Archivio del mese di febbraio 2008
Bersani scivola sulle palle ( dello stemma)

Alcuni lettori mi hanno rimproverato di commentare poco la campagna elettorale. Evidentemente, c’è voglia di spunti di riflessione. Hanno ragione e mi scuso, però vengo da dieci giorni molto impegnagnativi per l’avvio della campagna elettorale in streaming e in video su Tgcom. Ora, il progetto è partito e quasi ogni pomeriggio sul sito potrete vedere in diretta candidati e commentatori, per poi cercarli e ritrovarli sul video aggregatore. Oggi dopo le 15 sarà la volta di Filippo Penati , presidente della Provincia di Milano, esponente del PD. C’è un episodio, però, della campagna elettorale che ho già commentato a Radio 101, su Graffi Quotidiani, sul quale voglio tornare. Perchè è il caso limite di un atteggiamento che rivela la banalità e il senso di colpa di una parte della classe politica. Ed anche le sciocchezze dei mezzi di informazione. Dunque, è di moda sulla scia di Veltroni presentarsi a pranzo o a cena a casa della gente “comune” per fraternizzare e presentare il proprio programma. Meglio se la visita non è privata, ma con fotografi e giornale al seguito. Così, tutto sarà documentato e i candidato farà la sua porca figura di uomo del popolo che condivide problemi e sofferenze. Lo sforzo di arrivare a fine mese, per esempio, oppure quello di caricarsi di doppi lavori e straordinari. In questa kermesse, succede che il settimanale Oggi si metta d’accordo con l’ex ministro Pierluigi Bersani per accompagnarlo in una casa romana, al quartiere Monti, quella della famiglia Sacchetti. Bella casa, bella cena, belle fotografie. Tutto anche troppo bello. Perchè la famiglia Sacchetti non è una famiglia media. Si tratta del marchese Sacchetti, come spiega Gianni Pennacchi sul Giornale, una casata nobiliare, tra le più celebri e ricche dell’aristocrazia romana , vicina al Sacro Soglio, frequentatrice dei reali d’Inghilterra e di quelli di Spagna. Una volta si sarebbe detto “nobiltà nera”, ma visto il curriculum di Bersani è meglio lasciar perdere i colori. Piuttosto, il palazzo nobiliare al Rione Monti fa pensare ad una gag con Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo. ” Io sò io e voi nun sete un c….”. Ora bisogna interpretare il messaggio lanciato dal poderoso servizio. Il settimanale Oggi ha fatto una semplice gaffe, oppure voleva mettere in ridicolo il ministro Bersani? L’autore dell’articolo ha già replicato a Dagospia che la famiglia Sacchetti prescelta è un ramo minore, il marchesino Giovanni Battista fa il pittore e non abita nel palazzo storico di via Giulia , ma in un palazzo umbertino di via Nazionale. Non cambia la sostanza: perchè tra tante proprio un famiglia nobile? Il Partito Democratico sogna di affiancare alla bandiera italiana le palle nobiliari nel simbolo? Oppure è una strategia quella di rincorrere e conquistare gli strati più privilegiati della società per lanciare un messaggio di affidabilità ad un popolo di poveracci? Mi sono chiesto anche questo, vista la composizione dell’elettorato milanese e del Nord del partito di Veltroni. Pochi, ma buoni avrebbe detto il Duce. Di fatto, tra le categorie sociali iperrappresentate nel Partito Democratico ci sono i banchieri. In proporzione, neppure gli operai sono così presenti in percentuale relativa, visto che i lavoratori dipendenti sono schierati anche al centro e a destra, votano in tantissimi anche Berlusconi e naturalmente Bertinotti. I banchieri no. Quelli sono una cellula d’acciaio della sinistra veltroniana e il loro giornale, il Corriere, dopo aver ripudiato Prodi già sostiene il nuovo paladino. Sarà certo una strategia, che non capisco e mi inquieta. D’altronde, se mezza Italia è indebitata con le banche, avere in mano i debiti degli altri qualche voto lo orienterà, più di mille programmi. Però, se adesso ci si mettono anche i marchesi a fondare le coop a 7 palle , siamo davvero un paese fuori di testa.
L’utile idiota /2
L’utile idiota

Attenzione a questa copertina di Newsweek: è l’Italia, rappresentata da uno dei magazine più famosi e letti nel mondo. Quella spazzatura nelle strada di Caserta ci rappresenta come emblema “del disastro politico ed economico di un paese che si faceva amare”. Di chi è la colpa?? Di tutti gli italiani, quindi di nessuno. Siamo tutti rappresentati allo stesso modo. Attenzione, perchè questa campagna lettorale, all’insegna del fair play sta cominciando già a puzzare di marcio.Se sbaglio, sarò felice di essere smentito. Ma ho tanto l’impressione di aver finalmente capito il ruolo che il Partito Democratico ha escogitato per D Pietro. Con il riformismo di Veltroni, non c’azzecca. Con la Giustizia giusta, è agli antipodi. Però può essere utile per dire quelle cose vecchissime che il “nuovo” partito non può dire, per non sporcarsi le mani. La prima è un disastro: togliere due reti a Mediaset equivale a annunciare la distruzione di un’azienda sana, uno dei pochi modelli competitivi a livello internazionale. Si possono annunciare licenziamenti e devastazioni in un partito che si propone come portatore di un nuovo sviluppo.? Impensabile che Di Pietro lo abbia fatto senza interpretare almeno i sentimenti profondi di una larga fetta del PD , anche volendo escludere il segretario. Secondo un’interpretazione raffinata, nel gioco delle parti interno a Di Pietro tocca il ruolo di spostare il dibattito in campagna elettorale su vecchi temi, per evitare chje si parli troppo dei problemi eali. E qui torniamo alla micidiale copertina di Newsweek. Quella spazzatura non è di tutti gli italiani. Ha responsabilità ben precise. Antonio Bassolino governa da 16 anni la Campania come uno Zar, in un paese dove, tranne Berlusconi, Formigoni e Galan, nessuno governa più di 3 anni. Un potere assoluto, che ha toccato l’apice con il governo Prodi al vertice del Paese. Questi uomini sono esponenti di spicco del partito di Veltroni e Di Pietro. Ecco perchè siparla di elevisione, piuttosto che di monnezza, crisi economica, tasse, mancanza di sicurezza. Cioè i temi che hanno diviso la sinistra al potere dalla grandissima maggioranza del Paese. Altro che qualunquismo di Fiorello. La strappi lui la scheda, chi subisce i anni quotidiani degli errori di Prodi, Visco, Bassolino, D’Alema, Amato, ha il diritto e il dovere di votare, per cambiare. P.S. Accettiamo di essere parzialmente smentiti da Veltroni, che finora si è mostrato leale, però la sua distanza da Di Pietro deve essere netta e reale, altrimenti l’evidenza del gioco delle parti è sotto i nostri occhi.










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