Un impegno sul terrorismo
di Angelo Panebianco per Il Corriere della Sera
Oggi, nel giorno dei funerali dei sei paracadutisti caduti a Kabul, l’Italia ufficiale si stringerà, con compostezza e rispetto, intorno ai nostri soldati. Come è certamente nei sentimenti di tutti e come l’opinione pubblica esige. Oggi non si sentiranno le «stecche» che si sono udite nel giorno dell’attentato. E’ importante che quelle stecche non si sentano più. Le questioni di guerra hanno questo di diverso rispetto alle normali lotte fra i partiti per, poniamo, l’accaparramento di cariche di presidenti di Regione: ci va di mezzo la vita dei soldati.
[...] Non è solo un problema italiano. E’ un problema europeo. Oltre che in Italia anche in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Spagna, nelle opinioni pubbliche tende oggi a prevalere la richiesta di ritiro. Negli anni immediatamente successivi all’ 11 settembre 2001 era ancora chiaro agli europei il perché della presenza militare in Afghanistan.
[...] Va urgentemente (ri) spiegato alle opinioni pubbliche che una vittoria talebana a Kabul destabilizzerebbe il Pakistan, e il fondamentalismo islamico tornerebbe a galvanizzarsi ovunque (anche in Europa). E’ per evitare che i kamikaze si mettano all’opera qui da noi che siamo in Afghanistan.
[...]Ma come la mettiamo, qui da noi in Italia, si sente ripetere, con l’articolo 11 della Costituzione? L’articolo 11 venne scritto perché i costituenti avevano in mente le guerre di aggressione del fascismo. Sono quelle guerre che la Costituzione vieta. Significa far torto alla intelligenza e al patriottismo dei costituenti sostenere che essa ci impedisce di partecipare, con gli alleati, ad azioni militari tese a contrastare (oggi in Afghanistan, domani forse in Somalia e in altri luoghi) la diffusione del terrorismo.
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Tags: Afghanistan, Italia, ritiro







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