Il Selvaggio Nord

Sul Riformista di oggi leggo, a firma Francesco Bonami, un parallelo tra il leghista Roberto Calderoli e l’esibizione televisiva arrogante dell’architetto di sinistra Fuksas. Secondo Bonami, i comportamenti dei due, ugualmente qualunquisti, sarebbero uno il contrappasso dell’altro. Colgo la provocazione e l’ironia, ma la riflessione mi sembra vecchia e superficiale. Come tante banalità lette in questi giorni a proposito della riscoperta politica del Nord. Suggerisco un’altra chiave, altrettanto provocatoria: perchè non provate a paragonare Calderoli a Montezemolo? Cosa c’è in Italia di più snob, di più politicamente corretto di Luca Cordero? Lui è in sè un “salotto buono”, non ha neppure bisogno di esserne membro onorario. E’ considerato il colmo dell’eleganza e della raffinatezza, non a caso il suo fondo si chiama Charme. Ma cosa ha fatto dopo le elezioni? Ha maramaldeggiato, come mai aveva fatto prima, contro un sindacato in difficoltà. Sembrava in cerca di un’occasione per smarcarsi dalle compagnie precedenti, scomode e sconfitte, per iscriversi al foltissimo gruppo dei vincitori. Roberto Calderoli, al contrario, è dipinto dai buongustai dei giornali come il minimo della raffinatezza. Le sue battute sono amplificate e derise. La sua proposta di impronte digitali per gli immigrati è stata descritta come l’anticamera di Auschwitz, salvo essere ripresa molti mesi dopo dai più noti esponenti democratici. ( Ma cosa sarebbe successo se Calderoli si fosse presentato sei mesi fa in televisione con il braccialetto antiviolenza esibito da Rutelli?). Ebbene, Calderoli ha replicato a Montezemolo, invitandolo a non infierire sui sindacati ed ha invece preso l’iniziativa politica di suggerire al Pd un accordo di tregua con il governo per i prossimi tre anni, per realizzare un programma utile al paese. Se non ci fossero i noti pregiudizi giornalistici, sarebbe evidente una maggiore lucidità e moderazione tra Calderoli e Montezemolo. Altro che paragoni con Fuksas, che ha trovato una serata sbagliata in una carriera brillante. Purtroppo, i pregiudizi ci sono da molti anni. Tanto è vero che ancora registriamo interrogativi sul NordItalia, come se fosse un Paese sconosciuto da esplorare. Rispondo semplicemente: non moltissimi anni fa, per conoscere gli umori del Nord bastava sfogliare quotidianamente il grande giornale della borghesia lombarda e italiana, il Corriere della Sera. Se oggi non basta più, se quel giornale rappresenta tutto, tranne il punto di vista prevalente del suo bacino di lettori, l’errore va cercato là. Bisognerebbe chiedersi come mai i suoi giornalisti scrivono “la Casta”, sui vizi dei politici dei quali si sa tutto e non sanno descrivere prima delle elezioni cosa sta cambiano in Lombardia e in Veneto. Il Corriere oggi è più romano del Messaggero e la colpa è dei suoi editori. Troppi e irresponsabili.







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