Gheddafi, hasta la victoria siempre
Gheddafi e Fidel, due leader, due rivoluzioni anti-colonialiste. Due stili, anche nell’abbigliamento. Uno è di moda, l’altro no. I barbudos in divisa verde-oliva hanno scaldato il cuore della sinistra italiana. Il colonnello un po’ rockstar e un po’ berbero fa storcere il naso alle stesse persone. Eppure, il secondo si presenta a Ciampino ricordando simbolicamente un martire ucciso dal colonialismo italiano. Colonialismo fascista, naturalmente. E la sinistra, che rivendica fino alla noia il monopolio dell’anti-fascismo, lo critica anche in questo caso. “E’ kitsch, non è di moda”.
Sarebbe solo uno sciocchezzaio, a livello di Ezio Mauro, se non ci fosse una sostanza più seria: Gheddafi ha rotto col terrorismo. Ha aiutato i Paesi liberi a combatterlo. Per questo motivo è diventato nemico degli amici dei terroristi, a cominciare dagli studenti dell’Onda. Gheddafi ha firmato un trattato con l’Italia per reprimere traffico di armi, droga e schiavismo. I demagoghi della sinistra italiana lo accusano di combattere le migrazioni. Gheddafi fa la sua parte contro le moderne navi negriere. E’ addirittura più coerente di Fidel, che mandò l’esercito rivoluzionario cubano in Angola a combattere le popolazioni locali per ordine dell’imperialismo sovietico.
Per ultimo, i professori del bon ton radical-chic hanno avuto da ridire su quella foto che ornava la divisa del colonnello. Mi è sembrata iperrealista, geniale. Avreste preferito la divisa intatta, in perfetto stile militare-bacchettone? Oggi speriamo che arrivino le immagini dalla tenda piantata a poche centinaia di metri in linea d’aria da San Pietro da un Gheddafi vestito secondo lo stile arabo. E’ un vero segno di pacificazione e collaborazione fraterna, il seguito visibile del discorso di Obama al Cairo. Altro che riempirsi la bocca di principi e ostacolare le concrete iniziative di pace, come è consuetudine dei nostri ex comunisti, oggi epigoni del moralismo più arcaico .







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