Un impegno sul terrorismo

settembre 21

direttore

di Angelo Panebianco per Il Corriere della Sera

Oggi, nel giorno dei funerali dei sei pa­racadutisti caduti a Kabul, l’Italia uffi­ciale si stringerà, con compo­stezza e rispetto, intorno ai no­stri soldati. Come è certamen­te nei sentimenti di tutti e co­me l’opinione pubblica esige. Oggi non si sentiranno le «stecche» che si sono udite nel giorno dell’attentato. E’ im­portante che quelle stecche non si sentano più. Le questio­ni di guerra hanno questo di diverso rispetto alle normali lotte fra i partiti per, ponia­mo, l’accaparramento di cari­che di presidenti di Regione: ci va di mezzo la vita dei solda­ti.

[...]  Non è solo un problema italiano. E’ un pro­blema europeo. Oltre che in Italia anche in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Spagna, nelle opinioni pubbli­che tende oggi a prevalere la richiesta di ritiro. Negli anni immediatamente successivi al­l’ 11 settembre 2001 era ancora chiaro agli europei il perché della presenza militare in Af­ghanistan. 

[...] Va urgentemente (ri) spiegato al­le opinioni pubbliche che una vittoria talebana a Kabul desta­bilizzerebbe il Pakistan, e il fondamentalismo islamico tornerebbe a galvanizzarsi ovunque (anche in Europa). E’ per evitare che i kamikaze si mettano all’opera qui da noi che siamo in Afghanistan.

[...]Ma come la mettiamo, qui da noi in Italia, si sente ripete­re, con l’articolo 11 della Costi­tuzione? L’articolo 11 venne scritto perché i costituenti ave­vano in mente le guerre di ag­gressione del fascismo. Sono quelle guerre che la Costitu­zione vieta. Significa far torto alla intelligenza e al patriotti­smo dei costituenti sostenere che essa ci impedisce di parte­cipare, con gli alleati, ad azio­ni militari tese a contrastare (oggi in Afghanistan, domani forse in Somalia e in altri luo­ghi) la diffusione del terrori­smo.

In versione completa

http://www.corriere.it/editoriali/09_settembre_21/Un_impegno_sul_terrorismo_angelo_pianebianco_f3e6174e-a66b-11de-8d5f-00144f02aabc.shtml

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