Archivio del 24 Maggio 2008

MAMMA CHE LAVORONE

Maggio 24

Ancora Marcegaglia, ma sotto un altro punto di vista,  quello di Giuliano Ferrara e dei suoi “Editoriali” su Il Foglio.

“Sarebbe riduttivo e anche un po’ sciocco attribuire al fatto che a parlare era una donna il rilievo che Emma Marcegaglia ha voluto dare, all’atto del suo insediamento alla guida degli industriali italiani, al ruolo delle madri lavoratrici. Il principale deficit della struttura produttiva del nostro Paese è la scarsa partecipazione, inferiore al 50 per cento, delle donne al mercato del lavoro. Il principale problema del Paese è l’invecchiamento, determinato dalla denatalità, che rende difficile dare efficienza a un sistema di sicurezza sociale le cui risorse sono ipotecate dal peso crescente della previdenza, se non altro per ragioni demografiche.

Più donne che lavorano, più donne che partoriscono, sarebbero la soluzione non di “un” problema, ma del problema fondamentale del rischio di declino del Paese. Che a dirlo sia una donna è importante, che a dirlo sia la presidentessa degli industriali molto di più. Ormai tutte le statistiche dimostrano che sono le donne occupate a dare il maggiore contributo alla natalità. Era un dato già da tempo presente nel nord, oggi è esteso a tutto il Paese. Ma la vita della mamma lavoratrice è un percorso di guerra, perché l’organizzazione sociale è ancora costruita sull’arcaica concezione della mamma casalinga, perché le imprese, a cominciare da quelle rappresentate da Emma Marcegaglia, considerano la maternità un costo e un intralcio all’ordinato svolgimento della produzione, perché gli orari sono modellati su uno schema sorpassato, che considera sempre disponibili il tempo della donna per le operazioni di relazione con la burocrazia e i servizi, come se non avesse impegni di lavoro. Fa invidia l’esempio dato, in questo senso, dal governo spagnolo, dove una donna incinta è stata nominata ministro della Difesa. La mamma lavoratrice è la chiave  del superamento del declino italiano e sarebbe bene che sui suoi problemi si concentrasse un’attenzione politica straordinaria, una vera convergenza delle parti sociali, una consapevolezza generale dopo tanti decenni di nefasta sottovalutazione”