Archivio della categoria ‘Cronaca’

Le tre da ricordare

dicembre 17

Il direttore di Tgcom Paolo Liguori parla dei pacchi bomba, del caso Prosperini e dei nuovi imbucati alla Casa Bianca. Guarda il video.

Le tre da ricordare

dicembre 14

Nella rubrica di Tgcom il direttore parla dell’aggressione a Berlusconi dopo il comizio in piazza Duomo a Milano. Guarda il video

Le tre da ricordare

dicembre 9

Nella rubrica di Tgcom il direttore parla del cardinale Tettamanzi, del vertice sul clima a Copenaghen e della debacle della Juventus in Champions League. Guarda il video

Le tre da ricordare

dicembre 4

Nella rubrica di Tgcom il direttore parla del “pentito-spazzatura”, dell’Afghanistan e degli italiani in coda. Clicca e guarda il video

Stupro della Caffarella,
un’inchiesta inquietante

marzo 11

caffarella_img Una sola parola: inquietante. Non ce ne sono altre per descrivere il paradossale “stato dell’arte” che le indagini sullo stupro della Caffarella hanno raggiunto. Perché la situazione è questa: due persone, romene ma potrebbero essere italiane, magrebine, americane, cingalesi, tagiche e via dicendo, sono in carcere, accusate di uno stupro che non hanno commesso.
(continua…)

Proposta indecente per una Commissione inutile

novembre 21

Diciamo la varità: il caso Villari appassiona pochissimo gli italiani, alle prese con problemi ben più importanti delle rese dei conti all’interno dei partiti che si trascinano dentro Commissioni parlamentari. Tipo arrivare a fine mese, pagare il mutuo, riempire la macchina di benzina, far mangiare i figli,  far quadrare i conti e sciocchezze che chi ha un’auto blu con tanto di autista, giustamente, non riesce a percepire.

(continua…)

Uno di noi

settembre 16

Ho visto che molti commentano la orribile morte di Abdul a Milano. Soltanto superviolenza o anche razzismo? Si litiga su questo e a me sembra ridicolo e offensivo. Certo, il movente dell’omicidio non è stato il colore della pelle di Abba, però mentre lo uccidevano a sprangate quel “negro” si è sentito forte e chiaro. Dicono che lui e i suoi amici avessero rubato dolci con strafottente bullismo. Se ci fosse la pena di morte per questo, l’umanità sarebbe in pericolo. Non voglio aggiungere i miei sermoni ai troppi già sentiti, però riflettere su episodi del genere non può fare certo più male delle sprangate. Mi affido ai lettori. Con la solita avvertenza- tanto più in questa occasione- di astenersi dalla violenza verbale. Almeno, in segno di rispetto per Abba. Paolo Liguori

Mal di Roma

maggio 28

Oggi vi invito a commentare un editoriale del Foglio sulla rissa tra studenti di destra e di sinistra davanti alla Sapienza di Roma.

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A Roma soffia un brutto vento infuocato di botte fra estremisti che si alimenta della peggiore sottocultura di destra e di sinistra. E che non dovrebbe trovare altro combustibile nello sguardo cisposo dell’informazione. Come invece rischia di accadere, a giudicare da come alcuni giornali si preparavano ieri a raccontare la febbrile scazzottata fra i neofascisti di Forza nuova esclusi dall’Università la Sapienza e i collettivi studenteschi. La circostanza è penosa e vile a prescindere da chi abbia attaccato per primo, perché c’è una censura ideologica che impedisce a qualcuno di parlare (nella rossissima facoltà di Lettere e filosofia, per un convegno sulle foibe organizzato da Forza nuova), perché questo qualcuno è sospettabile d’aver usato il bastone per rivalersi sui censori e perché altri, i collettivi, sono sospettati invece d’aver impugnato le proprie armi per sottolineare il significato dell’esclusione inflitta al nemico. Ma non è la prima volta né la peggiore.
Il lato plumbeo della faccenda riguarda Roma nel suo complesso, la capitale conquistata dal Lupomanno della destra fra clangori di riscossa, paure sociali e richieste di sicurezza disattese. La sinistra sottoculturale si è lasciata subito vincere da una coazione fredda a ritmare il nuovo allarme antifascista, ha strumentalizzato l’aggressione borgatara del Pigneto e cerca di collocarla in un fantasmatico clima di squadrismo xenofobo e persecutorio nel quale, potendo, contemplerebbe perfino i roghi campani e quel maledetto tossicodipendente da curva calcistica che ha investito e ucciso una coppia di disgraziati (attenzione: la nuova frontiera dell’accusa infamante sta diventando l’appartenenza al tifo organizzato). Siamo già costretti a esaminare un nuovo mal di Roma? Per ora siamo di fronte a una pratica intellettualmente debole e che tuttavia, se assecondata dalla coscienza rancorosa degli sconfitti, pare destinata a perdurare e incrudelire. Anche perché nella sottocultura di destra ci sarà sempre qualche imbecille in buona o cattiva fede, gonfio di risentimenti antichi, disponibile al gioco di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e con intenzioni demenziali. Più delle censure di Alemanno e dei suoi subalterni, e più ancora di un’auspicabile resipiscenza della sinistra urbanizzata, conterà l’atteggiamento dei mezzi d’informazione. Ogni slealtà umana e giornalistica potrebbe avere lo stesso effetto di una bastonata.

NAPOLI, FATTI VIVA SENNO’ SEI MOLTO MORTA

maggio 26

Giuliano Ferrara su “Il Foglio” invita la popolazione di Napoli a non farsi sommergere da rifiuti e politici immobili.  Che ne dite?

“Se fossi napoletano mi vergognerei di me. Non tanto per i rifiuti, per la trasandatezza fatale della città, per la brutta figura eccetera. Napoli ha sempre scambiato con il resto del mondo, che la voleva scioccamente sorridente, un suo ghigno indecoroso che mi piace, che affascina ed è regale anche quando è laido, puzzolente. Mi vergognerei piuttosto per la totale assenza di una classe dirigente e per l’indulgenza con cui la città accetta di essere trattata, in mancanza di alternative, come una appendice coloniale fastidiosa e riottosa.

I ministri arrivano in pullman, il governo è in visita all’estero, la conferenza stampa si farà nel palazzo dei Borboni, i proconsoli di lingua endogena abitano i loro appartamenti regionali e municipali ma sono virtualmente esclusi dalla vita pubblica, inabilitati anche alle campagne elettorali, il governo decide per via commissariale da dieci, quindici anni, e non risolve alcunché, adesso si è lodevolmente messo in testa di farla finita; attrezza soluzioni che deve militarizzare, le tiene segrete fin che può, poi giù un po’ di botte contro la ribellione della monnezza.

Uno si domanda: ma c’è a buon bisogno un napoletano di grido, uno straccio di scrittore, di professionista, di magistrato, di accademico, un capopopolo, un filosofo, un armatore, un poliziotto, un magistrato, un calciatore, un bandito, un giornale, un ex prefetto, una lega di donne, un sindacato, una comunità religiosa, un prete, un cristiano come tanti che sappia prendere in mano, non la città, certo, che è fuori controllo da secoli, ma almeno il discorso sulla città? C’è qualcuno che sia in grado di dare un qualunque significato a quello che succede? Questo è l’impudico disastro di Napoli, inquietante e osceno, non il fatto che non si risolvano i problemi, bensì il fatto che la città ha perso la voce, non fa più nemmeno rumore, trasmette l’onda piatta e decerebrata della morte urbana, della fine della fantasia, pure quella in discarica come tutto.

Eppure Napoli è l’intelligenza fatta città. Da sempre è così che ne conosciamo e onoriamo la bellezza, la prestanza culturale, l’ambizione piena di smagata capacità di affabulazione, di persuasione, tutti sempre convinti, edotti, fatti furbi e anche fessi dal Gran Signore Napoletano.charmant capace di spiegare l’inspiegabile. Napoli è una delle grandi anime di questo paese, un suo profilo liberale e borghese e giacobino ma anche aristocratico e schiettamente reazionario, ma sempre ben intagliato nel fiume della parola napoletana, e davvero se quell’anima dovesse rivelarsi mortale il declino del corpo nazionale che la contiene e nutre sarebbe senza speranza.

Cercasi napoletano o gruppo napoletano in grado di spiegare come mai quella è l’unica area urbana al mondo in cui non si riesce a smaltire la spazzatura. Accettasi ogni tipo di spiegazione, anche irridente, surreale, provocatoria, purché si interrompa un lungo e sinistro silenzio. Non tollerasi che tutto finisca con grevi scazzottate con la polizia di don Silvio Berlusconi intorno a dei buchi dove ricoverare le deiezioni della città. Napoli si faccia viva, sennò è molto morta.

Minculpop e monnezza

gennaio 11

Non riescono a smaltire i rifiuti, i problemi, le polemiche e allora hanno pensato di smaltire l’informazione. Oggi i grandi giornali, d’intesa, hanno relegato in secondo piano le ultime drammatiche notizie sull’emergenza spazzatura, che diventa sempre più grave. Hanno scelto di accendere i riflettori sulla promessa del governo di un futuro taglio delle tasse. Una promessa che, viste le solite contrapposizioni all’interno di questa maggioranza, non sappiamo se mai diventerà realtà, e in ogni caso l’ipotetico intervento sulle imposte sarebbe subito controbilanciato da una stangata su Bot e titoli. Ma, fatto ancora più grave, Luciano Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, ha convocato in Parlamento i direttori dei telegiornali italiani e ha detto loro che la gente si sente meno sicura non per un oggettivo degrado della società ma per come vengono date le notizie. In pratica, c’è aria di Minculpop, mentre i problemi del Paese diventano sempre più gravi . Per aprire la discussione pubblico qui di seguito il testo dell’intervento su Il Giornale con cui il direttore del Tg5 Clemente Mimun ha replicato a Violante. Vi ricordo infine che su Presa Diretta, www.presadirettablog.com, trovate il meglio dei filmati in rete sull’emergenza rifiuti (oggi in particolare c’è quello “La Sardegna non è una discarica” contro la decisione di Soru di far arrivare la spazzatura campana a Cagliari).

 

Un altro schiaffo alla libera stampa

di Clemente Mimun

Le statistiche sono certamente interessanti e ne diamo periodicamente e doverosamente conto coi rapporti dell’Istat, del Censis e di altri istituti. Ma una cosa è il bilancio di un determinato periodo, altro è raccontare la cronaca quotidiana, che parla un linguaggio crudo, con il ripetersi di episodi gravissimi, ed in presenza di mille aspetti della vita italiana che, tutti insieme, producono e alimentano preoccupazione ed incertezza. D’altra parte: è vero o non è vero che quattro, se non cinque regioni, del nostro Paese, sono preda della criminalità organizzata?
Gli effetti devastanti della morte atroce di Giovanna Reggiani e di episodi analoghi, sono frutto dei racconti dei telegiornali, o di atti criminali? Quel che sta accadendo a Napoli ed in Campania, col mondo che guarda ad intere aree dell’Italia sepolte dalla spazzatura, è frutto di disinformatia, o di inettitudine delle istituzioni?
È in Italia che i prezzi stanno aumentando a livelli intollerabili? È in Italia che il potere d’acquisto dei salari diminuisce costantemente? Sono i Tg o l’Ocse ad affermare che l’Italia ha insegnanti e studenti decisamente impreparati? È vero o non è vero che la Spagna ci affianca ormai tra i Paesi più industrializzati del mondo? Sono i Tg italiani, o il Times ed il New York Times, a descriverci come un Paese in rapido declino? È vero o non è vero che di anno in anno saliamo nella speciale classifica dei Paesi più corrotti del mondo? Bene, se tutto questo è vero, come purtroppo è vero, forse convocare i direttori dei Tg per provare a dimostrare che la percezione di insicurezza degli italiani derivi dal loro modo di informare, e non da dati oggettivi, ci farà salire ancora qualche gradino anche nella classifica dei Paesi con meno libertà di stampa.