precari

Marzo 14

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Incredibile. L’Unità e La Repubblica hanno superato ogni immaginazione. Da una battuta di Berlusconi ad una giovane precaria hanno costruito un caso nazionale. La protagonista l’ha smantellato sul nascere, anche perchè è candidata del PDL alle elezioni comunali di Roma,  ma loro sono andati avanti tutto il giorno fingendo di interessarsi davvero del precariato. Guardate il video. E fatevi un’idea di cosa può succedere nella follia elettorale di chi cerca di far dimenticare a colpi di titoli i danni del governo Prodi.

L’utile idiota /2

Febbraio 20

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Sulla proposta di Antonio Di Pietro di togliere due reti a Mediaset sono già intervenuti anche Clemente Mimun, direttore del Tg5, e Giorgio Mulé, direttore di Studio Aperto. Ecco i video:

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