Archivio del mese di settembre 2009

Le minacce nucleari di Teheran? Un’ottima esca per Obama e gli Stati Uniti

settembre 29

iran

di Gianluca Ansalone per Sussidiario.net 

Nell’annuncio fatto dai vertici politici e religiosi iraniani sulla presenza conclamata di un secondo reattore nucleare già attivo alle porte della città santa di Qom possiamo riscontrare alcune novità strategiche e alcuni elementi di continuità con il passato recente.

 

Il tema principale, però, attiene gli obiettivi geopolitici e strategici dell’Iran posto che, sin dagli anni della Guerra Fredda, la bomba atomica è sempre stata uno strumento e non un fine. Con la caduta di Saddam Hussein nel vicino Iraq, la crescita esponenziale del potere wahaabita, che fa capo all’Arabia Saudita, negli anni delle due Presidenze Bush, con il prezzo del barile del petrolio salito alle stelle negli ultimi anni, l’Iran sa di poter giocare questa volta la posta massima al tavolo da poker del bluff nuclerare.Perché esattamente di un bluff si tratta, visto che nessun Paese dotato di una sola testata atomica sarebbe così folle da utilizzarla. La penalità da pagare sarebbe la scomparsa del Paese stesso dalla carta geografica, senza possibilità di appello. L’Iran è alla ricerca di un pieno riconoscimento dello status di potenza regionale di primo piano, che oggi appartiene a governi quali quello saudita o quello turco. La finestra di opportunità aperta dalla instabilità della regione, dall’Iraq all’Afghanistan, fa si’ che i piani iraniani possano essere disvelati senza un rischio eccessivo. Gli Stati Uniti non scatenerebbero mai, in questo momento, una terza guerra nella regione.

 

Gli elementi di novità di questa escalation nucleare risiedono nella particolare spavalderia mostrata dalla leadership iraniana. Fino ad oggi, gli annunci erano stati fatti secondo un copione tipico, improntato al “tira e molla”, alla smentita seguita da un proclama demagogico e populista. Oggi gli iraniani ammettono che la centrale di Qom entrerà presto a regime, dichiarano di voler proseguire senza interruzioni sulla strada dell’arricchimento dell’uranio e, addirittura, testano due missili a medio raggio, i letali Shahab-2 e 3, in grado di colpire il territorio di Israele o della Turchia meridionale. Non va trascurata, nell’analisi di questi toni, la delicata situazione interna iraniana dopo le elezioni presidenziali e i cui risultati sono ancora oggetto di forti contestazioni. In particolare, in questo delicato passaggio politico nel Paese, si sta ridisegnando la mappa del potere e degli interessi interni, con i Pasdaran costretti a cedere potere a nuove strutture centrali di sicurezza, che rispondono direttamente al Presidente Ahmadinejad e con una spaccatura evidente nel clero iraniano.

 

La ricerca di Teheran per un ruolo di potenza regionale riconosciuto da tutti emerge con nettezza dal disconoscimento del negoziato fallimentare finora condotto dall’Unione Europea in nome e per conto degli Usa. L’Iran vuole parlare direttamente con gli Stati Uniti e con Obama vuole negoziare un riconoscimento che sarebbe storico. In tal senso, Israele può tirare un sospiro di sollievo, nella misura in cui lo Stato ebraico è solo l’oggetto di attacchi retorici virulenti e odiosi più per compattare il fronte interno che per il desiderio di distruggere un avversario. Molto più rozzamente, l’Iran vuole tastare il terreno all’indomani dell’annuncio di Obama sulla cancellazione del progetto di scudo spaziale che, nelle intenzioni della precedente Amministrazione Usa, doveva rappresentare un ombrello protettivo contro la minaccia missilistica degli ayatollah.Il tavolo verde del poker si è riaperto. E questa volta Teheran vuole giocare con il suo avversario diretto. Per legittimare un ruolo che la storia non ha ancora riconosciuto al Paese e per garantirsi la continuità del potere rappresentata da Ahmadinejad e, soprattutto, da chi lo manovra dietro le quinte.

 

La continuità risiede, per l’appunto, nella volontà iraniana di perseguire un disegno nucleare concreto. Per produrre energia elettrica, costruire la bomba atomica o vendere uranio arricchito all’estero poco importa. O meglio: importa sotto il profilo delle previsioni e delle tutele internazionali dell’Aiea, che tollera un processo di avvicinamento relativo e controllato al nucleare civile, non certo il suo utilizzo per scopi di aggressione militare. (continua…)

Odiosi e agguerriti: il partito Repubblica

settembre 22

mauro

di Giampaolo Pansa per Libero

Il Partito di Topolino? Tra un momento ci arriviamo. Bisogna iniziare dal lettore-militante di “Repubblica”. È un soggetto unico in Italia, che ha accolto con grande fastidio la decisione di rinviare la protesta in difesa della libertà di stampa. Lo si comprende dalle lettere pubblicate dal quotidiano prima e dopo il 19 settembre. Una paginata al giorno. Mi sono letto quelle dall’11 al 20 settembre. Ecco un test per capire quali siano gli umori profondi di un’area d’opinione certo minoritaria, però molto scaldata. Capace di odiare e di amare con intensità sorprendente. L’odio è tutto per Silvio Berlusconi, uno spirito del male disposto a compiere qualunque nefandezza. (continua…)

Un impegno sul terrorismo

settembre 21

direttore

di Angelo Panebianco per Il Corriere della Sera

Oggi, nel giorno dei funerali dei sei pa­racadutisti caduti a Kabul, l’Italia uffi­ciale si stringerà, con compo­stezza e rispetto, intorno ai no­stri soldati. Come è certamen­te nei sentimenti di tutti e co­me l’opinione pubblica esige. Oggi non si sentiranno le «stecche» che si sono udite nel giorno dell’attentato. E’ im­portante che quelle stecche non si sentano più. Le questio­ni di guerra hanno questo di diverso rispetto alle normali lotte fra i partiti per, ponia­mo, l’accaparramento di cari­che di presidenti di Regione: ci va di mezzo la vita dei solda­ti. (continua…)

Il massacro fa esplodere i problemi veri

settembre 18

com kabul

di Marcello Veneziani per Il Giornale

Quanti anni luce dista l’Italia da Kabul? Qui parliamo d’inferno per un nubifragio o una coda in autostrada, di guerra e linciaggio per le beghe politiche o televisive, di killer per un articolo e di gente che salta per aria alludendo a un direttore dimissionario. Poi un giorno abbiamo davanti agli occhi l’inferno vero di Kabul, la guerra dei talebani contro noi occidentali, un kamikaze killer che fa saltare in aria non per modo di dire una decina di nostri soldati. E allora capiamo come quest’Italia viva in una bambagia di ipocrisie, usando metafore improprie e dimenticando la realtà. (continua…)

L’idea che divide Gianfranco da Silvio

settembre 17

fini bello

di Vittorio Macioce per “Il Giornale

Reagan o la vecchia Dc? Le grandi sfide americane o la Francia di Sarkozy? Il problema magari è tutto qui. E’ una questione di occhiali. Berlusconi e Fini parlano del Pdl, ma non vedono la stessa cosa. Il premier lo ha detto davanti alle telecamere, dopo una domanda di Vespa. <<Ci sono due concezioni diverse in campo. Io vedo i partiti come movimenti presenti sul territorio, che devono organizzarsi nei momenti elettorali. Per Fini e i professionisti della politica, il partito deve svolgere funzioni più allargate, fino a discutere le decisioni che devono essere prese dal governo e dai gruppi parlamentari>>. (continua…)

Sembra un corteo contro il Cavaliere ma è l’opa di Di Pietro sulla sinistra

settembre 17

dario

di Peppino Caldarola per Libero

Ma siamo sicuri che l’obiettivo della manifestazione di sabato sulla “libertà di informazione” sia solo Berlusconi? Apparentemente si. “Repubblica” ha fatto le cose in grande convocando tutto l’antiberlusconismo possibile. Una raccolta di firme propagandata ogni giorno sul sito e sul quotidiano di carta, adesioni eccellenti con protagonisti anche stranieri, un impressionante lavorìo propagandistico per dimostrare che in questo Paese la democrazia è in pericolo. (continua…)

“Basta con l’informazione militante”

settembre 16

Intervista a Paolo Liguori dal sussidiario.net

 La scelta della Rai di affidare a Porta a Porta di Bruno Vespa la diretta della consegna delle prime case ai cittadini d’Abruzzo, vittime del terremoto, ha scatenato una violenta polemica politica. Una tensione palpabile che evidenzia alcuni nervi scoperti del dibattito nel nostro Paese. Per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda abbiamo rivolto alcune domande a Paolo Liguori, direttore di TgCom. (continua…)

Zapatero, l’idolo della sinistra sdogana anche Villa Certosa

settembre 11

 

ZAPA BIS

di Salvatore Tramontano per Il Giornale

C’è una sinistra che non ha paura di aprire quel cancello. E’ una sinistra che non parla un’altra lingua e che non si vergogna di togliere i sigilli della censura alla villa del peccato. E’ una sinistra curiosa di visitare Villa Certosa e vedere l’effetto che fa. E’ una sinistra capace di ridere alla battute di Berlusconi senza imbarazzo. E’ una sinistra che ha la faccia divertita e curiosa di Zapatero (continua…)

Il sinistro Placido fa i soldi con Silvio

settembre 10

placido

di F. Borgonovo per Libero

Sono tutti impegnati, impegnatissimi. Ce l’hanno a morte con gli Usa, il capitalismo, il governo italiano. Però accettano che a finanziarli sia il Male Assoluto: Silvio Berlusconi. Sono le star della 66esima (e rossissima) Mostra del cinema di Venezia: Michele Placido, Giuseppe Tornatore, Michael Moore. Ma guai a chi fa notare la contraddizione: rischia insulti, come quelli che Placido ha rivolto ieri a una giornalista durante la presentazione di Il grande sogno, film sul ’68 prodotto da Medusa. (continua…)

Metà Pdl è gia fuori dai ranghi

settembre 9
fini-berlusconi
di Filippo Facci per Il Giornale
Il mio terrore è che dietro la burbanzosa sicumera di certa destra governativa – dietro la neo ostentazione di uno schematismo destra/sinistra che si è tornati a tagliare con l’accetta, in questo Paese – si celi una progressiva involuzione di tutta la destra italiana. La mia paura, cioè, è che il famoso complesso delle catacombe missine, poi trasfigurate nella nuova e moderna destra di Fiuggi, si stia ri-trasformando in una becera rivendicazione di pulsioni datate e che non hanno niente a che vedere col progetto che il PdL si era dato da principio. Temo, per dirla malissimo, che una larga parte del PdL si stia trasformando in pratica nella Destra di Storace: senza che nessuno, tantomeno gli elettori, gli abbia mai chiesto di farlo. (continua…)