Ossessioni di famiglia

Giugno 25

Spunto di riflessione sull’attualità politica italiana, tratto da “Il Giornale”

“Esercitazione per l’esame di giornalismo. Il candidato consideri che Silvio Berlusconi, dal 1993, è stato oggetto della seguente attenzione: Firenze lo indaga per mafia: archiviata; Palmi per massoneria: archiviata; Milano per corruzione su verifiche fiscali: assolto; per falso in bilancio legato ad acquisto calciatore Lentini: prescrizione, assolto; stessa accusa per Fininvest: prescrizione, assolto. Milano per spartizione pubblicitaria Rai e Fininvest: prescrizione, assolto; per corruzione e falso in bilancio: assolto. Per frode fiscale e appropriazione indebita e falso in bilancio per acquisto terreno Macherio: assolto e amnistia. Palermo per associazione mafiosa poi derubricata in concorso esterno e riciclaggio: archiviata. Caltanissetta per concorso in strage per le bombe del 1993: archiviata. Milano per falso in bilancio per l’affare Medusa, assolto; per caso All Iberian, prescrizione; anche per la gemella All Iberian 2, assolto; su Sme 1 e Sme 2: assoluzione e archiviazione; per falso in bilancio in affare Medusa: assolto; per tangenti fiscali Telepiù, prescrizione, assolto; per corruzione in atti giudiziari per il lodo Mondadori: prescrizione, assolto: per diritti televisivi e corruzione del teste David Mills: in corso. Roma per raccomandazione vallette Rai: in corso. Ciò posto, il candidato ha 18 minuti per commentare l’ultimo editoriale di Famiglia Cristiana così titolato: «Berlusconi ha l’ossessione dei pm».

Filippo Facci

Somari in cattedra

Giugno 18

L’errore ministeriale sulla poesia di Montale al tema di maturità ci ha paralizzato. Il pensiero è andato al presidente francese Sarkozy. Lui ha sostenuto che per riportare nella società francese il principio di autorità sarebbe necessario cominciare dalla scuola. Gli studenti - ha detto Sarkò - dovrebbero riprendere l’uso di alzarsi in piedi all’ingresso in aula dei professori. In Italia non abbiamo più neanche questa possibilità. Ci sono professori più somari dei loro studenti. 

La lettera di Berlusconi

Giugno 17

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Ecco il testo integrale della lettera inviata da Silvio Berlusconi al presidente del Senato Renato Schifani e pubblicata sul Giornale

Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.

In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato. Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.

I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.

Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.

Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

Cordialmente, Silvio Berlusconi

Tremonti è proprio ganzo

Giugno 16

Dal Foglio di oggi un editoriale di Giuliano Ferrara che vi invito a commentare: 

Non riesco ancora a capire se in generale abbia torto o ragione. Propendo all’ingrosso per il torto. La sua verve apocalittica mi mette in sospetto. Questa evocazione della paura. Questa offerta continua di tutela. Questa improvvisa scoperta dei “valori”. Questo ventinovismo, che dovrebbe portarci a un’autoritativa riscoperta del comando dello stato in economia, sub specie roosveltiana o colbertiana. Il capitalismo ha dei limiti, ovvio. La sua forma globale pone qualche serio problema, chi lo nega. Il nostro ministro finanziario in capo ha tutto il diritto di ragionare su queste cose con quel suo fare malizioso. Ma diffido del suo carattere, pur riconoscendogliene uno, il che è enorme nella politica italiana. Se continua così, però, finisco dritto dritto tra i sedotti di Giulio Tremonti. Il tipo è proprio ganzo.
I numeri di Osaka furono da grande repertorio. Annunciò che dopodomani mercoledì in Consiglio dei ministri, alle ore 17 e 30, varerà tre leggi finanziarie. Che porterà al pareggio di bilancio secondo il calendario europeo, appunto in tre anni. Che ha convinto i poteri locali a rinunciare a una massa di trasferimenti di risorse sempre maggiore, progressivamente maggiore, di qui al 2011. Che farà il federalismo fiscale, cioè la più grande ristrutturazione del bilancio pubblico, di valore costituzionale e di impatto radicale, della storia della Repubblica. Che la farà con procedura legislativa ordinaria, a partire dal prossimo mese di settembre, e che ha cominciato a discuterne a Milano con i capi dell’opposizione, sindaci presidenti di Regione e ministri ombra. Sta intanto mettendo ordine nei numeri, perché se deve cambiare il criterio della distribuzione delle risorse fiscali nel territorio nazionale, è ovvio che è necessario sapere bene come vanno le cose adesso.
In uno speciale dopocena giapponese, Tremonti non ha soltanto annunciato, sarebbe roba da cortile di casa, da provinciale, che non ci sarà più il mercato nero degli emendamenti, con tutto il corteggio di blocco del Parlamento nella sessione di bilancio dedicata al baratto e di dissoluzione di ogni politica economica nel tanto-a-me e tanto-a-te. Non ha solo promesso che mercoledì prossimo un insieme a sorpresa di provvedimenti triennali ci libererà del vecchio spettacolino da fiera paesana, e per i prossimi tre anni. Non si è limitato ad accennare a un consenso che è già acquisito, a un sostanziale governo bipartisan della riforma federalista che è il frutto del “nuovo clima” benedetto dal Papa, ha fatto altro. E che. altro.
Tra i numeri di Tremonti e le sue promesse per dopodomani c’è anche la tassa bellissima, quella che trasferisce ricchezza direttamente dalle tasche della speculazione sul petrolio a quelle di chi soffre per mancanza di cibo in seguito alla speculazione sul frumento e sul riso, una Robin tax da non confondere con l’ideologica Tobin tax, l’imposta contro il libero commercio dei capitali: una tassa che farà da modello per l’Europa, alla quale è stata già proposta nelle debite forme, sollevando meraviglia per tanta impudente sicurezza italiana. E c’è anche una proposta che ha sconcertato a Londra, a New York e a Chicago i mercati dei futures, strumenti finanziari sofisticati e molto inclini al comportamento speculativo: siccome ci sono più contratti che barili, dice Tremonti, siccome l’Agenzia internazionale per l’energia ha confermato che la follia dei prezzi petroliferi e del grano negli ultimi sei mesi dipende da un’ondata speculativa promossa dal capitale finanziario alla ricerca di nuovo spazio nella crisi dei derivati e dei mutui subprime, allora la politica deve discretamente suggerire che il mercato si autoregoli, se non voglia sopportare qualche seria bacchettata antispeculativa, e che aumenti il deposito cauzionale necessario a scambiare gli strumenti che alimentano la speculazione sul greggio e sulle materie prime.
Agli ambienti americani che lamentavano l’ardimento della proposta, una costosa certificazione di mercato del carattere speculativo dei borsini attuali delle materie prime sul cui mercato loro signoreggiano, un Tremontí che ormai si comporta come un Mattei del XXI secolo, spiritoso e spavaldo, ha opposto che “la gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”. Stupendo. Gaddiano. Bisogna che ci convinca anche del suo realismo. E non ce ne sarà più per nessuno. Wait and see. Mercoledì non è poi così lontano.

Stella… “stellina”

Giugno 13

Nell’editoriale di ieri sul Corriere della Sera, Giantonio Stella scriveva del “Nord amaro” (clicca qui per leggerlo) ponendo l’accento anche sulla sanità in Lombardia alla luce di quanto successo alla clinica Santa Rita. Sul Foglio di oggi una lettera di Luigi Amicone riprende gli argomenti del giornalista del Corriere e propone spunti interessanti di riflessione…

Al direttore - Gianantonio Stella è da tempo impegnato a tratteggiarci il quadro morale della nazione. Che poi preferisca occuparsi della casta degli eletti dal popolo piuttosto che quella dei funzionari della magistratura, tanto per fare un esempio casto, che non sono eletti da nessuno e sono l’unica categoria di lavoratori che non risponde a nessuno dei propri errori (o per lo meno non risponde in solido, come invece risponde il medico, il giornalista, l’idraulico eccetera); dei buchi neri della sanità siciliana, piuttosto che delle voragini di bilancio della regione governata da Mr Tiscali, questo è solo un caso. Ora, nell’ansia di ristabilire un’uguaglianza, tra nord e rom, non arrivando ai vertici dell’Unità che qualche giorno fa ha spiegato la manifestazione nomade a Rama come l’ultima spiaggia “prima della Shoa” ; ci ha sfilettato ieri un editoriale che dovrebbe farci sentire tutti molto in colpa - dico noi che viviamo tra Padania e Prealpi - per le note vicende di cronaca nera che vanno dal Santa Rita allo stupro di una ragazzina marocchina a opera di un italiano. Il problema è che questa morale pelosa perde di vista le questioni essenziali del vivere in società e della politica che, scusate se non siamo a Cuba o in Venezuela, in democrazia ha sempre le sue belle contraddizioni. Il problema (oggettivo, documentato, accertato) è che la sanità del sud è mediamente più africana di quella della Lombardia e che tutte le strade, dalla Lombardia alla Sicilia, sono mediamente più insicure di tutte quelle europee. Davanti a questa situazione ricondurre il discorso alla lezioncina Onu su tutti gli uomini creati uguali, e sul fatto che tutti, indistintamente, senza distinzione di razza eccetera, possono essere buoni e cattivi, non è solo una banalità, è un basso espediente di antipolitica Giacché la politica non è fatta per dire la morale -a cui tutti dovremmo educarci con sane letture di catechismo cattolico e di catechisrno hobbesiano - ma per risolvere i problemi della gente comune. Ora, che tutti gli uomini sono uguali non ce ne può fregare di meno se il modello sanitario statalista è mediamente più schifoso di quello liberale in cui può capitare un Santa Rita, non come regola, ma come documentazione, appunto, che la deontologia professionale non la fa né il modello liberale né quello statalista. Epperò se sei liberale hai lo strumento per sanzionare e cambiare certe cose, se sei statalista tutto finisce ai tarallucci e vino dell’indignazione stellina (è poi i malati, chissà perché, continuano a migrare dal sud al nord).

Il fronte del no con la toga

Giugno 7

I giudici dicono no al reato di clandestinità, no alla Superprocura sui rifiuti… Ecco uno spunto di riflessione offerto da Mario Cervi su “Il Giornale”

“È una convinzione che viene da lontano quella dei magistrati - alcuni magistrati - d’essere non servitori dello Stato cui spetta d’applicare le leggi, ma detentori di supreme verità sociali e morali. In questa versione sublimata i giudici e i Pm debbono tutelare, più di quanto faccia il Quirinale, più di quanto faccia il Parlamento, più di quanto faccia la Corte costituzionale, i supremi valori della Repubblica. Oppongono i loro dinieghi nel nome d’una sacralità del diritto e dei diritti sulla quale ritengono d’essere gli unici a potersi pronunciare.
Ho osservato che questa concezione è tutt’altro che nuova. Essa fu applicata nel 1994, con melodrammatica enfasi mediatica, dal pool di «Mani pulite», per bloccare un decreto dell’allora guardasigilli Biondi che limitava la possibilità d’arrestare chi non fosse indiziato di reati gravissimi. Il pm Antonio Di Pietro si presentò in televisione e con voce rotta annunciò le dimissioni sue e dell’intero pool. Il decreto fu ritirato. Le dimissioni anche. Adesso manca il ricorso alla sceneggiata, ma i no rimangono. Aprendo il congresso dell’Associazione nazionale magistrati il presidente Luca Palamara ne ha allineato un bel numero: alcuni stagionati, altri attuali. No al reato di clandestinità, no alla clandestinità come aggravante per chi deve rispondere d’altro, no alla superprocura contro l’emergenza rifiuti, no alla separazione delle carriere. Quanto alle correnti dell’Anm, Palamara ha detto che sono l’espressione «dei diversi modi di intendere il mestiere del magistrato». Ma quanti modi ci sono? Sarebbero gradite ulteriori delucidazioni.
Questo per l’Anm. Ma anche le singole toghe si danno da fare. Un giudice di Milano ha ritenuto «manifestamente irragionevole» la già accennata aggravante della clandestinità, un suo collega l’ha collegata a «contingenti ragioni di politica emergenziale e sicuritaria (sic!)» (Per verità in un diverso processo un diverso giudice - sempre a Milano - è stato di parere opposto, a conferma di quanto siano coerenti e certe, nell’applicazione pratica, le leggi italiane).
Un nuovo 1994? Non fino a quel punto. L’ho già accennato, non ci sono drammi in Tv, ed è una differenza positiva. Ma c’è anche, a mio avviso, una differenza peggiorativa. I giudici «redentori» di «Mani pulite» si sentivano interpreti e guide d’un moto collettivo di ribellione e di indignazione. Con i loro no alcuni giudici d’oggi contrastano invece un’azione - contro l’immigrazione illegale, contro lo scandalo dei rifiuti - che gode del più ampio sostegno popolare, e che perfino una parte dell’opposizione parlamentare condivide. Questi giudici del no rappresentano solo se stessi.”

L’apatia della sinistra

Giugno 4

Dal “Riformista” di oggi uno spunto di riflessione:

“C’è qualcosa che non va nella sinistra. Una timidezza a sostenere con convinzione e passione le sue stesse idee. Si è notato in questa mobilitazione per il popolo iraniano di cui è stato protagonista il nostro giornale. E stavolta non ce l’abbiamo tanto con il Pd, dal quale anzi si sono levate molte voci a sostegno della protesta contro il tiranno iraniano. Ieri Veltroni, dopo aver diligentemente deplorato Ahmadinejad con parole ferme,  non è venuto in Campidoglio: anche se ombra, è pur sempre il premier, e forse non sta bene per un premier fare manifestazioni. Ma in piazza c’era Goffredo Bettini, come rappresentante ufficiale del coordinamento democratico. Non si è risparmiato Piero Fassino, ministro ombra degli Esteri. Lui c’è sempre. Ha aderito fin dal primo giorno al nostro appello. E così Gianni Vernetti, Roberto Giachetti, Enrico Gasbarra, in prima fila sui diritti umani. Barbara Pollastrini, coerente nel difendere i gay in Italia ma anche in Iran. Francesco Rutelli, nonostante il suo nuovo ruolo istituzionale. Tanti militanti semplici, che ci hanno scritto e sono venuti al Campidoglio. Ci hanno invece colpito in negativo certe assenze e certi silenzi. L’Unità ieri non ha nemmeno dato notizia delle manifestazioni contro Ahmadinejad. Repubblica si è invece schierata per la stretta di mano col tiranno, e contro il suo isolamento diplomatico. I giornali della sinistra radicale sono troppo impegnati nel denunciare la xenofobia della Lega che vuole espellere i clandestini per occuparsi del razzismo di Ahmadinejad, che gli israeliani vuole proprio cancellarli. La sinistra non si appassiona più a niente, questo è il suo problema. Fa il suo compitino quotidiano in nome di valori che non le scaldano più il cuore, e si vede. Ha i valori giusti, ma non ha più il coraggio di difenderli”

Mal di Roma

Maggio 28

Oggi vi invito a commentare un editoriale del Foglio sulla rissa tra studenti di destra e di sinistra davanti alla Sapienza di Roma.

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A Roma soffia un brutto vento infuocato di botte fra estremisti che si alimenta della peggiore sottocultura di destra e di sinistra. E che non dovrebbe trovare altro combustibile nello sguardo cisposo dell’informazione. Come invece rischia di accadere, a giudicare da come alcuni giornali si preparavano ieri a raccontare la febbrile scazzottata fra i neofascisti di Forza nuova esclusi dall’Università la Sapienza e i collettivi studenteschi. La circostanza è penosa e vile a prescindere da chi abbia attaccato per primo, perché c’è una censura ideologica che impedisce a qualcuno di parlare (nella rossissima facoltà di Lettere e filosofia, per un convegno sulle foibe organizzato da Forza nuova), perché questo qualcuno è sospettabile d’aver usato il bastone per rivalersi sui censori e perché altri, i collettivi, sono sospettati invece d’aver impugnato le proprie armi per sottolineare il significato dell’esclusione inflitta al nemico. Ma non è la prima volta né la peggiore.
Il lato plumbeo della faccenda riguarda Roma nel suo complesso, la capitale conquistata dal Lupomanno della destra fra clangori di riscossa, paure sociali e richieste di sicurezza disattese. La sinistra sottoculturale si è lasciata subito vincere da una coazione fredda a ritmare il nuovo allarme antifascista, ha strumentalizzato l’aggressione borgatara del Pigneto e cerca di collocarla in un fantasmatico clima di squadrismo xenofobo e persecutorio nel quale, potendo, contemplerebbe perfino i roghi campani e quel maledetto tossicodipendente da curva calcistica che ha investito e ucciso una coppia di disgraziati (attenzione: la nuova frontiera dell’accusa infamante sta diventando l’appartenenza al tifo organizzato). Siamo già costretti a esaminare un nuovo mal di Roma? Per ora siamo di fronte a una pratica intellettualmente debole e che tuttavia, se assecondata dalla coscienza rancorosa degli sconfitti, pare destinata a perdurare e incrudelire. Anche perché nella sottocultura di destra ci sarà sempre qualche imbecille in buona o cattiva fede, gonfio di risentimenti antichi, disponibile al gioco di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e con intenzioni demenziali. Più delle censure di Alemanno e dei suoi subalterni, e più ancora di un’auspicabile resipiscenza della sinistra urbanizzata, conterà l’atteggiamento dei mezzi d’informazione. Ogni slealtà umana e giornalistica potrebbe avere lo stesso effetto di una bastonata.

Napoli, Somalia

Maggio 26

Cari amici, vedo che si raccontano un sacco di bugie in giro e rsipondo senza giri di parole. Vedo che ci sono uomini delle istituzioni, dal rango di amministratori locali fino ad ex ministri, che giocano con la violenza altrui come bambini con la polvere da sparo. Alcuni aizzano la guerriglia, facendo finta di non capire che si rischia qualche grosso guaio. Altri la giustificano, accennando ad esagerazioni da parte delle Forze dell’Ordine. Sono posizioni irresponsabili, peggio che illegali. Se l’idea è quella di bloccare l’avvio delle discariche, lo smaltimento dei rifiuti, la costruzione dei termovalorizzatori, è demenza pura, contraria all’interesse del popolo italiano e napoletano, ma pur sempre legittima. La si dichiari apertamente e si affrontino le conseguenze. Via gli amministratori fuorilegge, siano fatti decadere dalla carica, proprio come i camorristi conclamati e massima severità, fino all’arresto , per i manifestanti, legittimi ma abusivi. Come avviene in ogni parte del mondo. Con la massima attenzione a non far degenerare la violenza. Compito, questo, nel quale le Forze dell’Ordine sono sempre più brave dei manifestanti. Altrimenti la nostra democrazia sarebbe morta in culla. Se invece si vuole sollevare sottobanco, senza assunzione di responsabilità, una sottile polemica antigovernativa appoggiando cinicamente qualsiasi tipo di protesta, allora le intenzioni di simili incoscienti vanno smascherate e denunciate? Per chi lavorano? Per lo status quo dell’immondizia, che hanno provocato e alimentano da mesi e anni? Oppure per mantenere intatta la realtà così come si è manifestata a tutti nello splendido film Gomorra? Nel film ( e nel libro di Saviano) si vede chiaramente la realtà quotidiana, insoportabile per un paese civile. Altro che violenza poliziesca. ce ne vorrebbe molta di più e ce ne vorrà certamente per sradicare la dittatura velenosa della camorra. Non sarà un pranzo di gala e forse serviranno tecnici specializzati e truppe scelte per riportare dentro i confini del vivere civile, della democrazia e del vivere civile una enorme area fuoriuscita da anni dalle leggi dello Stato. E’ legittimo non condividere il progetto e non gettarsi con entusiasmo nell’impresa. Ognuno coltivi i propri dubbi in democrazia. Chi rema contro, aizza o copre la guerriglia, diffama le Forze dell’Ordine in prima linea, questa volta va indicato chiaramente. Da parte mia, avanzo una modesta proposta. Poichè i termovalorizzatori , dopo aver smaltito i rifiuti eccedenti ed ammortizzato i costi , produrranno anche in Campania una ricchezza ed un utile, come in tutte le altre parti del mondo, perchè non si fanno compartecipare agli utili i Comuni che oggi sono siti delle discariche provvisorie? E’ una specie di risarcimento generazionale. Il sacrificio di oggi può essere ricompensato con i benefici prodotti dai termovalorizzatori tra vent’anni. Una staffetta tra pdri e figli. Meglio del nulla in nome del quale vengono mandate allo sbaraglio popolazioni ignare o ricattate. 

NAPOLI, FATTI VIVA SENNO’ SEI MOLTO MORTA

Maggio 26

Giuliano Ferrara su “Il Foglio” invita la popolazione di Napoli a non farsi sommergere da rifiuti e politici immobili.  Che ne dite?

“Se fossi napoletano mi vergognerei di me. Non tanto per i rifiuti, per la trasandatezza fatale della città, per la brutta figura eccetera. Napoli ha sempre scambiato con il resto del mondo, che la voleva scioccamente sorridente, un suo ghigno indecoroso che mi piace, che affascina ed è regale anche quando è laido, puzzolente. Mi vergognerei piuttosto per la totale assenza di una classe dirigente e per l’indulgenza con cui la città accetta di essere trattata, in mancanza di alternative, come una appendice coloniale fastidiosa e riottosa.

I ministri arrivano in pullman, il governo è in visita all’estero, la conferenza stampa si farà nel palazzo dei Borboni, i proconsoli di lingua endogena abitano i loro appartamenti regionali e municipali ma sono virtualmente esclusi dalla vita pubblica, inabilitati anche alle campagne elettorali, il governo decide per via commissariale da dieci, quindici anni, e non risolve alcunché, adesso si è lodevolmente messo in testa di farla finita; attrezza soluzioni che deve militarizzare, le tiene segrete fin che può, poi giù un po’ di botte contro la ribellione della monnezza.

Uno si domanda: ma c’è a buon bisogno un napoletano di grido, uno straccio di scrittore, di professionista, di magistrato, di accademico, un capopopolo, un filosofo, un armatore, un poliziotto, un magistrato, un calciatore, un bandito, un giornale, un ex prefetto, una lega di donne, un sindacato, una comunità religiosa, un prete, un cristiano come tanti che sappia prendere in mano, non la città, certo, che è fuori controllo da secoli, ma almeno il discorso sulla città? C’è qualcuno che sia in grado di dare un qualunque significato a quello che succede? Questo è l’impudico disastro di Napoli, inquietante e osceno, non il fatto che non si risolvano i problemi, bensì il fatto che la città ha perso la voce, non fa più nemmeno rumore, trasmette l’onda piatta e decerebrata della morte urbana, della fine della fantasia, pure quella in discarica come tutto.

Eppure Napoli è l’intelligenza fatta città. Da sempre è così che ne conosciamo e onoriamo la bellezza, la prestanza culturale, l’ambizione piena di smagata capacità di affabulazione, di persuasione, tutti sempre convinti, edotti, fatti furbi e anche fessi dal Gran Signore Napoletano.charmant capace di spiegare l’inspiegabile. Napoli è una delle grandi anime di questo paese, un suo profilo liberale e borghese e giacobino ma anche aristocratico e schiettamente reazionario, ma sempre ben intagliato nel fiume della parola napoletana, e davvero se quell’anima dovesse rivelarsi mortale il declino del corpo nazionale che la contiene e nutre sarebbe senza speranza.

Cercasi napoletano o gruppo napoletano in grado di spiegare come mai quella è l’unica area urbana al mondo in cui non si riesce a smaltire la spazzatura. Accettasi ogni tipo di spiegazione, anche irridente, surreale, provocatoria, purché si interrompa un lungo e sinistro silenzio. Non tollerasi che tutto finisca con grevi scazzottate con la polizia di don Silvio Berlusconi intorno a dei buchi dove ricoverare le deiezioni della città. Napoli si faccia viva, sennò è molto morta.