Archivio del mese di aprile 2008

Perchè difendo Walter

aprile 30

Veltroni è sottoposto ad un attacco violentissimo dopo le elezioni. Soprattutto, fuoco amico. Lo criticano i reduci della sinistra radicale ( il quotidiano Il Manifesto in prima fila) e gli oligarchi del suo partito, che già lo detestavano al tempo del dialogo sulla possibile riforma elettorale. Per lui è un momento molto difficile, perchè di errori ce ne sono stati sicuramente e i vincitori non risparmiano sberleffi. Avete presente lo striscione? ” Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento . Candidando Rutelli ha perso Roma” . Duro. Ironico. Però, inevitabile. A Roma è stato un derby, dopo la sconfitta lo sfottò è ovvio. Walter incassi e sorrida. Perchè, a mente fredda, delle tre motivazioni per una beatificazione soltanto la terza brucia davvero anche in casa sua. Candidare Rutelli è stato un errore. Clamoroso. Sesquipedale. Un’immagine insopportabile quella del vicepresidente di Prodi riciclato come nuovo. Lo hanno definito, con una battuta “il vecchio che è avanzato” ed è  ancora peggio aver mantenuto attorno a Rutelli quella coalizione scartata senza appello in sede nazionale. I romani sono stati trattati come un cassonetto, come dei gonzi, chiamati soltanto a ratificare una dinastia. Ed hanno reagito come sappiamo. Hanno preso a schiaffi l’arroganza di Rutelli, che non ha sollevato il minimo dubbio di poter funzionare ad intermittenza in ogni carica possibile. E Veltroni, sindaco uscente, deve caricarsi la sua pesante parte. Detto questo, aver contribuito a liquidare il governo Prodi ( ma soprattutto la triste e logora esperienza di un bipolarismo fondato su coalizioni fasulle) e aver mollato i parassiti di un’ideologia anacronistica sono due medaglie che Veltroni farebbe bene ad esporre. Il grande cambiamento, che ha portato l’Italia fuori dal ‘900 è anche merito suo. E non pensiamo che ne sia stato strumento inconsapevole. Siamo convinti che ha cercato ed ottenuto almeno il risultato di far precipitare il grande muro italiano della politica lontana dalla realtà. Era impossibile portare a casa anche il duplice risultato di salvare e far vincere il neonato PD. L’ha posizionato all’opposizione, dopo aver raccolto un plebiscito di tre milioni e mezzo di voti personali per diventare segretario. E promette una dialettica nuova per il nostro paese. Costruttiva, comprensibile, legata ai problemi concreti. Se farà così merita simpatia e appoggio. Anche e soprattutto da parte di chi ha votato Berlusconi, Bossi, Alemanno. Perchè in politica si è davvero grandi se, dopo aver chiarito nettamente la propria posizione, si dedica attenzione a scegliere la posizione dell’avversario, in modo che sia più utile al Paese. Vale per tutte le attività istituzionali basate sull’equilibrio: per processo giusto, è necessario che ad una grande accusa corrispondano uguali poteri e qualità della difesa. Altrimenti diventa una farsa e, alla lunga, stufa. Nei nostri anni, pieni di Di Pietro veri e di imitazioni farsesche, è necessario che si manifestino altrettanti garantisti e liberali. Così, se adesso sappiamo che governerà Berlusconi, ci piacerebbe avere la certezza di un Veltroni all’opposizione. Perchè ha dimostrato coraggio e se venisse travolto da quelli che oggi l’attaccano, dopo essere stati i maggiori responsabili del disastro italiano, il guaio sarebbe grosso. Abbiamo letto in queste ore con attenzione le critiche. Al netto del suicidio di Rutelli, chi attacca Walter? I comunisti nostalgici? Non se ne sente la mancanza. D’Alema e Bersani? Ma non erano i punti di forza di quel famoso geverno Prodi? Ci facciano il piacere. Non ci è mai piaciuta la filosofia del “tanto peggio, tanto meglio”, perchè ha portato sempre e soltanto il peggio. Ecco perchè almeno fino alla realizzazione delle riforme urgenti facciamo il tifo perchè Walter resti al suo posto.

Edizione del 30/04/2008

aprile 30

Edizione del 29/04/2008

aprile 29

Grazie Roma

aprile 28

Il titolo è un pò aggressivo, ma i tempi lo richiedono. Non se ne può più di sentire analisi sciocche su un voto forte e chiaro come un terremoto. E’ necessario ringraziare gli elettori di Roma perchè hanno fatto piazza pulita come il vento delle banalità. Il risultato di Roma ha suggellato una tornata elettorale storica come il 18 aprile 1948. Lì si voltò pagina dal dopoguerra, iniziò la seconda metà del secolo. Oggi gli italiani hanno mostrato la volontà definitiva di uscire dal novecento, dalle sue ideologie, i suoi schemi, i suoi partiti. E’ crollato tuto in 15 giorni, altro che analisi del voto leghista e dei problemi del Nord. In Italia con almeno 10 anni di ritardo si è manifestata la stesa tendenza che ha scosso da molti anni l’intera Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Ci abbiamo messo più tempo degli altri perchè abbiamo maggiori incrostazioni, ma adesso cambia davvero tutto. Chi ha parlato in questi giorni dell’importanza di Bossi, spieghi adesso cosa è successo nella Capitale. A Roma da 15 anni ha governato la città il medesimo sistema di potere, sembrava intoccabile. E’ andato giù come le Mura di Gerico. E il tonfo di Rutelli può diventare una valanga anche per Veltroni. Anche in questo caso, abbiamo sentito analisi ridicole. La sicurezza non è un qualsiasi tema che possa essere più o meno strumentalizzato. Come ha spiegato Giampaolo Pansa, l’insicurezza è il sentimento più diffuso nella popolazione italiana. Piaccia o no, è la prova del nove per la nuova classe politica. Ma neppure il tema della sicurezza, caro Rutelli, basta a spiegare perchè tanti elettori democratici non sono andatii a votare al secondo turno. Oppure, perchè tantissimi hanno fatto segretamente il tifo per Alemanno, sognando di vedere al tappeto Veltroni. Probabilmente Walter non lo merita, ma andatelo a spiegare a Prodi, che non è ancora convinto di avere raccolto un plebiscito negativo sul suo governo. E Veltroni, dopo averlo praticamente ammesso in pubblico, che fa’ ? Candida al suo posto in Campidoglio il vicepresidente di Prodi, Francesco Rutelli, che si presenta con una coalizione estesa a quegli stessi alleati che il PD aveva scartato addossandogli tutte le colpe del mondo? Ma allora pensano davvero che i romani siano peggio di come li dipinge Bossi:  metà furbastri e metà cretini. Se, dopo le elezioni politiche, i grandi analisti di regime hanno selezionato l’elettore leghista come un elettore ignoto capace di capovolgere sondaggi addomesticati, allora  indichiamo noi una categoria di elettori noti, che certamente hanno contribuito al risultato i Roma. I tassisti romani si sono comportati come una falange macedone. In tempi di assenza dei partiti, il porta a porta che le televisioni descrivono nei paesi della Padania, nelle strade della Capitale lo hanno fatto loro. Sportello a sportello, hanno parlato con migliaia di romani. ” Di questi- dicevano – non se ne può più. Dopo Veltroni, torma Rutelli. Comandano sempre gli stessi” . Sembrerà  una sciocchezza, ma è andata proprio come dicevano loro. Non è strano. In tutta Italia era già andata come dicevano altri esattamente uguali contro Visco e le sue tasse. Adesso si riparte, speriamo senza accantonare le riforme e senza più analisi di comodo.

Edizione del 28/04/2008

aprile 28

Edizione del 25/04/2008

aprile 25

Edizione del 24/04/2008

aprile 24

Il Selvaggio Nord

aprile 23

Sul Riformista di oggi leggo, a firma Francesco Bonami, un parallelo tra il leghista Roberto Calderoli e l’esibizione televisiva arrogante dell’architetto di sinistra Fuksas. Secondo Bonami, i comportamenti dei due, ugualmente qualunquisti, sarebbero uno il contrappasso dell’altro. Colgo la provocazione e l’ironia, ma la riflessione mi sembra vecchia e superficiale. Come tante banalità lette in questi giorni a proposito della riscoperta politica del Nord. Suggerisco un’altra chiave, altrettanto provocatoria: perchè non provate a paragonare Calderoli a Montezemolo? Cosa c’è in Italia di più snob, di più politicamente corretto di Luca Cordero? Lui è in sè un “salotto buono”, non ha neppure bisogno di esserne membro onorario. E’ considerato il colmo       dell’eleganza e della raffinatezza, non a caso il suo fondo si chiama Charme. Ma cosa ha fatto dopo le elezioni? Ha maramaldeggiato, come mai aveva fatto prima, contro un sindacato in difficoltà. Sembrava in cerca di un’occasione per smarcarsi dalle compagnie precedenti, scomode e sconfitte, per iscriversi al foltissimo gruppo dei vincitori. Roberto Calderoli, al contrario, è dipinto dai buongustai dei giornali come il minimo della raffinatezza. Le sue battute sono amplificate e derise. La sua proposta di impronte digitali per gli immigrati è stata descritta come l’anticamera di Auschwitz, salvo essere ripresa molti mesi dopo dai più noti esponenti democratici. ( Ma cosa sarebbe successo se Calderoli si fosse presentato sei mesi fa in televisione con il braccialetto antiviolenza esibito da Rutelli?). Ebbene, Calderoli ha replicato a Montezemolo, invitandolo a non infierire sui sindacati ed ha invece preso l’iniziativa politica di suggerire al Pd un accordo di tregua con il governo per i prossimi tre anni, per realizzare un programma  utile al paese. Se non ci fossero i noti pregiudizi giornalistici, sarebbe evidente una maggiore lucidità e moderazione tra Calderoli e Montezemolo. Altro che paragoni con Fuksas, che ha trovato una serata sbagliata in una carriera brillante. Purtroppo, i pregiudizi ci sono da molti anni. Tanto è vero che ancora registriamo interrogativi sul NordItalia, come se fosse un Paese sconosciuto da esplorare. Rispondo semplicemente: non moltissimi anni fa, per conoscere gli umori del Nord bastava sfogliare quotidianamente il grande giornale della borghesia lombarda e italiana, il Corriere della Sera. Se oggi non basta più, se quel giornale rappresenta tutto, tranne il punto di vista prevalente del suo bacino di lettori, l’errore va cercato là. Bisognerebbe chiedersi come mai i suoi giornalisti scrivono “la Casta”, sui vizi dei politici dei quali si sa tutto e non sanno descrivere prima delle elezioni cosa sta cambiano in Lombardia e in Veneto. Il Corriere oggi è più romano del Messaggero e la colpa è dei suoi editori. Troppi e irresponsabili.

Edizione del 23/04/2008

aprile 23

Edizione del 22/04/2008

aprile 22